Di Elefanti e Fotografia

Nel libro “Switch” dei fratelli Heath, che tratta del cambiamenti e di come gestirli (soprattutto quando cambiare è una faccenda complicata), si parla di elefanti indiani e dei loro Mahout (fantini).

Nel nostro cervello si contrappongono due “menti” diverse, una creativa e istintiva, e una sin troppo razionale, interessata solo ad analizzare e prendere decisioni ponderate: la prima si può paragonare a un elefante, la seconda al suo Mahout, che cerca di dirigerla e farla andare in una ben determinata direzione.

Le diverse dimensioni dei due protagonisti fanno ben intendere quale sia il più forte: quando l’elefante decide di non obbedire, c’è davvero poco da fare!

Ma cosa c’entra questa storia con la fotografia? Più di quel che pensate.

Arriva infatti un momento, nella vita di ogni fotografo, in cui il cambiamento è assolutamente necessario.

Magari avete iniziato come semplici dilettanti, scattando un po’ a vanvera per farvi le ossa, e iniziando man mano a ottenere sempre più foto corrette e poi foto addirittura belle.

Magari avete vinto qualche piccolo concorso, e forse qualche concorso importante.

Tutti gli amici vi dicono che siete bravi, sensibili, che fate foto davvero “straordinarie” e vi colmano di wow e felicitazioni quando le postate su Facebook o su Instagram.

A questo punto potete ritenervi soddisfatti, e andare avanti così, per sempre. In fondo, la fotografia è un hobby, un divertimento, un piacere, al limite anche una professione, e se la faccenda funziona, chi ve lo fa fare di andare oltre?

Vi riconoscete in questo semplice ritratto? Ahi ahi ahi

Evidentemente l’idea di cambiare e di avventurarvi in terre sconosciute vi alletta ben poco.

Avete raggiunto un equilibrio soddisfacente, che vi spinge a perfezionare ciò che sapete già fare: acquistate attrezzature più performanti, perfezionate delle tecniche creative, migliorate gli aspetti che ritenete più deboli, in modo da essere inattaccabili come fotografi.

Tra i vostri amici siete oramai considerati fotografi seri, competenti, a cui chiedere consigli e aiuto. La faccenda vi fa sentire bene e, per così dire, tirate i remi in barca.

A questo punto, invece, il cambiamento potrebbe essere necessario. Per riscoprire appieno l’entusiasmo, la passione, la capacità di meravigliarsi.

Se non rischiate almeno un po’, che soddisfazione c’è?

Certo, è dura mollare le terre conosciute e avventurarsi in alto mare, per questo ben pochi lo fanno. Ma coloro che rischiano, vanno ben oltre la semplice “bella foto” e invece possono conquistare la foto “efficace”, che è inevitabilmente superiore.

Se dunque da molto tempo sentite la necessità di un cambiamento, ma trovate difficile accettare il rischio che esso comporta, ecco che la metafora dei fratelli Heath torna utile.

Ciò che dovete fare, infatti, è:

  • Dirigere il Mahout
  • Motivare l’elefante
  • Definire il sentiero

Ora, non è facile, lo so.

Ma per avere successo in un cambiamento che a volte può essere epocale, dovrete cercare di convincere la vostra mente razionale, che ama le scelte assennate, che volete abbandonare il percorso seguito sinora perché sperate, in tal modo, di conseguire risultati migliori e di ottenere fotografie che meglio rappresentino la vostra creatività: sono motivazioni che hanno un certo peso e sono piene di buon senso.

Ma nessun cambiamento vero avviene se lavorerete solo di testa: dovrete per forza convincere quel bestione emotivo dell’elefante che una nuova esperienza è davvero interessante, intrigante, divertente, eccitante.

Che sperimentare cose nuove, tentare tecniche mai provate prima, frequentare territori fotografici a voi sconosciuti è figo.

Una volta che il fantino e l’elefante saranno disponibili al cambiamento, però, è necessario definire il percorso, non farli andare a caso.

Un percorso efficace potrebbe essere quello di frequentare un workshop che tratti di tecniche che voi non avete mai provato, o tenuto da un fotografo che non pratica il vostro stesso genere (ad esempio un workshop di fotografia di paesaggio se siete fotografi di Street, o viceversa).

Oppure semplicemente sperimentare tecniche nuove (N.d.E. Per esempio guarda il recente articolo sulla fotografia a infrarosso), raccogliere informazioni, ponendovi l’obiettivo di partecipare a concorsi in ambiti diversi da quelli tentati sinora, o di organizzare una mostra (tra un anno, o due) delle vostre nuove opere, è così via (anche fare foto sbagliate può servire!)

Oltretutto, questo modo di operare, che certo vi arricchirà come fotografi, potrà tornarvi utile in diverse occasioni nella vita!

Che ne pensate? Può valere la pena o no, cambiare un po’? Un saluto e a presto!

Tags: