Garry Winogrand, il fotografo di strada che consumava 12 rullini al giorno

È impossibile parlare di street photography senza nominare Garry Winogrand, una delle figure più influenti del secolo scorso. Per lui scattare era una vera e propria necessità, un’urgenza che non poteva contenere in alcun modo.

Durante la sua vita e carriera riuscì ad accumulare circa 20.000 provini a contatto, 100.000 negativi e 30.500 diapositive a colori 35mm, oltre ad alcune stampe Polaroid e diverse pellicole cinematografiche amatoriali.

Ma chi si nasconde davvero dietro a questo artista dall’incontenibile passione per la fotografia? Mettiti pure comodo, perché sto per raccontartelo.

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Ritratto di Garry Winogrand

Venice Beach, California. Siamo nella primavera del 1982, si capisce dalle t-shirt che indossano i passanti e dalla leggera brezza che scompiglia le loro capigliature, ancora troppo legate allo stile anni Settanta.

Un uomo qualunque si aggira per la celebre spiaggia con la sua Leica appesa al collo e una strana borsa penzolante dalla spalla destra.

I capelli ormai grigi, gli occhiali da vista che incorniciano il volto, la pancia rotonda e pronunciata che spunta da sotto un’elegante camicia di colore verde sono tutti indizi che lasciano intuire l’età di questo bizzarro personaggio, che ormai ha già raggiunto e superato il traguardo dei 50 anni.

Ebbene, quell’uomo non è un passante qualunque. È Garry Winogrand. Discreto, veloce e sorridente come solo lui sapeva essere. La telecamera che lo immortala mentre scatta a destra e a manca per Venice Beach è quella di Michael Engler, un famoso regista americano (per intenderci, quello di Sex and the City e Six Feet Under) che sta realizzando un documentario sui più grandi fotografi americani dell’epoca.

In quel momento nessuno poteva immaginare che Winogrand sarebbe morto per un cancro alla colecisti appena due anni dopo, all’età di 56 anni. Quello che oggi ci rimane di lui è un’incredibile eredità di oltre 5.000.000 di scatti. Sì, hai capito bene: cinque milioni di scatti. Winogrand è stato uno degli artisti più prolifici di tutta la storia della fotografia. Si dice che in un solo giorno fosse capace di consumare anche 12 rullini. Ma da dove viene questa sua curiosità verso la vita, questa incontenibile urgenza di scattare e ritrarre gli esseri umani in ogni situazione possibile e immaginabile?

garry winogrand fotografiaUn uomo cieco e sordo chiede l’elemosina per le strade di New York

Winogrand ha sempre avuto una grande vocazione per l’arte e la pittura, fin da ragazzino. Durante gli anni dell’università scopre il mondo della fotografia ed è subito amore a prima vista. Il suo interesse si sposta immediatamente sulle persone, la sua missione è ritrarre su pellicola quello che secondo lui è il più grande spettacolo mai prodotto dall’umanità: la vita stessa.

L’occupazione principale di Garry all’inizio degli anni Sessanta diventa dunque passeggiare per le strade di New York con la sua fedele Leica, scrutando la folla a un ritmo di mille occhiate al secondo, sempre attento e pronto a cogliere il momento decisivo per scattare.

Da queste interminabili sessioni fotografiche nascono capolavori come Women are Beautiful, un reportage incentrato sulla rivoluzione femminile che stava avvenendo proprio in quel periodo per le strade degli Stati Uniti.

Le immagini di Winogrand mostrano donne fiere, decise e risolute, che non hanno alcuna paura del giudizio della società nei loro confronti. Sono donne libere, che indossano ciò che le fa stare bene e mettono in mostra il loro corpo quanto basta per scandalizzare il prossimo e, allo stesso tempo, affermare e reclamare la propria libertà d’espressione.

winnogrand women are beautifulWinogrand ritrae alcune donne che si divertono a un party

Eppure Garry Winogrand non aveva nessun intenzione di comunicare messaggi particolari con le sue foto, né tantomeno di far valere il suo personale punto di vista.

Come lui stesso ammette, “[…] per me l’essenza della fotografia è catturare un pizzico di realtà (qualunque essa sia) su pellicola. Se poi quell’immagine significa qualcosa per qualcuno, allora tanto meglio”.

L’unico scopo del celebre fotografo è quello di immortalare la realtà così com’è, di descrivere quello che succede nel mondo con dovizia di particolari, ma senza attribuire alle sue immagini significati profondi o simbolici. Non ci sono momenti più importanti di altri, ci sono solo momenti.

È come se Winogrand utilizzasse la fotografia per conoscere meglio se stesso, per capire fino in fondo quali siano le sue potenzialità e com’è fatto il mondo che egli vede attraverso il mirino della Leica. La fotografia diventa una sorta di terapia, una specie di viaggio introspettivo che a volte sconfina nell’ossessione e nella maniacalità, un percorso dove tutto è importante ma niente, in fondo, conta davvero.

Every thing is photographable (Ogni cosa può essere fotografata!)

Questo è il titolo del film – documentario da poco uscito su Garry Winogrand, e che ti consiglio di vedere.

Garry Winogrand: All Things are Photographable OFFICIAL TRAILER from Pieshake Pictures on Vimeo.

Lui odiava le etichette con tutto se stesso. Nonostante fosse uno dei principali ambasciatori ed esponenti della street photography del tempo, non sopportava l’idea di essere definito come un fotografo di strada.

Non gli interessavano le regole, le critiche né le perplessità sul suo conto, lui andava dritto per la sua strada. Non voleva piacere a nessuno, voleva solo scattare a più non posso nel disperato tentativo di fissare nel tempo e nella memoria attimi di vita che altrimenti sarebbero semplicemente scivolati via, senza mai essere notati.

Era un uomo con una missione ben precisa, che forse nessun altro poteva capire fino in fondo. Armato della sua Leica M4 (dotata di lenti grandangolari e messa a fuoco manuale), Winogrand si aggirava furtivo per le strade di New York e Los Angeles alla ricerca della verità.

elefante garry winogrand

Usciva di casa con la sua Leica al collo e iniziava a scattare forsennatamente. Uomini, donne, animali, bambini: niente e nessuno sfuggiva all’obiettivo del fotografo che amava “prendere appunti” attraverso il mirino della sua macchina foto. La pellicola era la sua carta preferita, e il click dell’otturatore la penna che usava per raccontare ogni genere di storia.

Viene da chiedersi se non provasse qualche sorta di attacco di panico ogniqualvolta dovesse ricaricare il rullino della Leica, cosa che (come avrai potuto intuire dall’enorme quantità di scatti che produceva ogni giorno) avveniva abbastanza spesso.

Winogrand invece ci stupisce con un’affermazione tanto pretenziosa quanto efficace: “non ci sono immagini quando ricarico”. E cosa vuoi rispondere dopo aver ascoltato una frase del genere?

Niente, puoi solo soffermarti a riflettere sul fatto che forse quest’uomo aveva davvero capito il significato dell’espressione “qui e ora”. Per Winogrand esisteva solo l’attimo presente, che secondo lui era l’unica realtà concepibile. Una realtà dalla natura così sfuggente e ineffabile che lo costrinse a spendere tutta la vita nel tentativo di catturarla e fissarla su pellicola.

Non c’è da stupirsi, dunque, che non provasse ansia o irritazione quando doveva sostituire il rullino ormai consumato: quella era l’unica cosa che poteva succedere in quel momento, l’unica su cui Garry era davvero concentrato. Tutto il resto, semplicemente, non esisteva.

Winogrand ha sempre seguito il suo istinto, non ha mai esitato nemmeno per un attimo. Quando vedeva una scena interessante al di là della strada su cui si trovava, iniziava a correre per raggiungerla il più in fretta possibile, incurante del traffico e delle altre persone.

Riusciva a fotografare i passanti senza che nessuno si accorgesse di nulla, e se qualcuno invece lo notava lui non faceva altro che sorridere.

Cercava inoltre di mantenere un atteggiamento distaccato rispetto alle sue stesse fotografie. Non sviluppava mai un rullino subito dopo averlo scattato: quello che faceva era aspettare mesi prima di portare la pellicola in camera oscura, in modo da non avere nessun ricordo legato alle scene impresse lì sopra.

winogrand marylin monroeNon solo street photography. Winogrand ha per esempi realizzato anche una serie di celebri scatti di Marylin Monroe con la gonna alzata. 

Potrebbe sembrare un’abitudine bizzarra, e forse lo è, ma era l’unico modo per risultare obiettivo e imparziale nei confronti dei suoi scatti.

Credeva che le emozioni influissero negativamente sul criterio di scelta delle immagini, spingendo il fotografo a scegliere uno scatto piuttosto che un altro solo perché spinto dallo stato d’animo provato in quel momento. Lasciar passare un po’ di tempo, invece, aiutava la mente e il cuore a raffreddarsi, e permetteva di recuperare quell’oggettività che altrimenti sarebbe stata impossibile da ottenere.

Questa concezione è figlia del suo atteggiamento verso la fotografia stessa, che egli vede come un semplice mezzo per raggiungere il suo scopo: documentare la realtà che lo circonda in ogni momento.

È come se Winogrand lasciasse agli spettatori il compito di attribuire un significato alla fotografia, delegando loro anche la facoltà di provare o meno emozioni a riguardo.

L’ispirazione di Winogrand

Ciascun grande fotografo, prima di diventare tale, è stato un principiante che guardava ai maestri del passato e agli artisti contemporanei con ammirazione. È stato così anche per Garry Winogrand, che vedeva in Walker Evans e Robert Frank due miti da eguagliare.

Anche Robert Adams e Lee Friedlander ebbero un’influenza decisiva sullo stile del fotografo americano. Il secondo, in particolare, lavorò spesso a stretto contatto con Winogrand fotografando persone e situazioni strambe per le strade di New York, e insieme contribuirono a costruire la fama della street photography così come la conosciamo oggi.

winograndGarry Winogrand in azione

Personalmente, credo che lo studio dei grandi maestri del passato sia fondamentale per costruire le basi della propria identità artistica, sia essa nella fotografia o in qualsiasi altra forma d’arte. Vedere cosa hanno realizzato altri prima di noi, riconoscere i loro meriti e individuare i loro limiti è proprio quello che ci vuole per “andare oltre”.

Non si tratta di studiare meticolosamente i dettagli del lavoro altrui per poi replicarlo pari pari, si tratta di lasciarsi ispirare e di compiere quel passo in più con il proprio stile e la propria voce.

Winogrand nutriva una grande ammirazione per alcuni fotografi venuti prima di lui, ma riuscì a rompere i loro schemi per realizzare qualcosa di unico, che rispecchiasse la sua visione della vita e della fotografia.

“Sai, ci sono cose di cui non mi va di parlare, specialmente riguardo il mio lavoro. Anzi, sarebbe proprio meglio se di alcune cose non si parlasse affatto. Quello che mi piace fare, invece, è discutere del lavoro altrui” – Garry Winogrand.

Valentina Zanzottera