8 grandi del bianco e nero

Bianco e nero sono due colori “non colori”: il primo viene infatti generato dalla somma di tutte le frequenze dello spettrometro, mentre il secondo è la totale assenza di luce (e quindi, di colore).

Per lungo tempo queste sono state le uniche due frequenze a disposizione dei fotografi di tutto il mondo, che hanno quindi dovuto imparare a conoscerle a fondo. .

Oggi come oggi invece il bianco e nero è una scelta artistica del fotografo, e consiglio a tutti prima o poi di provare a utilizzarlo: nella semplicità di questi due “colori” si celano infatti risorse davvero illimitate.

Inoltre, più che un genere fotografico a sé, il bianco e nero è uno strumento espressivo che può essere utilizzato trasversalmente in qualsiasi genere, una volta che il fotografo ne domini le caratteristiche (vai alla nostra mini-guida alla fotografia in bianco e nero)

In questo articolo voglio parlarti di 8 fotografi famosi del bianco e nero che mi hanno colpito, ognuno in una maniera diversa dall’altra.

Ho volutamente escluso alcuni nomi importanti e pesanti dalla lista, proprio perché questa non è una classifica ma è solo il mio punto di vista su alcuni artisti che credo valga la pena conoscere.

E volevo, più che insistere sempre sui soliti nomi, presentarti maniere differenti di utilizzare / interpretare questa risorsa.

Sebastião Salgado – il grande umanista brasiliano

Avevamo già parlato di Sebastião Salgado in questo articolo dedicato ai 10 fotografi più famosi di tutti i tempi. Nello stesso elenco avevamo incluso maestri del calibro di Henri Cartier-Bresson, Ansel Adams e Robert Capa, tutti nomi che hanno contribuito a lasciare un segno indelebile nel mondo della fotografia.

Devi quindi scusarmi, ma per me è impossibile scrivere un articolo sui fotografi famosi del bianco e nero senza nominare nuovamente il grande artista brasiliano. Salgado è uno dei pochi che ha saputo impiegare il suo talento per farsi portavoce delle problematiche più gravi che affliggono l’umanità.

Spesso il pubblico vede nei miei scatti dettagli che io non ho mai visto. Si appropria delle mie immagini, le fa sue. E ciò vale soprattutto per le fotografie in bianco e nero, che hanno una dimensione più partecipativa”, afferma Salgado.

Sì, perché questo tipo di fotografia riproduce la realtà ma allo stesso tempo la eleva a una dimensione che oserei definire onirica, suggestiva e sospesa nel tempo. Uno scatto in bianco e nero è dotato di un’intensità che spesso le fotografie a colori non possiedono, è come se fosse circondato da un’aria di mistero che comunica direttamente al cuore dello spettatore. Le emozioni si fanno più fitte, sembra quasi di poterle toccare con le dita.

Sebastião Salgado ha capito questo concetto molto presto, fin dall’inizio della sua carriera di fotoreporter. Non a caso ha scelto la fotografia in bianco e nero come lo strumento principe per raccontare storie difficili fatte di miseria e povertà, di cambiamenti climatici e di sfruttamento della natura e dell’uomo. Eppure, dai suoi scatti, traspare una bellezza struggente, un’atmosfera solenne che restituisce agli ultimi la dignità e l’importanza che meritano.

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Una tribù africana è intenta a curare il bestiame

Elliott Erwitt – irriverente, ironico e assurdo

Potremmo descrivere Elliott Erwitt come “l’uomo che fotografava i cani”. Nel corso della sua carriera ha infatti pubblicati ben quattro libri sul tema, raccogliendo tutti gli scatti che hanno per protagonisti bulldog e chihuahua (le due razze preferite dal fotografo).

Questo la dice lunga sul suo stile, che potremmo definire senza alcuna esitazione ironico e irriverente al punto giusto.

Erwitt ha scelto di concentrarsi sulla street photography con l’obiettivo di cogliere i momenti più imbarazzanti, inaspettati e divertenti che potessero verificarsi nelle strade di tutto il mondo.

Un barboncino che si appoggia a una balaustra durante una mostra canina, come se fosse uno spettatore qualunque; una lezione d’arte, in cui l’unica vestita è la modella che posa per il ritratto, mentre gli aspiranti pittori sono completamente nudi; o ancora, un crocifisso immortalato da qualche parte in Argentina, alle cui spalle campeggia un enorme cartellone pubblicitario della Pepsi.

Uno dei risultati più importanti che puoi raggiungere è far ridere la gente. Se poi riesci, come ha fatto Chaplin, ad alternare il riso con il pianto, hai ottenuto la conquista più importante in assoluto”: una frase che riassume perfettamente l’Erwitt – pensiero riguardo la fotografia.

Storico membro della Magnum Photos, Erwitt è dotato di una sensibilità e di un’empatia fuori dal comune, una caratteristica che gli ha permesso di leggere la realtà intorno a sé in maniera unica, spontanea e bizzarra.

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Ecco la famosa foto del barboncino che osserva il palcoscenico della mostra canina

Robert Doisneau – il poeta della pellicola

 Gli scatti di Robert Doisneau raccontano attimi preziosi sottratti all’inesorabile scorrere del tempo. Mi piace immaginarlo mentre passeggia per le strade di Parigi, intento a scrutare la folla con la sua Rolleiflex sempre in mano, pronta a scattare e a cogliere l’istante decisivo.

Doisneau è un poeta moderno, un romanticone. Sbircia il mondo dal mirino della sua macchina fotografica e punta dritto alle emozioni più pure, intime e fugaci che gli esseri umani sanno regalare. Si definisce un “pescatore d’immagini”, uno che vuole ritrarre il suo mondo ideale in cui vorrebbe vivere. Quando non lo trova, lo inventa.

Sembra infatti che il suo scatto più famoso, “Il bacio al Hotel de Ville”, sia frutto di una messinscena preparata ad arte. Ma davvero ci importa della vera o presunta autenticità della fotografia? Non dovremmo forse lasciare che le sue immagini ci parlino sottovoce, raccontandoci di mondi che ancora non esistono ma che tutti noi abbiamo il potere di creare?

Un centesimo di secondo qui, un centesimo di secondo là… anche se li metti tutti in fila, rimangono solo un secondo, due, forse tre secondi… strappati all’eternità”. Robert Doisneau è diventato uno dei fotografi più famosi del bianco e nero grazie alla sua incredibile capacità di meravigliarsi delle piccole cose, delle emozioni più intime e nascoste del genere umano.

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Lo scatto ritrae un bassotto con la sua personale “sedia a rotelle”, una scena inusuale in cui il fotografo è incappato per le strade di Parigi nel 1977.

Helmut Newton – geniale e spudorato

 Controverso, trasgressivo e provocatore. Non credo esistano aggettivi migliori per descrivere la personalità e lo stile di Helmut Newton, un personaggio capace di indignare e disgustare gli animi più tradizionalisti e di affascinare i ribelli, gli inquieti e gli anticonformisti.

La carriera di Newton iniziò negli anni Cinquanta, quando i suoi scatti iniziarono ad apparire tra le pagine della versione inglese di Vogue. Un decennio più tardi arrivò la consacrazione a mostro sacro della moda, e Newton ne approfittò per dare libero sfogo alla sua creatività.

Iniziò infatti a includere nelle sue fotografie soggetti e temi scottanti e per l’epoca, tra cui l’omosessualità, il sado-masochismo, il voyerismo. Le perversioni sessuali dell’essere umano, da sempre celate e relegate negli angoli più bui delle stanze da letto, diventano protagoniste assolute degli scatti di Newton, che le sbatte in faccia allo spettatore senza timidezza né vergogna alcuna. Anzi, c’è una sorta di sfacciataggine gloriosa nelle pose delle modelle e nella composizione delle fotografie.

Qualsiasi fotografo che affermi di non essere un voyeur è uno stupido, oppure un bugiardo”. Una frase senza mezzi termini, proprio com’era Helmut Newton. O lo si ama, o lo si odia: non c’è posto per l’indifferenza nel vocabolario di questo celebre maestro del bianco e nero.

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Un ritratto di Alice Spring (pseudonimo di June Newton), prima modella e poi storica compagna del fotografo

Gabriele Basilico – il fotografo e l’architettura

 Un “misuratore di spazio”. Così amava definirsi Gabriele Basilico, l’uomo che dedicò la sua intera vita a documentare le trasformazioni degli spazi urbani su pellicola.

L’amore per l’architettura lo accompagna da sempre, prima negli studi e poi nella fotografia. Nel 1983 pubblica la sua prima opera chiamata “Milano. Ritratti di fabbriche”, che ottiene da subito un successo strepitoso. Il resto è storia, quella che porta Gabriele Basilico a essere considerato come uno dei più grandi fotografi dell’epoca moderna.

Non c’è posto per l’essere umano negli scatti di Basilico. Guardando le sue foto, ci si rende conto che i palazzi, i monumenti storici, le stazioni del treno, parlano un linguaggio tutto loro, che normalmente viene sovrastato dal rumore delle persone intente a vivere le loro vite nei paraggi. Quello che Gabriele riesce a fare è creare una sorta di vuoto, di silenzio intorno alle strutture che ritrae. Lo spettatore riesce così a porsi davvero in ascolto, e finalmente a cogliere la bellezza di ciò che lo circonda.

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Uno scorcio di Beirut, fotografato durante uno dei numerosi viaggi di Gabriele

Kenro Izu – la ricerca del sacro

Avrei potuto parlarti di Ansel Adams (visto che stiamo per affrontare il tema del paesaggio), ma lo stile di Kenro Izu mi ha colpita così tanto che non ho potuto fare a meno di includerlo in questo articolo. Nato e cresciuto in Giappone (a Hiroshima, per essere precisi), Izu trascorre gran parte della propria vita viaggiando.

È proprio questo continuo peregrinare a definire il suo stile e la sua “fissazione” per i luoghi sacri del mondo. Quando visita per la prima volta le Piramidi di Giza rimane talmente impressionato dalla potenza, dall’energia e dalla spiritualità del posto che non può fare a meno di visitare altri luoghi simili sparsi per il globo.

Così parte alla volta del Messico, dell’India, della Cambogia e dell’Indonesia alla ricerca dei luoghi più sacri della terra.

Vuole ritrarli, vuole comunicare a chi guarderà le sue foto una sensazione di sacralità, a tratti di decadimento, che avvolge questi antichi monumenti nel silenzio più assoluto. Lo spettatore si ritrova in contemplazione quasi mistica di fronte agli scatti di Izu, e viene spinto a riflettere sulla vita e sulla morte con una delicatezza fuori dal comune.

La gente mi chiede spesso perché fotografo i monumenti. […] Se non esistesse l’architettura, io non avrei un soggetto da ritrarre. Ma quello che a me interessa davvero è fotografare l’atmosfera che circonda quell’edificio”. Kenro Izu.

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Particolare dei famosi templi di Angkor Wat, in Cambogia.

Mario Cravo Neto – tra surrealismo e allegorie

 C’è un altro fotografo brasiliano che si aggiudica un posto nel nostro elenco di maestri del bianco e nero. Sto parlando di Mario Cravo Neto, un artista che ha fatto del simbolo il suo tratto distintivo. I suoi scatti sono allegorici e raffinati come pochi altri al mondo, e narrano di mondi lontani, surreali e a volte inquietanti.

L’amico Salgado lo descrive così: “Neto era molto religioso e per questo nutriva grande rispetto per le altre persone. Era anche perfettamente consapevole del messaggio che stava cercando di comunicare al mondo. Ecco perché le sue foto sono ricche di elementi simbolici, si tratta di veri e propri messaggi in codice”.

I volatili, le colombe, gli animali che Neto amava includere nelle sue fotografie sono parte integrante della scena, e assumono un significato che spesso deriva da antichi rituali religiosi tuttora praticati in alcune zone del Brasile (e di tutto il mondo). Questo era il modo di comunicare allo spettatore la sua visione della spiritualità.

Le fotografie di Mario Cravo Neto colpiscono, commuovono, scuotono gli animi e ci costringono a riflettere, a porci domande, a guardare dentro noi stessi. Egli riesce a dominare la luce per dare più spazio alle ombre, per confondere la mente del pubblico e per mostrarci la realtà da un altro punto di vista.

mario cravo neto

Man with Bird Tears rappresenta una credenza religiosa chiamata Candomblé, tipica della zona di Salvador de Bahia

Robert Mapplethorpe – il maestro del nudo

In passato abbiamo dedicato un intero articolo a Robert Mapplethorpe, uno dei maestri del bianco e nero più discussi e controversi di tutti i tempi. Non potevo però evitare di includerlo anche in questo elenco, soprattutto perché ultimamente il suo nome è tornato alla ribalta delle cronache grazie a un film a lui dedicato, in uscita proprio a marzo 2019.

Come Helmut Newton, anche Mapplethorpe salì alla ribalta delle cronache per “colpa” di alcuni scatti sadomaso che facevano parte di “X Portfolio”, una raccolta di fotografie appartenenti all’artista stesso.

Il corpo umano è il più grande interesse di Robert, ed è il principale soggetto degli scatti che lo resero celebre in tutto il mondo. Coppie omosessuali, atti osceni, nature morte dalla fortissima connotazione erotica: la fotografia in bianco e nero di Robert Mapplethorpe sa affascinare e sconvolgere lo spettatore allo stesso tempo.

L’artista aveva imparato a dominare la luce in maniera magistrale, tanto che i soggetti delle sue foto sembrano quasi sculture marmoree, e non esseri umani in carne e ossa. “La fotografia è un modo sbrigativo per fare una scultura”, sosteneva Robert. Le sue opere non fanno che confermare questo pensiero.

mapplethorpe

Lo studio  del corpo umano caratterizza gran parte delle fotografie di Mapplethorpe

Come avrai avuto modo di renderti conto leggendo l’articolo, tra il bianco e il nero esistono infinite sfumature di grigio. Questi 8 fotografi sono riusciti a trasformarle in altrettanti stili, uno diverso dall’altro.

E ognuno di loro è riuscito a lasciare un’impronta riconoscibile nel mondo della fotografia.

Un saluto!

Valentina Zanzottera