Autofocus: cos’è e come usarlo

Quando guardiamo un oggetto, i nostri occhi compiono un movimento automatico e involontario per metterlo a fuoco. E’ qualcosa che capita continuamente e che ci permette di vedere il soggetto sempre a fuoco anche se si muove o cambia posizione. Solo nelle zone periferiche dello sguardo percepiamo che il soggetto non è perfettamente a fuoco.

Il concetto di autofocus è strettamente legato a quello di messa a fuoco.

L’obiettivo mette a fuoco solo una parte della scena, ovvero quella che si trova sul piano di fuoco, che si trova a un precisa distanza dal sensore.

Oltre il “piano di fuoco” tutto risulta più sfocato.

E' la prima volta che leggi questo blog?

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER E SCARICA SUBITO IL NOSTRO E-BOOK GRATUITO

Parlando di fotocamere, per fotografare un soggetto a fuoco, cioè nitido e non sfocato, occorre metterlo a fuoco, ovvero far si che risulti nitido.

Quando si parla di messa a fuoco occorre parlare anche di profondità di campo, che indica quanto è estesa l’area di messa a fuoco.

Una fotografia con un soggetto sfocato non è una buona fotografia ma una fotografia sbagliata. Quando esisteva solo la fotografia analogica c’era solo la possibilità di mettere a fuoco manualmente un soggetto, e quindi il rischio di fotografare un soggetto non perfettamente a fuoco era frequente.

Con il sistema di autofocus il rischio di avere fotografie sfocate si è ridotto.

Con le fotocamere digitali, possiamo usare due modalità di messa a fuoco:

  • automatica (AF)
  • manuale (MF)
Selettore delle due modalità di messa a fuoco

Puoi impostare sulla tua reflex su una delle due tipologie di messa a fuoco agendo sul selettore AF/MF.

Se decidi di scegliere la messa a fuoco manuale, dovrai essere tu a mettere a fuoco il soggetto agendo sulla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo.

In questo articolo ci occuperemo dell’autofocus, ovvero della messa a fuoco automatica.

Come funziona l’autofocus

Per mettere a fuoco un soggetto le fotocamere devono calcolare a quale distanza si trova dal sensore. Per farlo usano due sistemi:

  • quello attivo (a infrarossi o ultrasuoni)
  • quello passivo.

Sistema di messa a fuoco attivo

Il sistema di messa a fuoco attivo si basa sulla emissione di raggi infrarossi o ultrasuoni che raggiungono il soggetto, rimbalzano e tornano indietro. In base al tempo impiegato dai raggi infrarossi o dagli ultrasuoni per tornare indietro, viene calcolata la distanza del soggetto, e di conseguenza il servomotore dell’autofocus dell’obiettivo si muove per mettere a fuoco il soggetto.

Questo sistema af attivo purtroppo non funziona molto bene:

  • quando la luce scarseggia: al buoi fatica a individuare il soggetto
  • quando i raggi infrarossi o gli ultrasuoni devono attraversare superfici riflettenti o trasparenti come i vetri delle finestre
  • quando devono mettere a fuoco superfici nere (il nero assorbe e non riflette).

Sistema di messa a fuoco passivo

Il sistema di messa a fuoco passivo, invece, è di due tipi:

  • a rilevamento di contrasto  
  • a rilevamento di fase.

Rilevamento di contrasto

Il funzionamento del sistema af a rilevamento di contrasto è molto comune: viene utilizzato dagli smartphone, dalle compatte, e da tutte le reflex e le mirrorless come sistema basico per la messa a fuoco di un soggetto.

La fotocamera individua dove c’è il massimo contrasto, e lo identifica con la massima messa a fuoco. Il motore autofocus dell’obiettivo lo muove avanti e indietro finché non riesce a individuare l’immagine con il massimo del contrasto.

Il sistema di autofocus a rilevamento di contrasto è un po’ lento, proprio perché procede per tentativi. Così a volte può farci perdere buone occasioni di scatto: possono volerci diversi tentativi, infatti, perché venga individuato il giusto contrasto. Inoltre la situazione peggiora quando dobbiamo mettere a fuoco una scena a basso contrasto. Il rischio è che l’obiettivo inizi a “focheggiare” avanti e indietro per un po’, facendoci perdere del tempo prezioso e a volte facendoci perdere l’attimo giusto per scattare.

Foto di Suzy Hazelwood da Pexels

Rilevamento di fase

Il rilevamento di fase, invece, è molto più preciso e si basa su dei componenti aggiuntivi nella fotocamera: delle coppie di sensori dedicati alla messa a fuoco.

La luce attraversa le lenti dell’obiettivo, colpisce il pentaprisma, e prima di arrivare al sensore AF colpisce delle micro-lenti che la dividono in due, creando due copie della stessa immagine che poi colpirà il sensore Autofocus. Ciascuna copia viene misurata dall’autofocus dell’obiettivo, che agisce in modo da confrontare i due dati per scegliere il corretto piano di fuoco. 

E’ un sistema molto veloce e preciso, perché non procede per tentativi come il sistema a rilevamento di contrasto, ma si basa su calcoli precisi. Il sistema AF a rilevamento di fase è un sistema molto avanzato, ed anche più costoso del sistema a rilevamento di contrasto. Ed è per questo motivo che solitamente ne sono dotate reflex da semi-pro a pro, e alcune mirrorless.

Esiste anche un sistema AF IBRIDO, che unisce entrambi i sistemi visti precedentemente, ovvero il sistema di autofocus a  rilevamento di contrasto e quello a rilevamento di fase.

Caratteristiche dell’autofocus

Esistono alcune caratteristiche che rendono i sistemi AF più o meno performanti:

  1. numero di punti AF: più punti autofocus (AF) ci sono, più il sistema di autofocus è preciso. Solitamente, nelle reflex entry level non ci sono tantissimi punti AF; di solito sono 11, come ad esempio nella Nikon D3500. Man mano che aumentano i punti AF, l’autofocus diventa più preciso, e quindi più performante. Giusto per darti un idea, la reflex pro Nikon D850 ha 153 punti AF.
  2. forma dei punti: qui dobbiamo fare un distinguo: quando parliamo di autofocus a rilevamento di contrasto, parliamo di punti semplici. Quando parliamo di rilevamento di fase, possiamo avere punti lineari (cioè punti che contengono 2 sensori AF, uno che lavora in verticale e uno che lavora in orizzontale), e punti a croce. E’ intuitivo capire che i punti a croce sono più performanti perché sono formati da 4 sensori AF.  Perciò se leggi che una reflex ha punti di messa a fuoco a croce, puoi stare certo che il suo sistema AF sarà molto performante.
  3. area AF: più è ampia l’area coperta dai punti AF, maggiore è la possibilità che un punto AF ricada sul soggetto da mettere a fuoco. Solitamente i punti AF sono posizionati in modo da formare linee orizzontali e verticali che si incrociano (un reticolo)

Sistema autofocus: le diverse modalità

Quando vogliamo mettere a fuoco un soggetto con il sistema di autofocus della nostra fotocamera dobbiamo innanzitutto vedere se il soggetto è statico o dinamico. In base al primo o al secondo caso, abbiamo la possibilità di scegliere tra alcune opzioni:

  1. messa a fuoco singola
  2. messa a fuoco continua
  3. messa a fuoco automatica

Messa a fuoco singola

La messa a fuoco singola si utilizza quando il soggetto che vogliamo fotografare è fermo. Si posiziona il punto AF sul soggetto; si preme a metà corsa il pulsante di scatto: in questo modo il soggetto viene messo a fuoco (viene “agganciato“); quando il soggetto è perfettamente a fuoco si scatta premendo fino in fondo il pulsante di scatto.

Depositphoto_ritratto

La messa a fuoco singola è l’ideale nei seguenti casi:

  • ritratti
  • fotografia di paesaggio
  • fotografia di prodotto.

Parlando di nomenclatura, la messa a fuoco singola prende nomi differenti a seconda della casa costruttrice della tua fotocamera. In Nikon si chiame AF-S, in Canon ONE SHOT. Se hai una reflex o mirrorless di marca diversa da Canon o Nikon ti consiglio di verificare sul manuale d’uso come viene chiamata la messa a fuoco singola.

Messa a fuoco continua

Atleta che corre. Per scattare una foto come questa, non è sufficiente usare un AF singolo. Ma occorre usare l’AF continuo, perché il soggetto è in movimento costante e il fuoco cambia

La messa a fuoco continua si usa per soggetti in movimento. Immagina di avere un soggetto in movimento che ti viene incontro in linea retta: man mano che si sposta cambia la sua distanza rispetto alla fotocamera, che quindi può fare difficoltà a metterlo a fuoco con l’AF singolo. Anzi l’impresa diventa impossibile proprio perché il soggetto si sposta.

Invece, se imposti la messa a fuco continua, la fotocamera cerca di mettere continuamente a fuoco il soggetto. Quando premi a metà il pulsante di scatto, la messa a fuoco aggancia il soggetto e lo mantiene a fuoco fino al momento dello scatto.  Questa modalità di messa a fuoco continua su Nikon si chiama AF-C, mentre su Canon si chiama AI SERVO.

L’esempio che ti ho fatto prima, di un soggetto che ti viene incontro, presuppone che si muova in linea retta. Ma se non è così? E’ difficile che la messa a fuoco continua riesca a mantenere perfettamente a fuoco un soggetto che si muove random.

Proprio per poter far fronte anche a questa eventualità, è stata sviluppata un’altra modalità di autofocus: la modalità tracking: possiamo considerarla una evoluzione della messa a fuoco continua.

Il tracking AF offre un leggero miglioramento nell’inseguimento del soggetto in movimento, soprattutto quando si muove su una traiettoria non lineare e non prevedibile dall’AF- continuo. Quando il soggetto cambia traiettoria, infatti, l’autofocus cambia il punto AF  a seconda di come si muove il soggetto.

Messa a fuoco automatica

Quando acquisti la fotocamera, è solitamente impostata con la modalità AF automatica. In Nikon si chiama AF-A; in Canon AI FOCUS.

Con questa modalità di messa a fuoco, la fotocamera decide in automatico e in autonomia se usare la messa a fuoco singola o continua.

Non è un sistema che funziona sempre, soprattutto quando nella stessa scena il tuo soggetto è fermo ma c’è comunque del movimento. E poi può capitare spesso che la fotocamera decida di mettere a fuoco un soggetto diverso da quello che hai scelto tu, ingannata dalla scena che inquadra.

Il mio consiglio è: evita di lasciar fare alla fotocamera quando puoi essere tu a compiere delle scelte consapevoli.

Le aree autofocus

Oltre alle modalità di messa a fuoco AUTOFOCUS, esistono altre opzioni selezionabili, che fanno riferimento alle aree autofocus.

Le aree AF indicano quali punti di messa a fuoco può usare il sistema di autofocus della tua fotocamera.

  • AREA SINGOLA: nell’autofocus area singola viene utilizzato solo un punto di messa a fuoco. Puoi scegliere di posizionare il punto AF dove vuoi attraverso il multi selettore della tua fotocamera.
  • AREA DINAMICA: quando un soggetto è in movimento, tu puoi scegliere nell’area dinamica il punto AF iniziale, ma poi l’autofocus della fotocamera aggiungerà altri punti autonomamente per seguire il soggetto.
  • AREA AF AUTOMATICA: in questo caso è la fotocamera a decidere quali punti di messa a fuoco automatica usare  

Le aree di copertura dell’autofocus dipendono dal sensore Autofocus.

Considerazioni finali

Come avrai capito da solo, i sistemi di autofocus sono una delle caratteristiche più importanti in una fotocamera. Che tu scelga una reflex o una mirrorless, è poco importante, perché dipende dalle tue esigenze e preferenze. Quello che però non devi mai sottovalutare è il sistema di messa a fuoco automatico della tua fotocamera.

Partendo dall’assunto che una fotografia con un soggetto non a fuoco non è una fotografia corretta, il mio consiglio è di esercitarti e metterti alla prova con diversi tipi di soggetto, in modo da essere pronto per ogni situazione di scatto ti si presenterà.

Last update was on: 29 Novembre 2020 14:15