Ritoccare la storia: 10 fotografie che non sono come le vedi

Pensavi che il fotoritocco fosse nato con Photoshop? L’abitudine del “ritocchino” è in realtà ben più antica.

Con il tempo le tecnologie evolvono e talvolta – ma non sempre – rendono più semplici e diffuse certe operazioni.

Oggi, con l’avvento dei social media e la conseguente sovra esposizione mediatica di immagini – ferme e in movimento – a cui siamo soggetti, pochi ingenui guardano alla fotografia come a una rappresentazione ontologica e inalterabile della realtà.

In passato, invece, le immagini come riproduzione del reale erano una cosa rara e difficile da ottenere, per non parlare di eventuali modifiche o ritocchi posticci.

Eppure, il cosiddetto “fotoritocco” è a quanto pare una pratica ben più antica di quando si possa ingenuamente pensare, era invece già utilizzato, soprattutto quando in gioco c’erano grandi personalità pubbliche.

Continua a leggere per scoprire quante ne hanno combinate gli “smanettoni” del secolo scorso.

Un sigaro di troppo

Siamo negli anni ’50, ben prima che le campagne anti-fumo portassero Hollywood a mettere al bando le sigarette dai suoi blockbuster. (che sono però tornate in auge di recente).

Sigarette e sigari potevano comparire liberamente sulla bocca delle stelle del cinema, ma non tra le labbra di Winston Churchill quando ammantato dalla dignità delle divisa militare.

E quindi, tanto saluti al suo inseparabile sigaro.

Scambio di teste

La macchina del tempo mi porta ancora più indietro, precisamente nel 1865. E un sacco di tempo fa ma già andavano giù pesante con le “sforbiciate”.

Qui, la testa di Abramo Lincoln, uno dei padri fondatori dell’America moderna, è stata chirurgicamente “potoshoppata” sul corpo di John Calhoun, un altro politico del Sud Carolina che a quanto pare, tra l’altro, era già morto al tempo dello scatto.

Un ritocchino che ai giorni nostri, se smascherato, ribalterebbe il web. Meno male che non c’era ancora Twitter.

Il leader equestre

In questa foto Benito Mussolini brandisce fiero la Spada dell’Islam, un’arma cerimoniale a lui donata nel 1937 in quanto protettore dell’Islam.

Peccato che non fosse in grado di tenere a bada nemmeno il suo cavallo.

Nella versione originale qui sotto si può vedere il “backstage”, in cui l’addestratore tiene fermo l’equino per evitare brutte figure al duce.

Photoshop road

Passo ora a qualcosa di più allegro. Trova le differenze!

Noti niente di strano (a parte la diversa resa dei colori?)

Nella prima delle due versioni è stato rimosso un oggetto molto diseducativo, almeno secondo l’azienda che nel 2003 ha diffuso questa versione edulcorata della copertina di Abbey Road, il più famoso album dei Batles.

Se non hai ancora trovato il “corpo del reato”, te lo svelo alla fine dell’articolo.

L’ora illegale

 Questa foto, scattata il 2 maggio 1945, è diventata uno dei simboli della fine della Seconda Guerra Mondiale.

Il tenente dell’esercito sovietico Yevgeny Khaldei sale sul tetto del Reichstag, il parlamento tedesco.

Giunto sul posto, scatta una foto che testimonia la vittoria dell’Armata Rossa e la sconfitta tedesca.

Ma anche l’occhio vuole la sua parte, e per aggiungere drammaticità alla scena (non ce n’era già abbastanza?) gli “editor” dell’epoca aggiungono un po’ di fumo in più e censurano l’orologio sul polso di uno dei soldati .

Forse non era un oggetto abbastanza comunista, oppure non era stato acquisito, diciamo, in maniera del tutto legale…

Ecco com’è poi cambiata la foto post-ritocco.

Un vuoto spaziale

 Questi russi avevano decisamente il fotoritocco facile. Nemmeno gli astronauti la scampavano.

Questa foto del 1963 mostra il primo team di astronauti sovietici arruolato per andare nello spazio. Ma L’unico spazio visto da Grigori Nelyubov, in origine membro del team, è quello vuoto rimasto nella foto in seguito alla sua eliminazione.

Il suddetto era infatti stato rimosso dal team e di conseguenza dalla foto, a causa di ubriacature e cattiva condotta

D’altra parte, chi farebbe pilotare una navicella spaziale a un ubriacone?

Il censore censurato

A volte, a cadere vittima delle sforbiciate fotografiche sono le stesse personalità responsabili di falsificare l’informazione.

L’ironia della sorte è toccata persino a Joseph Goebbels, Ministro della Propaganda del Terzo Reich. In questa foto l’uomo è stato fatto sparire probabilmente per non fare “ombra” a Hitler con la sua prensenza. Chi di censura colpisce…

Quei Bravi ragazzi

 Sigarette e politica sembrano proprio non andare d’accordo. A maggior ragione se di mezzo c’è persino l’alcool.

Nella fotografia dell’incontro tra Willy Brandt, cancelliere della Germania dal 1969 al 1974, e Leonìd Il’ìč Brèžnev, segretario generale del Partito comunista dell’URSS (dal 1964 al 1982), le sigarette e le bottiglie presenti sul tavolo sono magicamente scomparse.

Mai mostrare al pubblico questi peccaminosi vizi capitali. Se poi c’è in gioco il destino dell’umanità…

La foto-bandiera di Iwo Jima

Ci sono infine casi in cui una foto può essere falsificata anche senza fotoritocco posticcio.

Raising the Flag on Iwo Jima è uno dei più celebri scatti della storia. La fotografia è stata realizzata il 23 febbraio 1945 in seguito alla vittoria statunitense sul fronte giapponese dell’isola.

In questo caso, i dubbi riguardano l’autenticità della posa dei sei militari coinvolti nello scatto, che pare non fosse spontanea ma fosse stata studiata per ore, contrariamente a quanto diffuso dai media dell’epoca.

Studiata o meno, la vittoriosa immagine divenne poi un simbolo della propaganda bellica americana. Ciò, nonostante il fatto che tre degli uomini in foto morirono sul campo di battaglia pochi giorni dopo, e altri due, coinvolti nella campagna di propaganda successiva alla foto, patirono gravi problemi psicologici e di alcolismo.

Spesso gli “happy end” della storia nascondono qualche danno collaterale.

Photoshop road

In ultimo, ti svelo il segreto del fotoritocco dei Beatles sulla copertina di Abbey Road.

Il “corpo del reato” è, ancora una volta, una sigaretta, che nell’immagine originale è presente tra le mani di uno dei quattro Beatles.

Fra i tanti ritocchini a scopo politico e propagandastico, eccone uno dunque, fatto puramente a fine di bene.