L’importanza di fare foto sbagliate

 “Un esperto è una persona che ha fatto tutti gli errori possibili in un determinato campo” (Niels Bohr, premio Nobel)

Se è vero, come è vero, che “sbagliando s’impara”, dovreste dedicarvi con molta più attenzione a fare foto sbagliate, piuttosto che a farne di corrette!

Ma cosa si intende per foto “sbagliata”?

E’ una foto che non rispetta i parametri standard, e che magari è zeppa di errori tecnici. Il che non significa affatto che non sia una foto valida.

Per esempio: gli smartphone fanno quasi sempre delle foto corrette.

La tecnologia di questi apparecchi viene studiata a tavolino per evitare che gli utenti commettano degli errori, sia involontari sia, il che è più grave, volontari.

E il punto è proprio questo: tutta l’industria, degli smartphone ma anche quella fotografica più in generale, ha sempre lavorato per fornirci apparecchi in grado di non sbagliare mai.

Point and Shoot, punta (nemmeno “inquadra”) e scatta! E’ l’evoluzione del “voi premete il bottone, al resto ci pensiamo noi” della Kodak.

La cosiddetta “learning curve” (curva d’apprendimento) di questi attrezzi è brevissima: dopo aver scoperto come si accendono e come funzionano quei due o tre comandi utili, si è già esperti fotografi in grado di non sbagliare nulla.

Passati i tempi di quando compravi la fotocamera e di certo, le prime volte, sbagliavi gran parte delle foto sovraesponendole (o sottoesponendole), facendo riprese sfocate o addirittura non agganciando correttamente il rullino e dunque scattando a vuoto per gran parte del viaggio!

Ma guardate la storia della fotografia e di molte altre attività umane: avanza solo a causa di certi happy accidents, errori fortunati.

Man Ray scoprì per caso che la solarizzazione delle stampe faceva al caso suo perché accese per errore la luce in camera oscura; le meraviglie dell’Intentional Camera Movement (ICM) divennero popolari dopo che diversi fotografi scoprirono che le foto malamente mosse, e che stavano per buttare, erano invece bellissime; e non avremmo il Low Key o l’High Key se qualcuno, sbagliando, non avesse ottenuto immagini fortemente sovra o sottoesposte, e così via.

Esempio di immagine “sbagliata” creata tramite ICM. Non male, vero? Creative commons License: Colin

Anche quando lo sbaglio non è stato collettivo, ha magari riguardato il singolo fotografo, comunque l’arte fotografica se n’è avvantaggiata.

Cosa accadrà, ora che non si sbaglia più e le tecniche vengono progettate a tavolino, via software?

La nostra è una società che ha il terrore dell’errore. Sbagliare è sbagliato.

Per questo, invece, dovremmo ricavarci spazi da lasciare all’insondabile e alla casualità, scattando a caso, al volo, commettendo errori grossolani solo per vedere che succede, diventare quasi ossessionati dal mantra “che succede se…”.

Sperimentate qualsiasi cosa vi venga in mente e in breve scoprirete territori inesplorati. Di certo, vi divertirete di più.

(Adattato dal libro “Il fotografo nello specchio” disponibile dal 3 luglio su Amazon.it sia come ebook che come libro cartaceo)