Ritrova la tua creatività

La routine è quella cosa che sembra inventata apposta per prosciugare la nostra creatività.

Sveglia al mattino, treno e autobus sino al lavoro, 8 ore del solito tran-tran, ritorno a casa stanchi e svuotati.

Nel mezzo, per alcuni, c’è anche portare e riprendere i figli a scuola, accompagnarli in palestra o al campetto di calcio, e così via. Il sabato e la domenica ci sono tutti gli altri impegni familiari e, se va bene, ci si ritaglia qualche attimo rilassante fotografando.

Certo, non è un buon viatico per progettare lavori fotografici importanti e realizzarli col dovuto impegno.

Spesso ci si ritrova inariditi, spossati e senza idee. Capita anche a chi ha una vita meno complicata di quella descritta, figuriamoci a chi deve rispondere ai mille impegni che oggi sembrano volerci travolgere!

Non so tu in che categoria rientri, se sei giovane o già “dotato di famiglia a carico”, se hai un lavoro che ami o detesti, se hai un marito o una moglie comprensivi, e così via.

Ma so per certo che ti sarai trovato nella condizione di non avere la voglia di fotografare, di “perdere tempo” dietro a un hobby che in fondo ti chiede molto (anche se sa regalarti molto di più). Lo so perché ci sono passato anch’io: ci siamo passati tutti, prima o poi.

Ci sono periodi in cui, semplicemente, non si ha voglia di fotografare, in cui si lascia la fotocamera “appesa al chiodo” perché manca la voglia e l’ispirazione. Altre volte si va in giro a fare qualche scatto svogliatamente, così “tanto per far qualcosa”, con scarsa convinzione.

In realtà quel che manca è l’energia creativa, quel potente afflusso di adrenalina che ci sveglia e ci spinge a dar vita a un qualcosa di veramente importante, per noi almeno, come un progetto, magari per un libro o per una mostra, o un racconto fotografico articolato, che duri nel tempo e che sia così motivante da spingerci a vincere la naturale pigrizia dei fine settimana o a ritagliarci un po’ di tempo per noi (e tempo di qualità) via dagli impegni familiari e di lavoro.

Molti sono convinti che per seguire un progetto importante sia necessario avere a disposizione molto tempo. Lascia che ti dica due cose fondamentali:

1 – Un progetto “importante” non è necessariamente un progetto “grande”.

Nient’affatto. Un progetto è importante per il suo significato e il suo valore, è l’idea che conta, e in realtà potrebbe anche essere realizzato in un’ora con dieci scatti in serie. Non è sulla “voluminosità” che ti devi concentrare, è sull’ispirazione.

Se sai di avere poco tempo a disposizione, pensa a progetti che si adattino alle tue esigenze, e non vivere questa scelta come una sconfitta, ma come una grande vittoria.

Alcuni dei più bei progetti realizzati nella storia della fotografia non erano affatto complicati, anzi erano di disarmante semplicità. Pensa a Eugène Atget (1857-1927) e ai suoi scatti dedicati a Parigi. Basta avere il tempo, ogni tanto, di fare una passeggiata in centro per avere a disposizione mille spunti diversi.

THE DARK SIDE : Ecco un esempio di un progetto breve ma “intenso”. Volevo raccontare l’altra faccia della fotografia, quella che potremmo definire “skiagrafia”, cioè fotografia fatta con il buio e non con la luce. Per questo ho scattato una serie di immagini in cui il buio prevale sulle poche aree illuminate. A volte basta poco per trovare uno spunto.

2- Il progetto è qualcosa che riguarda te, non è un processo esterno.

Tu scegli, tu sei l’artefice. Il miglior progetto fotografico che potrai mai realizzare è quello che racconta qualcosa della tua vita e se nella tua vita gli impegni sono tanti e il tempo libero è poco, racconta questo.

Racconta di te, della tua giornata. O al contrario, sfrutta il poco tempo libero per creare immagini che illustrino il tuo desiderio di avere appunto più tempo, magari di organizzare meglio le tue giornate, di trovare più spazi personali.

Questo vale specialmente per le donne, che si sobbarcano molti più impegni degli uomini. Un progetto in tal caso può ispirarsi a Una stanza tutta per sé (A Room for One’s Own), il saggio del 1929 di Virginia Woolf.

La necessità di staccare, di avere uno spazio, anche minimo, in cui rifugiarsi e riprendere contatto con le proprie emozioni. Ne verrebbe fuori un bellissimo racconto fotografico.

Come vedi parlo di progetto fotografico e non di fotografia pura e semplice. Il fatto è che scattare un po’ di foto, più o meno a vanvera, quando si ha del tempo a disposizione, non è il sistema adatto a ottenere risultati di alto livello.

Qualche foto “da concorso” può certamente venirne fuori. Se è questo che cerchi, nulla da dire, ma se il tuo obiettivo è diventare un bravo e consapevole fotografo, lavorare per progetti è la sola possibilità che hai davvero a disposizione.

La “foto casuale” può capitare a chiunque, ma solo i migliori sono in grado di realizzarne un insieme che abbia un senso, senza smarrirsi.

Per questo la disciplina che devi mettere in campo è tanta, e questo aiuta moltissimo, sia quando si è impegnati (perché in una piccola parte del nostro cervello rimane almeno un barlume di attenzione sul tema che ci siamo dati), sia quando sembra che le idee siano sparite e si brancola, letteralmente, nel buio.

Spesso la sensazione è quella di una totale mancanza di entusiasmo: il fiume è secco, la terra arida e senza frutti. Senza entusiasmo non si ha l’energia necessaria per creare, per immaginare, per muoversi e andare a scattare quella foto a cui pensiamo da un po’ e che pensiamo sia utile alla serie a cui lavoriamo.

In genere, la cosa migliore è attendere, approfittarne magari per leggere qualche libro, andare a qualche mostra, navigare su Internet per studiare il lavoro altrui. Prima o poi la sorgente si riattiva e si riparte. Ma non sempre.

A volte sembra davvero che la creatività non si riattivi più, che la voglia di fotografare non torni.

Permettimi di darti alcuni piccoli e semplici consigli, che penso siano utili sempre, non solo quando si attraversano crisi profonde. Sono consigli di buon senso, ma a volte non ci si pensa, per cui credo sia utile portarli alla tua attenzione.

Viaggia nel tuo mondo fotografico.

Da quanto non lo fai? Io, ad esempio, lo faccio anche troppo spesso, perché mi piace: apro i miei archivi e passo in rassegna quel che ho fatto finora.

Spingiti più indietro nel tempo che puoi. Studia le tue foto di quattro, cinque, dieci anni fa, naviga tra le immagini che di sicuro hai dimenticato. Valutale con la tua sensibilità di oggi.

Come e quanto sei cambiato? Riesci a trovare un filo rosso che unisce le foto realizzate in tempi diversi, in anni diversi? Spesso, riguardando i nostri lavori del passato, vi scorgiamo una traccia, un percorso, insomma un’idea, da riprendere e sviluppare.

Ti faccio un esempio: il mio lavoro “Lucus” dedicato agli alberi e ai boschi è nato dall’osservazione di una costante presenza, nei miei archivi, di fotografie appunto di alberi.

A livello conscio non mi ero reso conto di quanto amassi quello specifico soggetto, e così ho dapprima organizzato una proiezione dal titolo “Silva” con tutte le foto “d’archivio”, poi sono partito con un progetto tutto nuovo. A meno che tu non abbia cominciato a fotografare oggi, hai un passato fotografico da studiare e da cui trarre ispirazione. In ogni caso imparerai qualcosa su di te, che è sempre utile.

Acquisisci consapevolezza del tuo quotidiano.

Troppe volte pensiamo alla nostra vita come a qualcosa di banale e ripetitivo, senza interesse fotografico. Sogniamo viaggi ed esperienze forti, in grado di regalarci soggetti davvero intriganti.

Ti do un consiglio: cerca su Internet le fotografie di Josef Sudek (1896-1976), grandissimo fotografo cecoslovacco, purtroppo poco noto da noi.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Sudek perse il braccio destro e nonostante questo divenne uno dei più grandi fotografi del suo tempo.

All’attività professionale affiancò ben presto un’intensa produzione di immagini creative, tutte “minime” più che minimaliste, riprendendo dettagli della sua tavola, del suo giardino, quel che osservava dalla finestra della sua casa.

Un mondo di soggetti banali trasformati in arte sublime solo dal suo genio, non certo dalle possibilità economiche (limitate) o fisiche (limitate anch’esse a causa dell’amputazione subita). Non esistono soggetti importanti, ma solo fotografi sensibili in grado di nobilitarli.

UNA MATTINA D’ESTATE: Ispirato dalle fotografie di Sudek, ho fatto un microviaggio dentro casa mia, in un mattino estivo, fotografando con uno smartphone. Tempo:30 minuti. Esempio classico di progetto risolvibile con poco sforzo e in poco tempo, ma non per questo meno significativo, almeno a livello personale.

Rifletti su quel che fai.

Forse è il consiglio più importante. Ti fermi mai a riflettere sulla tua attività fotografica e più in generale sulla tua vita? Hai mai tenuto un diario? Io ho riempito decine di “taccuini fotografici”.

Ne ho uno sempre con me su cui scrivo non solo i dettagli tecnici che voglio ricordare o gli spunti che mi vengono in mente (pensa a quante belle idee vanno perse solo perché sei preso dal turbinio della vita moderna e te le dimentichi!), ma anche e soprattutto riflessioni su quel che sto facendo.

A volte solo in questo modo mi son reso conto di star sbagliando strada. Che il progetto che sembrava così ben fatto era in fondo debole e probabilmente inconcludente. Così come ho scoperto che, all’interno di un progetto fotografico, c’era in realtà uno “spin-off” più interessante, un’idea collaterale meritevole di essere sviluppata.

L’ideale sarebbe tenere un “diario del mattino” come suggerito da Julia Cameron nel suo manuale “La via dell’artista”.

Ogni mattino, appena sveglio, dovresti buttar giù due pagine di pensieri, anche sconclusionati, anche illogici, come drenaggio mentale.

Serve anche ad acquisire una sorta di disciplina, a frenare quei dieci minuti prima di buttarsi nel vortice degli impegni quotidiani. Confesso di averne iniziati diversi, ma di averli sempre abbandonati.

Però l’idea è buona: provaci, magari avrai più costanza di me. Ma comunque, dammi retta, acquista un bel taccuino, di quelli classici, di carta – che sia tascabile, però, in modo da averlo sempre con te – e datti l’incarico di riempirlo con le tue riflessioni fotografiche, le tue critiche personali a fotografie viste o mostre visitate e così via. Ti garantisco che è utilissimo!

Prova una tecnica nuova.

Senza avere aspettative. Se ti capita di leggere di una tecnica che non hai ancora provato (che so: l’infrarosso digitale, la fotografia panoramica, le esposizioni multiple, il mosso intenzionale, il lightpainting ecc.), decidi seduta stante di provarla, alla prima occasione.

I dettagli tecnici oramai li trovi con facilità su Internet: studia e mettiti alla prova. A volte questo ci sblocca con una facilità disarmante. Veniamo presi da nuovo entusiasmo e magari partiamo con un progetto basato sulla tecnica appena acquisita.

Gioca, divertiti, esplora. Sei un artista, e se anche ora ti senti bloccato, non lo sarai per sempre. A volte basta poco. La luce non è spenta solo perché non riesci a scorgerla: volta l’angolo e la vedrai.