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Fotografare a Oaxaca

Il ritratto che vedi qui sopra è appeso, in grandi dimensioni, al muro nella sala da pranzo della mia casa.

Si tratta di uno dei mie scatti più conosciuti, ed è fra quelli che amo di più.

Una foto che riesce a parlare di Oaxaca e della sua magia, del modo di pensare dei Messicani, della loro maniera di rapportarsi alla vita e alla morte.

Questo bambino non è dunque, ai miei occhi,  semplicemente un bambino mascherato. E’ molto di più.

Si tratta di un’immagine che simboleggia per me Oaxaca (Nota: una delle regioni più povere e al tempo stesso suggestive del Messico), lo stato “magico” per eccellenza, e più in generale il Messico, poiché ne include uno dei suoi aspetti più ancestrali: il particolare modo di rapportarsi alla morte che deriva dalla cultura Mexica.

Oaxaca mi ispira, ed è, almeno per me, il luogo ideale dove fare una buona fotografia documentaristica.

Fotografo là da diversi anni, ed ogni volta che torno per me è come ritornare a casa: ho esplorato non solo la omonima capitale dello stato (il cui nome completo è Oaxaca de Juarez), ma anche alcune parti della Valle Central, dove  da due anni collaboro con una ONG, e poi Hierve El Agua (un luogo davvero magico!), Cuilapam de Guerrero, Mitla, Monte Alban…

Da diversi anni le opportunità migliori per viaggiare a Oaxaca mi arrivano grazie alle spedizioni fotografiche durante le celebrazioni della Guelaguetza, tra luglio e agosto, e durante Los Dias de Muertos, fra fine ottobre e inizio novembre.

(Consulta le date della Guelaguetza photo exepedition 2019).

La capitale è comunque, sempre, una città particolarissima. Ogni volta che ci sono stato, e mi è capitato anche fuori dai consueti giorni di celebrazioni, c’era qualche evento, e questo fa sembrare la città sempre in festa.

Mi ricordo che due anni fa dovetti tornare dopo una sola settimana dalla fine della Guelaguetza per lavorare per la ONG Puente a la Salud.

La sera stessa in cui arrivai, dopo essermi rinfrescato in albergo, mi diressi alla piazza di Santo Domingo, una delle principali della città, e incontrai una boda (un matrimonio) che in pratica era una versione in piccolo della Guelaguetza: alte figure in cartapesta, fuochi artificiali, mezcal, balli e doni lanciati alle persone che si trovavano in strada in quel momento.

In un giorno normale, come tutti gli altri.

Per questo, anche se pochi lo sanno,  Oaxaca è una città dove ogni anno alcuni grandissimi della fotografia mondiale si riuniscono: mi vengono in mente i nomi di David Alan Harvey, Ernesto Bazan e il mio amico Vittore Buzzi.

David Alan Harvey  ha spesso dato workshops a Oaxaca, al pari della indimenticabile Mary Ellen Mark, e in un’intervista il fotografo che ha ispirato Clint Eastwood per il personaggio di Robert Kincaid ne I ponti di Madison County, ha definito il Zocalo (la piazza principale) di Oaxaca una delle più belle piazze del mondo.

Tenendo conto di quanti fotografi importanti l’abbiano ritratta, fotografare a Oaxaca è anche una sfida particolarissima, che può dare grandi soddisfazioni e grandi frsutrazioni.

Qualche giorno fa sono andato a editare le foto realizzate in quella terra magica per il libro che stavo preparando.

E mi sono quasi imbattuto in due scatti che avevo ignorato prima.

Come a volte accade andando a spulciare negli archivi si trovano scatti davvero interessanti. E di questi voglio parlare con voi oggi.

“Comparsa”,  di Alex Coghe

fotografare oaxaca

Questa foto è stata realizzata durante le fasi iniziali di una “comparsa” durante le celebrazioni di Dia de Muertos (Day of the Dead) a Oaxaca, nel barrio di Xochimilco durante la notte. (A questo punto urge una spiegazione su cosa sia una comparsa: è un gruppo di persone che sfilano insieme in una festa popolare in maschera, spesso con abiti dello stesso tipo).

In queste  occasioni mi sento davvero messo alla prova come fotografo, perché quando si fotografa durante un evento, in questo caso una cerimonia, abbiamo più tempo per gestire le situazioni che abbiamo di fronte a noi e alle nostre fotocamere, e possiamo concentrarci su “risolvere” un’immagine nel modo più fotografico possibile.

Per capire meglio l’ intento di questa foto, possiamo usare alcune classiche griglie di composizione:

Ogni “griglia” e grafica in realtà è una maniera diversa di dirci la stessa cosa:

la donna con il cesto di vimini sulla testa nel fotogramma sul lato sinistro è estremamente importante perché il suo ruolo è “propedeutico”, funziona come guida per entrare nello scatto e di fatto accompagna fotografo e spettatore nella scena.

Grazie a lei possiamo entrare insomma nello spazio del fotogramma, e questa è la posizione del nostro punto di vista, esattamente dietro la donna.

Dare la sensazione allo spettatore di entrare nella scena è spesso uno degli elementi più importanti di una buona fotografia: lo fa sentire “dentro”, coinvolto, parte stessa del palcoscenico.

Pantheon di Xoxocotlan Santa Cruz, di Alex Coghe

fotografia cimitero oaxaca

Ho realizzato questa fotografia nel vecchio pantheon (cimitero) di Xoxocotlan Santa Cruz, quando gli abitanti del villaggio trascorrono la notte lì con i loro cari che non abitano più questo mondo.

Xoxocotlan è stata “responsabile” di un cambiamento in me stesso, perché mi ha fatto comprendere realmente lo spirito con cui i Messicani vivono l’esistenza e il passaggio verso la morte, ineluttabile destino per tutti noi.

L’atmosfera è molto speciale, inspiegabilmente dotata di magia, e il mio obiettivo era quello di evidenziare questi aspetti.

Sono stato attirato da questa scena dolce e armoniosa, e mi sono avvicinato il più possibile per poter scattare la foto che volevo e documentare la particolare atmosfera del luogo.

La scelta compositiva era focalizzata sul dare un’immagine piena, con elementi che potessero rappresentare la dignità del luogo e la sua essenza, in quella notte.

 

 

In questo caso, con le griglie ho soprattutto voluto sottolineare i diversi “pesi” compositivi delle sezioni dell’immagine.

Ma credo che l’elemento chiave dell’interesse lo si colga bene soprattutto nell’ultima griglia: le due diverse espressioni della donna e della bambina, che guardano in direzioni opposte mentre l’una abbraccia l’altra. Un dettaglio che trasforma una foto “ok” in una foto interessante.

Come abbiamo discusso in un altro articolo, realizzare fotografia documentaristica impone al fotografo un’attenzione sia al contenuto che all’aspetto formale  dell’immagine. Non sempre si riesce, ma bisogna tentarlo.

Riesce però più facilmente quando la fotografia si trasforma in una esperienza totalizzante, dove sei coinvolto prima di tutto come essere umano, genuinamente interessato alle persone.

Ed è quello che capita a me quando lavoro a Oaxaca.

Un grandissimo della fotografia Italiana, Mario Dondero disse a Simona Guerra, nel suo libro autobiografico edito da Mondadori nel 2011: “… a me le foto interessano come collante delle relazioni umane  e come testimonianza delle situazioni. Non è che a me le persone interessino per fotografarle, mi interessano perchè esistono.”

Ecco, non riesco a immaginare consiglio migliore per chi arriva a Oaxaca con una macchina fotografica al collo.