In inglese “glitch” sta per “problema tecnico“. Insomma, qualcosa è andato storto e per uscirne dobbiamo trovare qualcuno che grazie alle sue competenza possa porvi rimedio. O anche no.
Ma partiamo dall’inizio. La fotografia ha sempre inseguito la perfezione tecnica, in verità come ogni attività umana. Il fatto è che la perfezione è assai più comprensibile, misurabile, controllabile dell’imperfezione, per sua natura decisamente più evanescente.
Insomma, se dipingo il ritratto di una persona è facile comprendere se ci sia la necessaria somiglianza, se l’espressione è proprio quella, se insomma il soggetto vi si riconosce. Perciò un ritratto a regola d’arte sarà quasi sicuramente apprezzato, se sarò stato bravo. Ma se introduco degli errori, se gli occhi non sono proprio della stessa misura, se la bocca è un po’ storta, la forma del viso irregolare… beh, probabilmente il soggetto si offenderà a morte, e hai voglia a spiegargli che si tratta di un ritratto “cubista” un po’ alla Picasso. Quello probabilmente se ne andrebbe lo stesso, offeso e sbattendo la porta (o in caso rompendo la tela sulla testa al pittore).
Ma dove si trova lo spazio della creatività artistica? Più nella parte in cui grazie alla perizia tecnica ottengo un ritratto perfetto e vicino alla realtà o più in quella dell’errore, della non aderenza al mero dato fisico, quasi misurabile?
Sappiamo bene che con l’avvento dell’arte contemporanea l’ago della bilancia si è molto più spostato verso questa seconda parte, ma se per i pittori in fondo è relativamente facile raggiungere l’astrazione o l’errore volontario, per il fotografo – con la sua schiavitù indicale al soggetto – è assai più difficile. Certo, esiste lo sfocato e il mosso, o errori come tagli strani all’inquadratura, sottoesposizioni e così via. Ma spesso il soggetto rimane in parte riconoscibile e infatti – come sappiamo – una foto astratta non esiste. Al limite sembra astratta, ma non lo è.
Il tutto è peggiorato con l’avvento del digitale, perché sbagliare è diventato complicato e la tecnologia controlla a tal punto il risultato che a volte, pur volendo introdurre un elemento aleatorio e far giocare un po’ il caso con le nostre immagini, non ci riusciamo, almeno non del tutto. Alla fine, molti fotografi si rifugiano nella postproduzione, esagerando e rendendo le foto “sbagliate” si, ma anche francamente inguardabili.
A tutto questo mi sembra che i più accorti abbiano cercato una soluzione attraverso due specifiche modalità. La prima è il ritorno all’analogico: com’è noto con la fotografia a pellicola è facilissimo sbagliare, anche involontariamente, e ottenere foto inaspettate, ma anche fighissime. Poi c’è la grana, quell’aspetto un po’ vintage e i mille aspetti che le rendono piene di difetti e con colori improbabili ma decisamente affascinanti.
Nell’analogico il caso svolge un ruolo importante che nel digitale la tecnologia ha cercato di ridurre al minimo. Poi il display della fotocamera ci mostra subito la foto scattata e a sbagliare in queste condizioni come si fa? Come reintrodurre l’errore casuale?
E qui viene la seconda possibilità che ha il fotografo: il “glitch” appunto, il problema tecnico che non è più un accidente che ci fa bestemmiare, ma il benvenuto. Pensa solo a quando per errore estrai una pennetta USB dove stai copiando delle fotografie prima che la copia sia terminata. Spesso una delle foto sarà pesantemente alterata, piena appunto di errori. Non si tratta di qualcosa di facilmente replicabile, ma onestamente a volte è interessante.
Un altro tipo di errori strani che capitano è quando scatti più foto per creare un’immagine panoramica e quando dai in pasto a un software di stitching queste foto quello non riesce a combinarle per bene e ottieni una foto completamente sballata. Bellissimo!
Io ho una cartella con alcuni di questi mostri, e mi piacciono tanto. Questa, ad esempio, doveva essere una foto panoramica (realizzata col drone) per il mio ultimo libro “Un Piccolo Mare“. Come si vede qualcosa è andato storto (letteralmente) ma il risultato è comunque interessante. Per la cronaca: alla fine una foto corretta l’ho ottenuta ed è finita nel libro.
L’obiettivo è quello di fare in modo che tali errori – come gli errori di sviluppo dell’analogico – non siano introdotti appositamente, ma casuali, involontari. Il problema è però che così, alla fine, diventa impossibile avere risultati volontari quando lo desideriamo. Motivo per cui ovviamente c’è stato chi ha deciso di creare una tecnica che potesse introdurre degli errori casuali, si, ma nel momento che uno desidera. Questo limita molto la casualità, ma rende lo strumento del glitch qualcosa di utilizzabile. La tecnica si chiama “pixel sorting” e consiste nell’alterare il codice della fotografia digitale per fare in modo di creare delle “colonne di pixel” orientati in una certa maniera e secondo parametri specifici, ad esempio la saturazione o la luminosità (come negli esempi in apertura a questo post).
In pratica si inseriscono parametri casuali e si incrociano le dita. A dire il vero alla fine i risultati sono abbastanza prevedibili e alla lunga ripetitivi, ma non nascondo che l’effetto è molto intrigante. La “scoperta” si deve a un tal Kim Asendorf, un artista che appunto utilizza il glitch, l’errore, il pixel sorting per le proprie creazioni. Ovviamente ci sono in rete dei software che permettono con facilità e gratis di ottenere i risultati di cui ti ho appena detto. Giocarci è qualcosa di irresistibile. Quello che consiglio io è pixel-sorter.com
Ti basta aprire la foto nell’applicazione, impostare i pochi parametri a disposizione e vedere che succede. Puoi anche – come ho fatto io – applicare diversi parametri, più volte, sulla stessa foto. In tal modo la casualità aumenta, ma anche il casino visivo. Ma in fondo è anche un modo per giocare e in caso trovare una qualche ispirazione da queste foto trasformate in forme lineari 3D.
Personalmente non ho ancora ben capito cosa mai ci farò, ma intanto mi diverto e visto che siamo in estate penso che tale divertimento tu potresti anche utilizzarlo per passare del tempo in spiaggia, sotto l’ombrellone!