Una fotocamera sempre con te

Leggendo gli articoli sulla stampa specializzata o navigando sui siti di fotografia, si osservano lunghe riflessioni su “dove sta andando la fotografia”, su cosa ci aspetta per il futuro.

C’è chi predice un’imminente scomparsa delle reflex digitali, chi sostiene che le Mirrorless rappresentino già oggi l’alternativa più convincente, chi vaticina l’avvento di nuovi sensori dalle mirabolanti caratteristiche e in grado di esporre alla luce di una singola stella nella notte più buia senza che si noti la minima traccia di “rumore”.

A volte siamo davvero fantascienza, e non scienza.

Eppure, a ben guardare, il futuro della fotografia – almeno dal punto di vista tecnologico – potrebbe risiedere non tanto sulla qualità intrinseca delle fotocamere, ma nella loro forma, dimensione e portabilità.

Un vecchio detto recita che la fotocamera migliore è quella che hai con te quando serve: oggi (quasi) tutti abbiamo in tasca, sempre, una fotocamera. Parlo ovviamente di quella inserita nello smartphone.

Quando i primi “fotofonini” della Nokia comparvero sul mercato, gran parte dei fotografi dissero che erano un’innovazione tecnica destinata a non durare, una “stupidaggine”, un puro e semplice gadget. Dissi più o meno la stessa cosa anch’io, a essere sincero, comportandomi come l’impresario che liquidò Elvis Prestley sostenendo che non avrebbe mai fatto carriera come cantante.

Se le capacità fotografiche dei primi cellulari fotografici erano davvero imbarazzanti (sebbene ricordi di aver avuto un Nokia con obiettivo Zeiss che non andava affatto male), man mano la situazione è decisamente cambiata, e oggi anche smartphones entry-level come quello che possiedo io, magari grazie a qualche app che ne sblocchi alcune potenzialità (uso Footej Camera per le riprese e PhotoDirector per la postproduzione direttamente sul device), è diventata almeno pari a quella di una compatta di livello medio o medio-alto di qualche anno fa.

La svolta vera è stata la disponibilità del formato RAW anche sugli smartphone che non ne sono dotati in modo nativo. Il mio smartphone ad esempio non l’avrebbe, ma Footej permette di salvare il file nel formato DNG (Digital Negative) di Adobe.

Questo mi mette in grado di postprodurre il file traendone veramente il massimo, e sono il primo a sorprendermi dopo aver – novello San Tommaso – toccato con mano le potenzialità di un sensore piccolo come la capocchia di uno spillo e un obiettivo quasi invisibile.

Ho stampato delle fotografie realizzate con lo smartphone nel formato 20×30 cm e son rimasto a bocca aperta. Ecco, per me questo segna un punto di non ritorno: col tempo, queste fotocamere diventeranno sempre più performanti, sempre più in grado di fornire foto di buona qualità e dunque forse metteranno definitivamente fuori mercato una parte dei prodotti entry-level, specialmente quando si troverà il modo di avere dei comandi manuali adeguati e soprattutto di introdurre un vero zoom ottico (che è la cosa più difficile, in effetti).

In questa fotografia si nota come anche un comune smartphone possa restituire molti dettagli (ovviamente non apprezzabili online), con una totale profondità di campo.

Uno still life naturale colto sulla spiaggia del lago di Bolsena. Da vicino l’obiettivo dello smartphone dà il meglio di se. Nell’originale sono ben visibili i singoli granelli di sabbia.

Ho realizzato questa foto come test. Ero in una galleria etrusca, davvero molto buia, anche a causa delle nubi (in quel momento iniziava a piovere). Ho collocato lo smartphone sul treppiedi grazie a un semplice accessorio acquistato online e ho inserito l’autoscatto per evitare di muoverlo. A 100 ISO, nonostante la scarsa luce, il tempo di scatto è stato di 1/12 di secondo. Non riponevo molte speranze sul risultato, e invece la foto è buona, con appena un po’ di rumore nelle parti di transizione tra le zone in ombre e quelle alla luce.

Situazione simile alla precedente. Per avere un po’ di “mosso” nell’acqua, ho applicato un filtro ND8 davanti l’obiettivo.

In viaggio sul treno, ho notato i vetri macchiati dalla pioggia oramai asciutta. In controluce, ho scattato questa foto. L’obiettivo era quasi a contatto con il vetro ma alla fine si legge anche un po’ dello sfondo. Situazione esposimetrica difficile, ma in fondo ben risolta dal “telefono”

La sera stessa, al ritorno, mentre ero in stazione mi son dilettato con degli ICM utilizzando i treni di passaggio…

Viene da chiedersi anche quali siano le caratteristiche che possano rendere interessanti le fotocamere inserite negli smartphone ai fotografi più creativi e consapevoli.

Beh, trovo ci siano già oggi delle caratteristice di notevole interesse che queste fotocamere hanno, anche rispetto alle normali fotocamere digitali. Oltre ovviamente al fatto che le abbiamo sempre con noi (ed è tranquillizante, non trovi?), e che volendo possiamo condividere immediatamente la foto con chiunque, come anche sui Social. Quel che a me intriga di più sono però alcune proprietà strettamente di tipo ottico.

Fotografare con uno smartphone è come farlo con una fotocamera stenopeica, o quasi: le dimensioni del “foro” del diaframma sono microscopiche. Una volta ho aperto uno cellulare rotto ed è incredibile verificare le dimensioni dell’insieme “obiettivo – sensore”! Eppure, grazie alle dimensioni minime dell’elemento sensibile e delle lenti, l’apertura risultante è discretamente luminosa.

Il mio possiede un promettente 26 mm f/2.3, che insomma non è da buttar via. In realtà, però, l’obiettivo è un 3,46 mm, visto che il fattore di moltiplicazione dovuto al sensore è di ben 7x.

Un grandangolare di una simile lunghezza focale effettiva ha una profondità di campo quasi infinita, motivo per cui – come nelle fotocamere stenopeiche – puoi avere un bell’effetto “tutto a fuoco” anche inquadrando un soggetto da vicino.

E’ il motivo per cui molti si stupiscono delle “belle foto macro che fa il mio telefono”!

Non a caso il mio smartphone non ha la regolazione dei diaframmi: la luminosità si regola variando gli ISO. A che servirebbe diaframmare, visto che non si può aumentare la profonfità di campo?

Certo, con molta luminosità, anche a ISO minimi, si può incorrere nella sovaresposizione, motivo per cui mi sono attrezzato con un filtro ND 8 a lastrina (in resina) che ho segato in quattro parti con un traforo. All’occorrenza, fisso una, due o tre parti della lastrina davanti l’obiettivo tenendo il tutto fermo con un elastico, e sono pronto anche per le fotografie con tempi lunghi (il mio “telefono” arriva a 8 secondi di scatto).

Se possiedi un telefono di qualità anche solo poco più alta del mio, potrai fare cose davvero interessanti.

Il “tutto a fuoco” non è solo una caratteristica utile, è anche qualcosa che apre prospettive nuove, nel vero senso del termine.

Oggi è facile, grazie a uno smartphone, realizzare foto con un primo piano e uno sfondo nitido, cosa che richiede un treppiedi e un obiettivo molto diaframmato con le normali fotocamere.

E non è detto che su questo terreno la qualità sia così diversa: diaframmare un obiettivo porta sempre a un decadimento della qualità a causa della diffrazione, mentre l’obiettivo dello smartphone, che opera con un solo diaframma, è progettato per dare il meglio a quel singolo, specifico diaframma.

La foto sarà sicuramente più “granosa” (il sensore è comunque piccolo) ma per ingrandimenti fino al 30×40 cm andrà benissimo, specialmente se quel che conta è, appunto, il tutto a fuoco, piuttosto che la nitidizze pura e semplice.

Lo smartphone dunque sostituirà reflex e mirrorless?

No, non credo, almeno non in tempi relativamente brevi. Non è questa la sua funzione. Certo, ha già messo fuori mercato le compatte, ma di fatto è solo un ulteriore strumento nelle mani del fotografo che dovrebbe, secondo me, sfruttarlo per quel che vale e per quello che può offrire.

Anch’io sono stato tra i denigratori dello smartphone, ma oggi lo uso – all’occorrenza – come fotocamera creativa o per il puro piacere di farlo. Quando serve, è bello sapere che c’è e nelle giuste mani può fornire fotografie più che valide, specialmente ricordando che alla fine conta sempre e solo la capacità del fotografo di esprimere quel che ha da dire, e che tu sia un fotografo di Magnum o un amatore della domenica, lo smartphone ti offre mille possibilità che prima non avevi. In fondo, perché non approfittarne?

E magari, in una prossima occasione, parleremo di altre fotocamere “borderline”, nate quasi come “giochini” e che invece stanno cambiando il panorama della fotografia, come le Action Cams o i Droni…

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