Le storie dietro le fotografie di Steve McCurry

Steve McCurry non ha bisogno di presentazioni. Considerato uno dei fotografi più importanti e influenti a livello mondiale, le immagini di McCurry raccontano storie di persone, popoli e paesi. Uno sguardo dietro le quinte del lavoro di McCurry. Le sue immagini sono un esempio d’intensità e bellezza e molte sono diventate vere icone dei nostri giorni.

Il suo primo reportage gli ha fatto vincere La Robert Capa Gold Medal, uno dei premi più prestigiosi al mondo, conferito ai più coraggiosi e intraprendenti fotografi. Un documentario e un racconto su 14 fotoreportage, realizzati in tutto il mondo nel corso della sua lunga carriera. Ogni storia è illustrata da appunti, immagini, ritratti, mappe, articoli di giornali e oggetti, provenienti dall’archivio personale del reporter. Una narrazione critica che rende conto dei retroscena, delle esperienze e delle intenzioni che hanno portato alla realizzazione di queste fotografie. Non solo un volume fotografico, ma anche storico che racconta i contesti storici – politici in cui veniva effettuato il reportage.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Riccamente illustrato, questo volume crea una biografia per immagini di Steve McCurry. Una delle storie più affascinanti del volume è sicuramente quella della “Ragazza Afgana” la fotografia più famosa nella storia della rivista National Geographic. L’identità di questa giovane fanciulla afgana è rimasta sconosciuta per oltre 17 anni finché McCurry e un team del National Geographic hanno trovato la donna: Sharbat Gula, nel 2002. Quando finalmente McCurry la ritrovò, disse: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa” .

Come ha iniziato la sua carriera McCurry? Quali sono le storie che si celano dietro ai suoi scatti compresa quella della ragazza afghana? Se vi siete posti questi interrogativi “Le Storie dietro le fotografie” di Steve McCurry è esattamente il libro che fa per voi. “Tutto ebbe inizio – racconta il fotografo – nel 1978, l’anno in cui mi licenziai dall’impiego di fotografo in un quotidiano di Filadelfia e comprai due centinaia di rullini fotografici e un biglietto di sola andata per l’India […] La macchina fotografica consente di fissare un luogo e un momento particolari e ogni foto che scatto può essere vista come un’immagine indipendente e memorabile ma allo stesso tempo è parte di una storia più ampia”.

Il primo capitolo del libro “Scattate sotto tiro” è dedicato alle riprese in Afghanistan sul finire degli anni settanta a stretto contatto con i mugiahidin. Il contesto storico è particolare: nel 1979 le truppe sovietiche entrano in Afghanistan per aiutare il governo che cercava di soffocare la resistenza dei ribelli appoggiati dagli Stati Uniti. Il capitolo offre una serie di immagini in bianco e nero a tratti molto crude, documentaristiche.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Le fotografie dei mugiahidin con le loro armi, gli scenari di guerra, i ritratti di padri e figli impegnati in una guerra avrebbero raccontato al mondo, attraverso le più importanti riviste, quel conflitto catapultando McCurry nel gotha nel fotogiornalismo. Si legge nel libro “Durante questa prima incursione in Afghanistan, McCurry realizzò solo immagini in bianco e nero impiegando una pellicola Kodak Tri-x ad alta velocità solo perché lo sviluppo della pellicola a colori era troppo costoso e non ne aveva con sé una scorta sufficiente”.

Nel secondo capitolo “L’India vista dal treno” si inizia a gustare appieno lo stile di McCurry grazie ai colori piacevolmente nitidi e saturi. Come si evince dal libro e naturalmente dalle immagini, Steve McCurry, nutre una vera e propria passione per la rete ferroviaria indiana che gli derivò dalla lettura di “The great railway bazaar” di Theroux. Il fotografo viaggiò per due anni, in treno, attraverso l’India fotografando stazioni, treni, passeggeri e qualche paesaggio.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

“Ogni volta che – racconta McCurry – arrivava un treno, tentavo di catturare l’incredibile trambusto che si creava, sforzandomi di non calpestare le persone accampate sui marciapiedi e di aprirmi la strada tra montagne di bagagli”. Le immagini colpiscono per la maestria del fotografo di dosare lo strumento e la luce per carpire i contrasti, il movimento e l’immobilità di una rete ferroviaria che è il paradigma di un sistema che nonostante le contraddizioni e le differenze continua a funzionare.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Una frase di McCurry che mi ha particolarmente colpito leggendo questo capitolo è “Ti metti in viaggio, prendi appunti, ti guardi attorno; all’inizio non vedi niente e cominci a preoccuparti ma col passare del tempo le cose cominciano a rivelarsi. Man mano che il viaggio prosegue impari a conoscere i ritmi di un luogo e all’improvviso vedi cose che prima non vedevi”. Nel 1961, quando aveva 11 anni, Steve McCurry vide sulle pagine della famosa rivista Life un reportage fotografico su un monsone indiano realizzato da Brian Brake. Non avrebbe mai immaginato che un giorno avrebbe rilevato l’eredità di Brake.

Il terzo capitolo del volume “Monsone” parla proprio della storia di uno di questi  eventi atmosferici. Fotografie cariche di tensione, di volti e figure che tentano di ripararsi dalla pioggia torrenziale ma che contemporaneamente vivono nel profondo ciò che è fonte di distruzione e di vita. Meravigliosa la fotografia che ritrae alcune donne che in gruppo, a stretto contatto, come in una danza, cercando di ripararsi durante una tempesta di polvere nel Rajasthan in India, mentre il colore rosso vivo dei loro abiti contrasta con l’ambiente ventoso e polveroso e sullo sfondo gli alberi subiscono la violenza del vento.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

“Non ci di deve fissare – annota McCurry – su quella che si pensa sia la vera destinazione. Anche il viaggio in se è importante. Bisogna essere aperti a quello che si vede lungo la strada, essere pronti a cogliere un’opportunità, fermarsi e scattare la foto”.

La fotografia di McCurry alla ragazza afghana è così universale e importante che ad essa è stato dedicato un intero capitolo del libro. Afghanistan 1984. Mentre nel paese infuria la guerra contro gli invasori sovietici, migliaia di profughi si dirigono verso i campi sorti ai confini col Pakistan. Quelle persone si lasciavano alle spalle villaggi e vite distrutte e forse mai come in questo caso da una situazione di disperazione miseria è nata un’immagine così efficace da riassumere una storia in uno sguardo diventando un’icona mondiale.

Steve McCurry – La ragazza afgana

Sharbat Gula, così si chiama la ragazza ritratta da McCurry. Il fotografo si trovava in quel territorio per documentare la situazione nei campi profughi. Un giorno si trovò nei pressi di una scuola femminile da campo vicino a Pehawar. Racconta nel libro McCurry “Mi accorsi subito di quella ragazzina. Aveva un’espressione intensa, tormentata e uno sguardo incredibilmente penetrante eppure aveva solo 12 anni […] Quando ho iniziato a fotografare Gula non ho sentito e visto più nient’altro. Dopo qualche minuti si alzò e si allontanò ma per un istante tutto era stato perfetto, la luce, lo sfondo, l’espressione dei suoi occhi”. Nel libro su questa immagine si possono leggere altre due storie. Una riguarda la sua pubblicazione e l’altra si riferisce ad un viaggio, diciannove anni dopo, per rintracciare quella ragazza. Nel 1991 Steve McCurry si trovava in Kuwait per documentare i danni ambientali subiti dal territorio durante la Guerra del Golfo.

Il capitolo “Dopo la tempesta” è un reportage fotografico con immagini estremamente crude che senza tanti fronzoli testimoniano morte e devastazione. McCurry parla qui della comunicazione tra il soggetto di una fotografia e l’osservatore che secondo il fotografo “Non può che scaturire dall’intima convinzione del fotografo di star facendo qualcosa di utile e significativo […] Quando racconto una storia creo un documento storico e credo sinceramente che ciò sia utile per le persone che sto fotografando”.

Bombay è la metropoli indiana descritta nel capitolo “La porta dell’India”. Una città che McCurry esplora come se fosse un organismo vivente, fotografandone l’essenza in un contesto pieno di opportunità, rischi, povertà ed esclusione.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Le fotografie che si vedono in questa parte del libro sono per la maggior parte scattate per strada dove si svolge prevalentemente la vita degli abitanti. Fin dal primo viaggio in India, come ben spiegato nel libro, il fotografo era rimasto colpito dall’abitudine di dormire, mangiare e lavorare in pubblico e di questo aspetto culturale caratteristico McCurry ha voluto farne l’elemento distintivo delle sue fotografie.

Nel capitolo è presente l’immagine di una statua gigantesca di Ganesh trasportata, durante una processione, da un gruppo di fedeli. Ebbene, subito dopo aver scattato questa foto, McCurry venne aggredito e quasi affogato. L’esperienza è raccontata in presa diretta dal fotografo. Questo è uno dei tanti aneddoti raccontati nel volume da McCurry come quelli sul particolare rapporto che si instaura tra una guida e il fotografo e molti altri ancora.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Il libro prosegue il suo viaggio per parole e immagini in Kashmir una valle che rappresenta la linea di confine tra la zona indiana e quella pakistana, dove McCurry esplora questa terra remota e straordinariamente affascinante che vive costantemente sotto la minaccia della guerra. Si arriva ai templi di Angkor, uno straordinario reportage fotografico dedicato al grande complesso di templi cambogiani. Come si legge nel libro “Quando visitò Angkor per la prima volta McCurry fu invaso dallo stupore ma ben presto decise che doveva ritrarne i monumenti presentandoli come strutture viventi”.

Vista la passione del fotografo per l’Asia e il Medioriente non poteva mancare una parte dedicata allo Yemen che McCurry visitò per la prima volta nel 1997 scoprendo un paese incredibilmente isolato, ma fiero delle proprie tradizioni e della propria cultura distante anni luce da quella occidentale. “Sul piano puramente visivo – scrive McCurry – sono stato subito attratto dall’architettura che è completamente diversa da quella di qualsiasi altro paese”.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Il 10 settembre 2001, dopo 30 ore di viaggio dal Tibet, McCurry tornò nella sua casa a New York. Il giorno dopo, l’11 settembre, il fotografo si trovava nel suo studio quando la sua assistente ricevette una telefonata dalla madre che le diceva di guardare fuori dalla finestra. Sette minuti prima il volo 175 della United Airlines si era schiantato sulla Torre Sud del World Trade Center. Vedendo la immensa colonna di fumo che si levava dai grattacieli McCurry prese la macchina fotografica e corse sul tetto dell’edificio del suo studio dal quale si vedeva bene la tragedia ancora in corso. 40 minuti dopo la Torre Sud crollò e la Torre Nord implose.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

McCurry e la sua assistente corsero verso il luogo del disastro per documentare fotograficamente “Quando devi affrontare una cosa come questa devi mettere da parte le tue emozioni in modo da poter fare il tuo lavoro senza esserne completamente distrutto”.

Gli ultimi capitoli del libro sono un altro viaggio fotografico tra il Tibet e i tibetani che McCurry ha fotografato mettendo in luce la cultura di persone che lottano in patria e all’estero e il Buddha ossia la parte del volume in cui si capisce l’importanza del buddhismo per il fotografo che ha dato spazio a immagini che raffigurano cultura, devozione e spiritualità, elementi che costituiscono un vero e proprio studio globale su una delle principali religioni al mondo.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Le storie fotografiche del libro, da un punto di vista strettamente geografico e documentarista, si concludono con un reportage sul popolo Hazara un gruppo afghano isolato dal resto del paese e perseguitato da tempo.

L’ultimo capitolo ha un tema prettamente sociale. “Access to Life”: in lotta con HIV/AIDS è la parte dedicata al viaggio di McCurry in Vietnam per documentare la vita di tre malati di HIV/AIDS e delle loro famiglie. Si tratta di immagini crude, scioccanti ma intime che svelano la relazione che il fotografo riuscì a creare con i malati e le loro famiglie.

Steve McCurry – Le storie dietro le fotografie

Articolo a cura di Gian Luca Marino: Facebook | Twitter | Instagram

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