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Questioni di firma: watermark, passepartout, e tutto il resto

Viviamo nell’epoca del logo, e anche i fotografi non ne sono immuni. Anzi molti di loro son convinti che come non possa esistere una scarpa sportiva senza “swoosh”, così non possa esistere una foto senza “firma”. Digitale, s’intende.

Dai “bolli” stile giapponese al “photo by” che molti scrivono (rigorosamente in inglese) sotto le proprie fotografie, ai sistemi più avanzati di certificazione (come il sistema Epson, ad esempio), alle “filigrane” (watermarks) che deturpano l’intera foto, è tutto un rincorrere (ma con grandi esagerazioni) la pittura e la scultura, che da sempre vedono gli artefici firmare le proprie opere.

Stranamente, in un’epoca in cui la fotografia viene svilita in mille modi, visto che è alla portata di tutti e tutti sono “fotografi”, si diffondono comportamenti che sembrano al contrario voler riaffermare la proprietà intellettuale delle opere fotografiche.

Una contraddizione che forse si spiega con la contestuale crescita di un senso generalizzato di smarrimento: nella massa enorme, smisurata, di utenti internet, e di fotografi che condividono le immagini scattate con ritmi frenetici, ci si sente come “dematerializzati”, quasi che nulla di noi venga più riconosciuto (e spesso è davvero così).

Dunque si partecipa alla corsa alla condivisione, perché è come l’oro del Klondike, ma si vorrebbe che qualcuno, oltre a guardare la foto, e magari mettere un “mi piace”, trovasse anche il tempo di individuare chi ne è l’autore. E poco importa che, a meno non si tratti di qualcuno davvero molto famoso (a volte per meriti extrafotografici), un nome significhi ben poco. Anzi nulla.

C’è l’impressione che magari alla fine si diventi comunque un minimo riconoscibili, che qualcuno inizi a non considerarci più solo un numero, ma una precisa individualità. Che addirittura ci assegni un ruolo sociale o uno stile. Pura illusione, purtroppo.

Se andate in una piazza affollata e provate a chiedere a un buon numero di persone scelte a caso se conoscono Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Minor White, Edward Weston o Alfred Stieglitz (e parliamo di maestri che hanno fatto la storia della fotografia), ben pochi li avranno sentiti nominare, e quei pochi quasi sicuramente saranno appassionati di fotografia.

Figuriamoci, dunque, se qualcuno avrà voglia di prestare attenzione ai nostri poveri sforzi di farci riconoscere!

Ma, potresti farmi osservare, il logo o il watermark servono a difendere il copyright!

A parte che il copyright è qualcosa di decisamente sopravvalutato, specialmente se consideriamo la media delle fotografie visibili sui Social, da professionista che ha visto copiare e riutilizzare le proprie foto decine di volte ti garantisco che, a meno di massacrare letteralmente la foto mettendo una scritta di traverso (davvero orribile!), non c’è modo di fermare il “furto” delle immagini.

E in fondo, mi son sempre detto, chi “ruba” lo fa perché apprezza il mio lavoro. E se a volte ritaglia la foto per eliminare la piccola scritta che inserisco sul bordo della foto, beh, non è un dramma.

Diverso, ovviamente, sarebbe il “furto” di una foto che venga poi utilizzata per finalità strettamente commerciali: ma difficilmente potrebbero servire allo scopo le foto che inserisco online, che sono piccolissime (1200 pixel sul lato lungo: di questo parlo più avanti).

Dunque diciamocelo francamente: il logo è inutile, ma non c’è nulla di male a inserirlo in una foto se lo si fa in modo elegante e non invasivo. Io non uso loghi veri e propri, perché credo che la grafica di quest’ultimo interferirebbe con la foto stessa e, per il rispetto che nutro per le mie immagini (e che anche tu dovresti avere per le tue), non voglio che tutto il lavoro fatto sia rovinato da qualche inutile simbolo grafico.

Perciò scrivo solo il mio nome e, a volte, l’indirizzo del mio sito, visto mai che qualcuno sia desideroso di saperne di più su di me. Il tutto scritto piccolo, sul bordo in basso a destra.

Piccolo, discreto, a destra. Volendo il ladro lo può ritagliare, ma pazienza. 

Se ti sembra troppo poco, prova col sistema del passepartout: colloca la foto su una “pagina bianca” più grande (virtuale) e sul bordo che avanza scrivi tutto quel che serve. Ricorda però che tante scritte possono distrarre, specialmente se graficamente “importanti”: scegli un font semplice e lineare (tipo Calibri), e al più sottolinea le cose fondamentali utilizzando il grassetto.

Ecco un utilizzo di passepartout

Se ancora non ti basta e vuoi proprio arrivare al watermark… ti prego almeno di non metterlo nel centro della fotografia, magari multiplo! Davvero è un’offesa alla fotografia e può essere giustificato solo per gli Archivi Fotografici (agenzie di stock) che debbono gestire il copyright di foto non loro.

Qui sopra un esempio di come rovinare una foto con un logo

Rifletti sulle motivazioni per cui vuoi inserire le foto online.

Personalmente lo faccio per far vedere il mio lavoro, condividere successi, considerazioni, idee, esperimenti. Voglio che chi guarda una mia foto la veda per come è, non alterata con strane scritte e simboli arcani.

Prendo le mie precauzioni, ma non sono ossessionato, come molti, dalla possibile sottrazione delle foto: fa parte del gioco.

Pensa a come le fotografie dei grandi fotografi siano disponibili online, gratis, e spesso in formato molto grande: fai una ricerca digitando un nome qualsiasi (tipo: Ansel Adams) e troverai quantità di foto liberamente scaricabili che molti condividono senza che questo scateni chissà quali polemiche (a meno che, appunto, non se ne faccia fraudolentemente un uso commerciale).

Mi dirai: certo, ma quelli sono famosi! Verissimo: ma se noi non lo siamo, non lo diventeremo certo in forza di un logo o un watermark. Il più delle volte, le nostre foto sono viste come qualcosa che circola in modo “naturale” su Internet, quasi che dietro non ci sia un artefice. Triste, lo so, ma l’unico modo per porre rimedio a questa situazione è cercare di crescere e migliorare sempre, e al limite diventare famosi. Famosi davvero..

Inoltre, ti consiglio di mettere in atto quelle che sono delle semplici strategie di “difesa” del tuo lavoro.

Ti faccio alcuni esempi che puoi considerare anche come suggerimenti per il futuro.

Keywords

Le “parole chiave” sono delle parole (appunto) che, similmente agli hashtag, consentono di trovare le immagini in un archivio.

Ci sono moltissimi programmi che permettono di allegare questi file alle nostre foto (io uso Nikon View NX, che è gratuito e funziona su tutti i jpeg, non solo Nikon): sono utili per ritrovare – grazie a un software di ricerca – le nostre foto, ma anche per ricordarci il soggetto, il luogo, aggiungere commenti o notizie utili, oltre ovviamente al nostro nome.

Prima di inserire online le tue foto, cura di aggiungere come metadati il tuo nome e almeno alcune informazioni base, perché questo rende più facilmente tracciabili le immagini (sebbene alcuni siti a volte le “taglino” via).

Titolo della foto

Scommetto che spesso lasci al file il nome originale, una cosa tipo “_DSC1025”, vero? Al massimo nomini in modo generico il file, prima di condividerlo.

Sai che Google per trovare le foto utilizza il titolo? E che se perdi cinque minuti a nominare per bene le foto, migliori il tuo posizionamento online? Non essere timido e scrivi nel titolo tutte le informazioni fondamentali, compreso il tuo nome, ad esempio “barca_al_tramonto_Sardegna_Scataglini”.

Anche questo aiuta a proteggere i tuoi diritti, in caso di problemi.

Le dimensioni contano

800 pixel sul lato lungo possono bastare, 1200 sono l’ideale, 1600 è secondo me il limite massimo. Con queste dimensioni, un file può essere stampato in un discreto 13×18 cm.

Buono per un biglietto d’auguri, non certo per altro.

Ma le dimensioni non sono tutto. Occorre anche salvare il file con una certa compressione jpeg, cioè non salvarlo alla massima qualità, ma in qualità media.

Lo “svuotamento” di pixel che si ottiene con la compressione ci offre due vantaggi: riduce il peso della foto a pochi Kb, e la rende davvero quasi “instampabile” a causa degli artefatti Jpeg visibili sotto forma di antiestetici quadratini.

Come fare? Alcuni softwares, tipo Photoshop, hanno una specifica funzione “salva per web”, ma quasi tutti offrono, nel momento in cui si salva una foto, la possibilità di scegliere la compressione: esistono in genere 12 livelli, dove 12 è la qualità massima. Una qualità da 6 a 9 andrà benissimo.

Alcuni programmi chiedono la percentuale di compressione: scegli il 60 -70 % e sei a cavallo. Sullo schermo del computer le foto sembreranno assolutamente normali, ma provando a stamparle, ti assicuro, faranno davvero pena!

Sfrutta i commenti

Facebook, Flickr, Instagram e tutti gli altri social o siti di condivisione non sono un’Olimpiade. Non si vince niente, se non la soddisfazione di veder riconosciuti i propri meriti.

Ma il successo è qualcosa che devi guadagnarti attraverso un serio e onesto lavoro. Se pubblichi foto di gattini, tramonti, belle ragazze in bikini o cose del genere, è molto probabile che le tue foto ricevano montagne di cuoricini e “mi piace” e che magari vengano condivise in giro per la rete, con abbondanza di commenti e punti esclamativi.

Se è questo che vuoi, va benissimo, non c’è niente di male.

Ma, con la fotografia, non c’entra nulla. Quel che devi condividere non sono tanto i soggetti, e forse nemmeno le fotografie: sei tu.

Il tuo modo di pensare, di sentire, le tue idee, sensazioni, emozioni, il tuo modo di essere. Le foto dovrebbero essere oneste rappresentazioni della tua personalità, a prescindere se ritraggano una modella, un paesaggio, uno stil life o qualsiasi altra cosa.

Anche a costo di non ricevere le migliaia di apprezzamenti che speri, e che ritieni di meritare.

Leggi con attenzione i commenti un minimo articolati, che ti dicano non solo se la foto è piaciuta o meno, ma anche perché.

Foto controverse possono generare discussioni: non offenderti, anzi, dovresti gioirne. Tutto è così asettico e standard, oramai, che qualcosa di diverso, che stia fuori dal coro, è prezioso e merita rispetto, in ogni caso.

Non badare a chi ti dice “wow! Bella! Sei un grande!” e cose del genere. Spesso chi scrive queste cose ha dato un’occhiata distratta alla tua foto e gli sono piaciuti i colori, o sono tuoi amici e volevano farti contento.

Oppure sperano che tu, a tua volta, dica lo stesso delle loro foto.

La Rete è una trappola, e un serio ostacolo alla crescita personale di un fotografo.

Presta attenzione. Se le tue foto non ricevono il giusto apprezzamento, spesso non è perché non sono buone: a volte è perché lo sono anche troppo per gli standard medi!

Partecipa ai forum e alle discussioni che non si limitano a fugaci commenti, e quando sei tu a voler commentare una foto di qualcun altro, fallo con onestà e ovviamente molto tatto, se non ti è piaciuta.

Ricorda che cattura più mosche una goccia di miele che un litro di fiele. Internet è già troppo una Corrida, lavoriamo insieme per farne un luogo (anche se virtuale) migliore!

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