Consigli pratici per fotografare l’inverno

Chi mi conosce sa che sono un grande amante del freddo e dell’inverno (amo molto meno – direi affatto – l’estate: so di essere in minoranza!).

Perciò per questo primo post del nuovo anno, vorrei iniziare con una serie di spunti e consigli per fotografare nella “brutta” stagione, interrompendo provvisoriamente la serie di articoli più “riflessivi” e per così dire filosofici.

Una delle caratteristiche dell’inverno sono le precipitazioni (pioggia e neve soprattutto) anche se negli ultimi anni i cambiamenti climatici hanno reso l’intera faccenda assai più complessa.

La neve è un potente fattore semplificativo, per così dire: un telo completamente bianco su cui pochi elementi scuri emergono in modo prepotente. L’esempio più noto, e tanto caro alla cosiddetta “fotografia minimalista”, è quello degli alberi spogli che si staccano graficamente dallo sfondo candido.

L’importante è partire dall’idea che il paesaggio innevato è come un foglio bianco, su cui scrivere.

Se fotografiamo immersi nelle nubi o nella nebbia la semplificazione della scena è ancora più spinta. Dal velo grigio chiaro emergeranno appena i contorni di alcune parti del paesaggio,  aiutandoci a realizzare immagini assai suggestive, specialmente se stiamo fotografando in un bosco.

Anche durante un acquazzone si possono realizzare scatti interessanti. Tutto sta nelle capacità del fotografo di essere creativo e, ovviamente, proteggere la propria attrezzatura.

Proteggere l’attrezzatura dall’acqua

Le precauzioni da prendere per proteggere la nostra fotocamera in situazioni come queste sono legate al buon senso, ma in generale è ovvio che dovrete evitare il più possibile che i fiocchi di neve si posino sulla lente frontale e sulla fotocamera, specialmente se quest’ultima non è tropicalizzata, cioè “waterproof”, grazie a sottili guarnizioni.

Per fare questo, si può ricorrere a un semplice sacchetto di plastica trasparente, bloccato intorno all’obiettivo grazie a un elastico, e a un paraluce che, con un po’ di accortezza, eviterà che i fiocchi vaganti spinti dal vento raggiungano il filtro UV o Skylight che avremo fissato davanti la lente frontale per proteggere il delicato strato antiriflesso, visto che saremo comunque costretti, ogni tanto, ad asciugarla.

A questo scopo tenete a portata di mano l’apposito panno delicato, meglio ancora le apposite cartine sottili. Evitate di ricorrere a fazzolettini vari, che rischiano di rigare la lente frontale o il filtro e comunque lasciano residui e pelucchi.

Attenzione all’esposizione!

Sebbene lo sviluppo di sensori esposimetrici e algoritmi di calcolo sempre più precisi e potenti renda difficile sbagliare, quando le condizioni di ripresa sono davvero fuori dalla norma, come appunto quando siamo immersi completamente nel bianco o nella nebbia, o abbiamo un cielo completamente coperto di nubi e dunque molto chiaro, anche l’esposimetro più perfezionato viene tratto in inganno.

Cercando di ricondurre tutta la scena al grigio 18%, tenderà dunque a sottoesporre, rendendo la foto ripresa grigiastra, anzi bluastra e “smorta”.

Per questo ti vorrei dare dei semplici consigli:

1 – E’ sempre bene sovraesporre almeno di mezzo diaframma (ma ancor meglio di un diaframma intero);

2 – Se vogliamo aumentare l’effetto “bianco con pochi dettagli”, potremmo anche decidere di esagerare, arrivando a due o addirittura tre diaframmi in sovraesposizione. Lavorando in digitale, conviene fare diverse prove, in modo da non sbagliare;

3 – Se possibile, sarebbe ideale fare una lettura del grigio al 18% (esistono anche appositi cartoncini), ad esempio leggendo l’esposizione su un muro di cemento, sul cielo azzurro lontano dal sole o sul verde di un prato (cosa rara sotto la neve!), tutti elementi grossomodo grigi al 18%.

Va bene anche l’asfalto chiaro, non bagnato.

Il problema del freddo

Visto poi che siamo, teoricamente, nel periodo più freddo dell’anno, e dunque dovremo affrontare, durante le nostre uscite fotografiche, tutte le difficoltà legate alle basse temperature e alle condizioni ambientali avverse, dovremo combattere gli effetti che queste possono avere sulle nostre attrezzature.

Le batterie, e in generale le fotocamere, sono generalmente progettate per le temperature “normali”, che  grossomodo vanno da 0° a 35°C.  Man mano che ci si allontana da questi standard possono insorgere dei problemi, soprattutto quando si opera col freddo estremo.

Le reazioni chimiche interne alla batteria, ad esempio, tendono a rallentare con il freddo, mentre l’aumento della cosiddetta resistenza interna dovuta alle basse temperature porta le batterie a sfruttare tutte le proprie capacità per alimentare la fotocamera e questo le rende meno efficienti.

La tipologia di batterie ricaricabili al Nickel Metal-Idrato, NiMH, ha una buona resistenza alle basse temperature, sebbene inferiore rispetto a quelle agli Ioni di Litio, Li-ion, che sono da preferire (ma oramai sono le più diffuse).

Durante l’inverno, dunque, soprattutto operando in montagna o in regioni del nord Europa, è particolarmente importante portare con noi almeno una batteria di ricambio, ancor meglio due. Ovviamente ben cariche.

Quelle non in uso è preferibile riporle (se ci troviamo a operare a temperature prossime allo zero o al di sotto) in una tasca a contatto col nostro corpo, in modo da mantenerle relativamente al caldo. Un tasca interna della giacca a vento andrà benissimo.

La condensa

Un altro nemico subdolo e pericoloso è però la condensa.

Generalmente teniamo le nostre fotocamere al sicuro e ben protette in “ambienti” meno freddi dell’esterno (la borsa, uno zaino), tirandole fuori all’occorrenza. Questo provoca la comparsa sulla lente frontale di una fastidiosa condensa: la stessa cosa può avvenire all’interno stesso della fotocamera.

Ancor peggio se siamo stati in un ambiente relativamente caldo (un rifugio, un bar, un’abitazione) e poi usciamo al freddo. In casi come questi, a volte può essere impossibile fotografare fin quando la temperatura superficiale della fotocamera non si sia allineata con quella ambiente.

Il consiglio è di fare in modo che la fotocamera rimanga sempre alla temperatura ambiente, in pratica senza proteggerla e senza portarla con noi in ambienti riscaldati.

Questo però fa spesso a pugni con la necessità di non far scaricare le batterie (che però possono essere rimosse e portate con noi) e, il più delle volte, anche con la sicurezza.

Se mentre stai scattando la fotocamera si blocca, potrebbe essere un problema di condensa interna. Non forzarla! Togli immediatamente la batteria e prova a far “termoregolare” la fotocamera.

Presta molta attenzione anche quando sostituisci gli obiettivi. Tenere esposta la parte interna della fotocamera agli agenti esterni è sempre da evitare, perciò fai in modo che l’operazione duri il minimo possibile. Con neve o pioggia la cosa diventa ancora più pericolosa.

Per ridurre al minimo i rischi sarebbe bene:

  • Montare sulla reflex o sulla mirrorless un obiettivo zoom ad ampia escursione focale, ad esempio un obiettivo corrispondente al 28-300 mm, rinunciando a un po’ di qualità in favore della sicurezza;
  • Se ne hai una, porta con te una compatta, meglio se di qualità e tropicalizzata, o una bridge camera, che in genere monta zoom estesi e adatti a quasi tutti i generi di ripresa. Riparate dentro una busta di protezione, come abbiamo visto, potremmo tenerla sempre a portata di mano, evitando problemi.

Naturalmente, non intendo spaventarti!

Riguardo ai problemi legati al freddo, in tutta la mia carriera di fotografo solo una volta ho avuto problemi, e stavo in Norvegia a -25°C! Oltretutto, con un po’ di pazienza, tutto si è risolto. Ma è bene essere pronti ad affrontare le situazioni più diverse.

Ma veniamo finalmente agli aspetti belli e creativi.

Il ghiaccio, la brina e la galaverna sono elementi in grado di regalare immagini straordinarie. Quando l’aria è umida e l’acqua si condensa sulle piante o sugli oggetti, ecco che con le temperature basse tende a ghiacciare, creando ghirigori davvero intriganti.

Se l’umidità è molto alta e la temperatura inferiore a 0°, compare la calaverna o galaverna (dal latino caligum hibernum). Se l’umidità è trascinata dal vento, come in montagna, sulle rocce e sulle parti esposte si depositano cristalli di ghiaccio orientati nel senso del vento e lo spettacolo è garantito.

Ecco alcuni semplici consigli:

1 – L’illuminazione migliore è quasi sempre quella radente o in controluce, sebbene a volte si ottengano risultati notevoli anche con la luce piatta di un giorno nuvoloso.

Non sempre è possibile, se si opera in condizioni di forte nuvolosità, ottenere la luce che cerchiamo, ed ecco perché può tornare utile un flash o una torcia a led, in grado di regalarci quel colpo di luce in più quanto mai prezioso a tirar fuori un po’ di trama, di trasparenze, di texture. Naturalmente sto parlando di immagini macro e close up, non di paesaggi, dove a volte è proprio la mancanza totale di contrasti a regalarci le foto più interessanti.

2 – E’ bene tener conto della necessità di evidenziare anche gli aspetti nascosti del nostro soggetto

All’interno del ghiaccio ci sono bolle d’aria, piccoli corpuscoli, foglie, che meglio possono essere messe in evidenza se illuminate controluce. Se possibile, utilizza la luce del sole, altrimenti puoi sfruttare ancora una volta una torcia led o un piccolo flash.

3- Tieni d’occhio i dettagli presenti sulla superficie di uno stagno ghiacciato o addirittura di una pozzanghera.

Il ghiaccio ingloba ed evidenzia ogni cosa si trovasse nell’acqua al momento in cui la temperatura ha iniziato a scendere. Se l’ideale sono foglie colorate, anche piccoli rametti o addirittura piccoli animali morti (specie insetti) possono fornire spunti preziosi.

4 – Il colore del ghiaccio, e del freddo in generale, è il blu, lo è anche psicologicamente.

Per noi umani il blu rappresenta un colore “freddo” sebbene sia in realtà (dal punto di vista della Fisica) più caldo del rosso o del giallo.

Se il tuo soggetto ghiacciato si trova in ombra, sicuramente la foto avrà una forte dominante bluastra, che potrai eliminare in postproduzione, o direttamente sul campo impostando adeguatamente il bilanciamento del bianco. Al sole la dominante si vede meno.

Comunque, potresti anche decidere di accentuare “l’azzurrità” del tuo soggetto, proprio per sottolinearne l’aspetto freddo, starando intenzionalmente il bilanciamento del bianco stesso, sia sul campo come anche in postproduzione.

E’ una scelta soggettiva, ma visto che dalle ricerche pare che sia il blu il colore più amato dagli esseri umani, magari è una buona idea fare questa scelta…

E se proprio il freddo non arriva e vuoi comunque realizzare delle foto col ghiaccio, potresti raccogliere foglie o altri oggetti, inserirli in una vaschetta piena d’acqua e mettere il tutto in congelatore.

Illumina la composizione da dietro e avrai delle foto interessanti, sebbene del tutto artificiali. Visto che avrai il controllo totale della situazione, concentrati nel creare composizioni efficaci!

Anche se fuori fa molto freddo, potresti utilizzare la tecnica appena descritta portando poi all’aperto il tuo blocchetto di ghiaccio: inserendolo tra la neve, potrai dargli un aspetto naturale e creare uno “still life” originale.

Buon Inverno!

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