Ansel Adams: emozioni in bianco e nero

Ansel Adams è, probabilmente, il più grande fotografo di paesaggi mai vissuto … Eppure non ha mai realizzato una foto che non fosse in bianco e nero!

Paradossale no?

Si, perché quando pensi a un paesaggio probabilmente ti vengono in mente distese di mare color azzurro cristallino, oppure verdi praterie incontaminate.

Quale che sia il soggetto di un paesaggio, difficilmente l’immagine proiettata nella tua mente sarà in bianco e nero.

Ansel Adams però non la pensava affatto così …

Se dunque vuoi capire qualcosa in più di come si fa una buona foto di paesaggio, lasciati trasportare per un po’ da quell’unica cromia che, nonostante la apparente limitatezza,  tante emozioni e suggestioni sa regalare.

Scopri insieme a me l’incredibile bianco e nero di Ansel Adams

Ansel Adams: la Vita

Ansel Adams nasce a Chicago nel 1906, in quella che oggi definiremmo una “buona famiglia”.

A 12 anni comincia a studiare pianoforte e lo studio della musica sostituirà le scuole formali per le quali, a quanto pare, non è particolarmente portato.

L’inclinazione artistica lo porta però, negli anni a venire, verso un’altra forma d’arte.

Adams non ama la frenesia della vita metropolitana. Fin da giovanissimo, il fotografo è influenzato da un profondo attaccamento alla natura della sua terra, la wilderness americana, che impara a conoscere durante le sue prime uscite allo Yosemite National Park.

Alla fine degli anni ’20, Ansel Adams conosce i principi della straight photography e ne diviene un esponente a tutti gli effetti.

In sintonia con il sopra citato movimento, egli crede in una fotografia pura e incontaminata, proprio come le aree rurali che ama raccontare per immagini.

Le foto devono essere pure e realistiche, prive di orpelli e fronzoli.

Da qui l’uso di un bianco e nero preciso e nitido, che fa dell’essenzialità la sua ricchezza.

Convinto ambientalista, Ansel Adams si oppone ai pericoli che il consumismo e il turismo di massa costituiscono per la natura. Per lui la fotografia non è solo un’arte, ma anche un mezzo per manifestare il suo amore – e la sua preoccupazione – per l’ambiente.

“Il mondo intero è per me molto “vivo” – tutte le piccole cose che crescono, perfino le rocce. Non riesco a guardare crescere un po’ d’erba e di terra, per esempio, senza percepire la vita essenziale, le cose che si muovono con loro. Lo stesso vale per una montagna, o un tratto di mare, o un magnifico pezzo di legno vecchio”. Cit. Ansel Adams

Nel 1919 si iscrive al “Sierra Club”, una delle più antiche ed importanti organizzazioni ambientaliste americane. Nel corso degli anni ne diviene il fotografo ufficiale, e successivamente ne guida l’amministrazione.

Nel 1932 il nostro fonda f/64, con Edward Weston, Sonya Noskowiak e Imogen Cunningham. Si tratta di un gruppo di fotografi che condividono i principi della Straight Photography.

Il nome del movimento si ispira alla minima apertura possibile dell’obiettivo, che consente una maggiore accuratezza nel dettaglio e una maggiore profondità di campo.

Nel 1927 pubblica il suo primo portfolio, “Parmelian Prints of the High Sierra”, che gli vale all’incirca 4000 dollari.

Adams contribuisce al mondo della fotografia anche con alcune pubblicazioni tecniche, tra le quali rimane celebre la trilogia di manuali: The Camera, The Negative, The Print. (La Camera, Lo Sviluppo e La Stampa).

Ma nella sua carriera, gli scatti più famosi, diventati oggetti di culto, rimangono i reportage allo Yosemite Park, alla Sierra Nevada e in genere alla natura dell’America del Sud-Est.

Ansel Adams muore il 22 aprile 1984 a Monterey.

Per capire l’influenza profonda della sua opera, basti pensare che due montagne ne sono state intitolate alla memoria. The Ansel Adams Wilderness nell’Inyo National Park  (1984) e Mount Ansel Adams, nella Sierra Nevada (1986).

Meglio di una mattonella sul Walk of Fame, non ti pare?

Il bianco e nero come scelta artistica

Dopo questo breve scorcio sulla vita di Ansel Adams, torniamo a dove abbiamo iniziato: anche quando potrebbe arricchire la sua tecnica facendo uso del colore, Adams continua testardamente a usare il bianco e nero.

Perché?

Ciò che lui vuole comunicare nei suoi scatti è l’emotività della natura, la sua essenza più profonda.

E il bianco e nero, che possiamo considerare come un “togliere”, una mancanza, (almeno in ottica moderna), riesce meglio del colore a penetrare questa essenza.

Si concentra infatti sulle forme pure, sulle geometrie, sulla texture, sulla semplicità del contrasto tra chiaro e scuro e tra luci e ombre.

Il bianco e nero di Ansel Adams arriva così a trasmettere quell’emozione contemplativa che gli “inutili orpelli” del colore disturbano.

(Per approfondire, vai al nostro articolo su come fotografare in bianco e nero)

Le foto più famose di Ansel Adams

Ansel Adams ha creato immagini incredibili, che hanno raccontato l’America e il suo lato più selvaggio come pochissimi fotografi o artisti hanno saputo fare.

A partire dal suo “feticcio” per eccellenza, il parco Yosemite, Adams ha ridipinto la geografia americana a modo suo, dando nuovo lustro ad aree protette, immortalando splendidi antri di foresta e roccia.

Le sue fotografie sono talmente potenti che in alcuni casi hanno letteralmente “smosso le acque” e contribuito a sollevare l’attenzione delle istituzioni sulla protezione e valorizzazione dello splendido ambiente americano.

La celeberrima “Moon and Half Dome”, La luna e l’Half Dome, un monte iconico di Yosemite.

moon and half dome ansel adams

Moonrise over Hernandez, invece, è forse lo scatto più famoso del nostro fotografo. 

Scattata in pochi secondi e senza uno studio preliminare particolarmente accurato, pare sia stata venduta all’asta per la bellezza di oltre 600.000 dollari, una tariffa decisamente… lunare.

Canyon De Chelly, National Monument, Arizona, del 1947

Dopo i paesaggi lunari appena visto, qui si torna sulla terra, ma neanche troppo …. Forse siamo su Marte.

Perché il paesaggio dell’Arizona ha poco di terrestre e l’obiettivo di Ansel lo rende ancora più “alieno”.

King Canyon, and Snake river

Ansel Adams riesce poi a salvare il King Canyon, in California, con una foto, questa qui sotto.

Il fiume Snake, qui ritratto, è uno dei corsi d’acqua più lunghi del nord degli Stati Uniti, con i suoi 1.670 km.

Il fiume passa attraverso il Wyoming, l’Idaho, l’Oregon e lo stato di Washington, sfociando poi nel Columbia.

Alcuni politici e imprenditori stanno per costruire una diga che rischia di mettere in pericolo l’integrità dell’area e il suo immenso patrimonio naturale.

Vedendo questo incredibile scatto presentato a Washington, il governo decide di preservare la riserva naturale e di dichiararla parco nazionale.

Nel 1936 l’idillio tra Adams e lo Yosemite si interrompe: il direttore del parco pubblica un libro fotografico di Ansel senza nemmeno consultare il fotografo, che avvia di conseguenza una causa legale.

Dopo il 1940, Ansel Adams mette da parte la sua passione per la natura per dedicarsi a scopi umanitari e sociali.

Nel 1943 viene invitato da un amico a visitare un campo di prigionia per nippo-americani.

Il risultato della visita è la raccolta fotografica Born Free and Equal, della quale vediamo qui di seguito uno spunto.

Calisthenics at Manzanar War Relocation Center

A Dallas, USA, è in corso proprio in questo periodo una retrospettiva sulle fotografie di guerra di Ansel Adams, che includono anche molte di quelle scattate durante il suo “periodo giapponese”.

Ansel Adams e la sua “lezione”

“La fotografia …. è ricreare su un altro piano la realtà del mondo”

Non è un caso che Ansel Adams sia l’inventore del cosiddetto Sistema Zonale.

Questo nome un po’ inquietante definisce una tecnica fotografica che permette di rendere il massimo sviluppo delle gradazioni tonali di una determinata scena.

Si tratta di una tecnica che comporta una misurazione dei valori della luce con un approccio che, oserei dire, è quasi “matematico”, ed è la migliore testimonianza della ossessione per i dettagli che contraddistinse l’Ansel Adams fotografo.

In perfetta coerenza con il suo desiderio di ottenere foto pure e realistiche infatti, Adams spinge al massimo le possibilità tecniche del mezzo fotografico per riprodurre tutte le sfumature che ritiene necessarie a comunicare le sue sensazioni.

“Una fotografia è grande quando riesce a esprimere pienamente i più profondi sentimenti del suo autore nei confronti di ciò che viene fotografato, divenendo così una genuina manifestazione della sua sensibilità nei confronti della vita considerata nella sua pienezza.”

Secondo Adams insomma, non si fotografa un oggetto, o solo un oggetto; si fotografa un’emozione, con tutte le sue sfumature.

E per farlo, la totale padronanza tecnica è, in certi casi, determinante.

Mentre dunque i fotografi che hanno concentrato la loro carriera nel ritrarre eventi, persone, accadimenti, come Robert Capa o Diane Arbus, hanno potuto prescindere dalla perfezione tecnica, chi ambisce a ritrarre l’apparente immobilità della natura deve avere una tecnica perfetta.

Se ti appassionano la street photography o il reportage, la tua vita di fotografo sarà dunque rincorrere l’attimo giusto. Mentre se ti appassionano il paesaggio e lo still life, la tua vita di fotografo sarà rincorrere lo scatto perfetto.

Come approfondire il lavoro di Ansel Adams

Ti do due spassionati consigli da bibliofilo:

Una ricca guida tecnica, scritta dallo stesso fotografo, sulle metodologie di stampa: La Stampa, appunto (non c’entra nulla con l’omonimo quotidiano).

Se sei un fan della natura e della fotografia, non puoi invece perderti Yosemite, quasi una storia d’amore tra l’obiettivo del fotografo – ambientalista e la meraviglia della natura a stelle e strisce.

Un volume unico e seminale, sia per studiare l’opera di Ansel Adams che per capirci qualcosa di più sulla fotografia paesaggistica in generale.