Adolfo Farsari: il fotografo italiano che ha ritratto il Giappone di fine ‘800 in mostra a Roma

L‘Istituto Giapponese di Cultura di Roma ospita, fino all’8 Gennaio 2021, la mostra di Adolfo Farsari, il fotografo vicentino che ha immortalato il Giappone di fine ‘800.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo e si compone di 64 immagini in bianco e nero, colorate a mano dopo la stampa. Le foto esposte richiamano gli scenari tipici del Giappone, così come siamo abituati a vederlo, nell’immaginario occidentale.

scena del the, Giappone; foto di Adolfo Farsari

Chi era Adolfo Farsari

Adolfo Farsari nacque a Vicenza il 2 Febbraio 1841, da una famiglia borghese. Dopo gli studi al collegio di Cordellina, intraprese una breve carriera militare nell’armata italiana. Nel 1863 decise di imbarcarsi per New York, dove si unì ai nordisti e sposò una vedova benestante (Mary Patchen) dalla quale ebbe due figli.

Nel 1867 interruppe la corrispondenza con la famiglia italiana di origine che, dopo anni di ricerche, si rassegnò all’idea della sua morte. Soltanto 21 anni dopo Farsari tornerà a scrivere, raccontando di vicissitudini familiari tutt’altro che felici e della sua scelta di arruolarsi nella marina militare. Questa scelta lo portò in giro per il mondo per anni, fino al Giappone, dove nel 1878 divenne manager della Yokoama Cigar Company.

Negli anni del boom turistico verso il Giappone (il periodo illuminato consentiva una maggiore circolazione di stranieri), Farsari scoprì la fotografia.

Praticando da autodidatta, riuscì in poco tempo ad ottenere buoni risultati, al punto di rilevare l’atelier di Felice Beato (uno dei primi fotografi dell’Oriente, noto per gli scatti della guerra di Crimea). Ispirandosi alle incisioni di Hiroshige, Farsari realizzò immagini iconiche, arricchite dalla grande abilità degli artigiani che sceglieva per colorarle.

Nel 1880 uscì, per la Farsari&Co. la prima edizione della Keeling’s Guide to Japan, una guida che forniva mappe e planimetrie accurate di città, edifici e luoghi turistici giapponesi, ampliate da tabelle informative e itinerari. Pochi anni dopo, acquisì lo studio della Japan Photographic Association, completo di archivio e negativi, da Franz Stillfried e ricevette un premio all’Esposizione Fotografica di Berlino. Nel 1890 il suo studio arrivò ad ottenere un ottimo volume d’affari e 32 impiegati. Morì nel 1898.

giappone; foto di Adolfo Farsari

La riscoperta di Adolfo Farsari

La casa della famiglia di Farsari fu ereditata dalla sorella minore Emma, che a sua volta la lasciò in eredità alla nonna paterna di Elena Dal Pra. Mettendo insieme documenti, foto e lettere, Elena riuscì a ricostruire la vita eccezionale di Adolfo Farsari, fino ad allora sconosciuto anche ai maggiori esperti di Storia della Fotografia.

Negli anni novanta uscirono i primi due articoli di Elena, inclusi nella sua tesi di laurea, seguiti da altri due importanti contribuiti di Lia Beretta, che misero definitivamente in luce l’attività di Farsari a Yokohama.

Gli scatti esposti

La mostra è il risultato della ricerca sul fotografo, realizzata tra Vicenza e il Giappone, e si concentra sui tre album fotografici ritrovati di recente.

Il primo album, “Viste e Costumi del Giappone”, è quello che Farsari mandò ai suoi genitori, dopo una lunga interruzione dei contatti. Sul frontespizio, insieme al titolo vergato in oro, sono presenti un dipinto del Monte Fuji – al centro – e piccoli fiori giapponesi – sul margine. Gli scatti di questo album sono principalmente paesaggi e scene di vita quotidiana giapponese. Dal Ponte Yoda alla Pergola di glicine, fino agli scatti delle donne che dormono e dei bambini, l’autore restituisce, con semplicità e naturalezza, un’immagine del Giappone mai vista prima di allora. Le foto di questo album portano tutte un numero e il titolo in uno degli angoli inferiori della stampa.

due scatti del giappone di Adolfo Farsari

A questo primo album appartiene anche la foto dello studio di Farsari, che il fotografo allega per mostrare alla sua famiglia il luogo nel quale lavorava.

due scatti del giappone di Adolfo Farsari

Le foto dell’album conservato alla Biblioteca Civica di Vicenza, invece, fanno parte della memoria del fotografo e sono quasi tutte scene della sua vita personale. L’album è stato assemblato probabilmente dopo la morte del fotografo, quindi dopo 1898, ed ha un grande valore documentario. A questo gruppo appartengono le foto della ditta Farsari a Yokohama, le foto realizzate nel giardino del bordello Jinpuro e gli scacchi viventi, ovvero persone vestite come le pedine degli scacchi.

due scatti del giappone di Adolfo Farsari

L’ultimo album, composto da una ventina di fotografie, è un lascito della figlia di Farsari, Kiku. Tra i vari scatti di vedute e architetture, spiccano le foto delle quattro stagioni, che raccontano lo scorrere inesorabile del tempo, attraverso i meravigliosi colori del Giappone.

Impressioni sulla mostra

In un periodo complicato come quello che stiamo vivendo, l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma ha saputo allestire una mostra perfettamente godibile, in termini di spazio e distanziamento sociale, pur preservando un buon numero di scatti, arricchiti da una presentazione video, che approfondisce il quadro sull’autore.

due scatti del giappone di Adolfo Farsari

Le immagini di Farsari ci riportano a un tempo sospeso e lontano, con la grazia di chi sa documentare con rispetto, senza invadere.

Dai paesaggi con templi ai ciliegi in fiore, fino alle geishe, i samurai e le scene di vita quotidiana, gli scatti di Adolfo Farsari hanno, di fatto, portato la cultura giapponese in Europa e -probabilmente – della sua opera, non conosciamo che una piccola parte di quanto c’è da conoscere.

Silvia Gerbino