Guelaguetza Photo expedition 2019 – Diario Breve

Guelaguetza Photo expedition 2019 è un articolo de L’Uomo nella Folla, rubrica di street photography a cura di Alex Coghe

 

Ecco il resoconto, direttamente dal mio Moleskine (Ricorda! Quando fotografi porta sempre un diario con te) , della mia spedizione a Oaxaca per la Guelaguetza 2019.

Giorno 1

Fotografo dal finestrino del pullman che mi sta portando a Oaxaca. Inizia così il mio viaggio e così entro dentro il viaggio. Perchè, prima di tutto, il viaggio è uno stato mentale. Sette ore ci separano da Oaxaca. Sette ore in cui scrivo e fotografo, di certo non dormo.

Il paesaggio cambia rapido davanti ai miei occhi.

1/1000 secondi. L’impostazione nella mia fotocamera perchè il pullman sfreccia veloce.

Lungo la strada il paesaggio mi regala sempre immagini sorprendenti. Il millesimo di secondo in cui scatto in queste situazioni non riesce ancora a congelare ciò che è più vicino alla fotocamera, ma le cose più lontane non si muovono così velocemente, quindi sono definite con precisione.

Qualcuno pensa a questo modo di fotografare come qualcosa di casuale, o quantomeno prossimo alla fortuna. Io credo che la componente fortuna ci sia in ogni fotografia che facciamo. E che il punto è saper gestire le varie situazioni.

Certamente lo svantaggio più grande del fotografare attraverso un finestrino può essere quello di avere il filtro di un altro vetro oltre quelli della lente, ma fotografare e catturare scene per me è più importante e accetto questo compromesso, perchè amo i frammenti di luoghi imprecisati, e accetto la sfida di questa maniera di vedere e “rispondere” rapido con uno scatto.

E’ una attività mi rende costantemente vigile. E, al tempo stesso, o forse proprio per questa ragione,  mi aiuta ad  entrare dentro il viaggio, acclimatandomi per ciò che mi aspetta una volta arrivato.

Il paesaggio Messicano è rigoglioso, a volte aspro, i contrasti sono tanti.

E’ una strada che ho fatto molte volte, ma mi rendo conto che la osservo in maniera diversa dagli anni passati.

Sono in cammino per una spedizione fotografica di 8 giorni.

Saremo io, mia moglie, e Oscar, un ospite selezionato insieme a Fujifilm Mexico per accompagnarmi come studente in questo viaggio fotografico.

Il nostro obiettivo è fotografare la Guelaguetza (dello zapoteco guendalizaa, “cooperare”), una celebrazione che ha luogo ogni anno nella città di Oaxaca de Juárez, nello stato di Oaxaca, in Messico.

Si festeggia la Vergine del Carmen, ed è per questa ragione che la Guelaguetza si dipana temporalmente fra i due lunedì più vicini alla festività cattolica del 16 Luglio.

Il cuore delle attività è nel “cerro del Fortín” che domina dall’alto il centro della città di Oaxaca, ma sono tantissime anche quelle organizzate nelle strade della città e anche fuori da essa, nei  vari pueblos.

Alcuni, come Zaachila, contano addirittura con la propria “Guelaguetza”.

Nonostante, come detto prima, il cuore delle attività organizzate sia nel “Cerro del Fortin”, da quando propongo questa esperienza fotografica ai miei studenti non siamo mai andati all’auditorium del Fortin.

Quello che ci interessa fotograficamente infatti non è la dimensione dello spettacolo con palco e posti a sedere.

Al contrario, la Guelaguetza Photo Expedition è, per me e per coloro che vi partecpiano, un’opportunità di esplorare e documentare fotograficamente le strade di Oaxaca, i pueblos e i luoghi “magici”  della regione.

8 giorni di spedizione fotografica a Oaxaca dunque. Di nuovo. Come l’ anno scorso. Come l’anno prima. Ripetitivo?

Assolutamente no! Ho la consapevolezza che sarà ancora totalmente diversa.

Ed è il non sapere esattamente cosa il viaggio ti riserverà la ragione per la quale si viaggia, perché nella magia di ogni viaggio c’è sempre il piacere della scoperta.

Giorno 2

Abbiamo fatto la prima esplorazione in città per acclimatarci. Mi sento di nuovo a casa. Oaxaca mi fa questo effetto: qui voglio venire a vivere, e un giorno certamente lo farò.

Quando si fanno street photography è reportage è molto importante “encontrar la vibra“, come dicono qua, e per farlo ci sono tanti modi.

Oggi ho mangiato per la prima volta un chapulin, un grillo saltato con salsa piccante. Una sfida psicologica per un Europeo, ma poi realizzi che il sapore non è male. Ci stiamo divertendo, anche se nel pomeriggio sta piovendo.

Facciamo dei brevi video e ci guardiamo moltissimo attorno. Piano piano entriamo in sintonia con i luoghi che stiamo fotografando.

E’ un processo che, soprattutto per Oscar che è qua per la prima volta, richiede del tempo, e che va vissuto senza fretta.

Giorno 3

Avevamo in programma di andare a Monte Alban, uno dei siti archeologici più importanti del Messico, ma lo abbiamo per il momento cancellato.

I cambiamenti di itinerario capitano spesso: la mia ottica non è quella di avere “stazioni obbligate”, ma di offrire sempre la migliore esperienza a chi partecipa alle mie photo expedition.

Considerata la situazione meteo (pioggia a catinelle!)  e il sito di Monte Alban, che conosco bene, sapevo che non avremmo avuto un posto per ripararci dalla pioggia e che sarebbe stato difficile fotografare.

Siamo andati dunque a Miahuatlán de Porfirio Díaz, una cittadina di media grandezza in queste zone, nella regione Sierra Sur, che presentava condizioni più favorevoli.

Tieni in mente una cosa: una spedizione fotografica non è un workshop, ma un viaggio. Bisogna essere preparati fisicamente e mentalmente, perché si cammina molto e si fotografa altrettanto.

E anche alla sera “non do tregua” ai miei studenti: se possibile usciamo a fotografare ancora un po’, approfittando delle suggestive atmosfere notturne, così come commentiamo le foto della giornata e facciamo i piani per quella successiva.

E’ divertente e istruttivo, ma è anche massacrante. Per questo, accomodation e logistica non vanno sottovalutati.

Quest’anno ho scelto di utilizzare come hosting una casa privata invece che un hotel.

Durante la Guelaguetza infatti gli Hotels registrano presto il tutto esaurito, o non mi possono garantire ospitalità per tutti i giorni di cui ho bisogno.

Con il senno del poi credo che questa soluzione si sia rivelata vincente: abbiamo a disposizione una intera casa, siamo sempre insieme, e non dobbiamo sottostare a tempi e impedimenti tipici degli hotels.

Lo spirito di convivenza che si crea rende il viaggio realmente una spedizione, e questo è importante: fondamentale è comprendere che non siamo turisti, ma viaggiatori impegnati in un lavoro di documentazione fotografica.

Vedo negli occhi di Oscar, che è Messicano di Puebla ma che si trova per la prima volta a Oaxaca nella sua vita, l’entusiasmo di chi sta vivendo qualcosa di unico e che porterà per sempre con sé.

Carmen, mia moglie, si conferma una compagna ed assistente eccezionale. Il suo ruolo è fondamentale nelle mie spedizioni,  perché mi permette di concentrarmi sul mio lavoro mentre lei pensa ad alcuni dettagli vitali per la riuscita del viaggio.

È fotografia ma è soprattutto vita. Un’intensa esperienza di vita.

Giorno 4

A Oaxaca fa caldo. Un caldo umido che ti fa sudare sotto il cappello. Per fortuna ho portato il mio sombrero Oaxaqueño e un altro ne ho acquistato il giorno che sono arrivato. Il signore che me lo ha venduto mi ha accomodato la tesa secondo il mio gusto. Qui il cappello diventa una salvezza.

Oggi andiamo nella regione Mixteca a fotografare per conto della ONG Puente a la Salud Comunitaria, di cui ti ho parlato in questo articolo.

Documentiamo un corso estivo per bambini e l’attività di alcuni campesinos nella coltivazione dell’amaranto in 4 proprietà che sono affiliate al programma di Puente.

Oscar ne è entusiasta: è la prima volta che scatta foto destinate alla pubblicazione, e il fatto che sia per una causa solidale come quella portata avanti dalla ONG gli dà ancora più slancio.

Un campesino nelle coltivazioni di Amaranto. Purtroppo non posso condividere altre foto della giornata, avendo un accordo di esclusiva con la ONG per la quale ho fotografato. Lavorare per terzi ha anche qualche inconveniente. 

Giorno 5

Oggi siamo a Zaachila, un pueblo vicino a Oaxaca, e che ha la sua propria Guelaguetza.

E’ giorno di Mercato, e per prima cosa fotografiamo i venditori di galli e galline, di tacchini, pulcini,  e perfino capre.

A un certo punto vedo gli Zancudos di San Pedro (gli “zancudos” sono un gruppo folklorico del barrio de san Pedro; durante la Guelaguetza ballano su trampoli alti anche due metri – gli zancos, appunto – con una maestria frutto di anni di allenamento).

zancudos guelaguetza

Appoggiati sull’inferriata, ecco i trampoli degli zancudos

Mi avvicino a loro mentre si preparano a provare la loro danza. Sono disponibili, ospitali e amichevoli con me.

Parlo un po’ con loro, in particolare con Carlos Diego García Guzmán, il segretario de Los Zancudos del Barrio de San Pedro La Reforma, che mi spiega la loro storia  (che in parte già conoscevo, ma con nuovi particolari).

Diego mi dice che la loro origine è contadina; rispetto alla danza della pluma, proveniente dalla vicina Cuilapam, che rappresenta la classe più ricca dei guerrieri, gli Zancudos con i loro modesti vestiti rappresentano la gente di campagna. Durante la nostra conversazione mi mostra anche una maschera che lui stesso ha realizzato scolpendo il legno.

Questa ricerca del racconto e del dialogo per me è fondamentale.

La fotografia non solo non teme la parola, ma cerca la comunicazione.

Perché, almeno per me, fotografare non è mai fine a se stesso. La foto per la foto non mi interessa. E non mi interessa neanche la foto per parlare di aspetti tecnici. La foto per me deve essere messa al servizio delle storie, degli incontri, della vita attorno a me.

Raccolgo dettagli e informazioni per sapere cosa fotografo. Solo in questo modo posso fare un lavoro consapevole e anche rispettoso delle identità.

Perchè per me poi, alla fine, più di tutto è importante che coloro a cui faccio le foto si riconoscano nella mia rappresentazione. Sono in contatto con Diego e con gli altri: già mi hanno espresso il loro gradimento. Ed è dunque un piacere condividere le loro foto con te e gli altri lettori di Reflex-Mania.

zaachila alex coghe

Giorno 6

Viaggiamo tutto il giorno. Visitiamo il pueblo de El Tule e il suo famoso albero, considerato il più grande organismo vivente.

Poi Teotitlan del Valle con i suoi tessuti realizzati artigianalmente, e il pueblito di San Pedro. Purtroppo il “tianguis” (mercato all’aperto) c’è solo il sabato, ed entriamo così nel mercato coperto dove io mi intrattengo con due vendedoras di fiori che mi danno qualche utile consiglio per quando ritornerò in queste zone durante los Dias de Muertos. Nuovamente constato come entrare in relazione con le persone sia il presupposto per delle buone fotografie.

Ci muoviamo poi verso Hierve el Agua, un luogo davvero magico, che è l’ultima destinazione della giornata. Fotografiamo il paesaggio, avvalendoci di condizioni di luce interessanti, mentre si avvicina il tramonto del sole.

Giorno 7

Andiamo a Jalatlaco per bere un caffè espresso, ma troviamo chiuso. E allora ci fermiamo a mangiare un panino delizioso in un posto vicino al parco consigliatoci da tripadvisor. Servizio lento, ma l’attesa vale la pena!

Parliamo con dei poliziotti per sapere da dove partirà la sfilata delle delegazioni che di fatto sancisce la fine della Guelaguetza, almeno per me che sono interessato più agli eventi in strada che a quelli ufficiali

Prendo la decisione di fotografare nel pomeriggio dal luogo in cui partirà la sfilata, contrariamente all’anno scorso, quando la fotografai dalla piazza di Santo Domingo. Con quella posizione di vantaggio realizziamo il nostro reportage.

Oscar prova un esempio concreto di cosa significa fare il fotoreporter in mezzo alla gente. Devi stare chinato e poi alzarti nei momenti giusti, entrando dentro per catturare le espressioni e le danze dei vari performers. Ma devi anche stare abbassato per rispetto al pubblico che assiste, e il risultato è una serie di qualche centinaio di piegamenti che il giorno dopo ci faranno venire dolori alla schiena e alle cosce.

Puoi vedere il risultato della mia copertura della sfilata  in questo video:

Giorno 8

Andiamo per prima cosa nei barrios di Xochimilco e Jalatlaco, successivamente ci rechiamo nella zona che io definisco Fashion District per via dei tanti negozi di abbigliamento, e infine approdiamo alla Central de Abastos, qualcosa di paragonabile ai nostri mercati generali.

Una signora ci avverte di fare attenzione con le macchine fotografiche perché ci sono delinquenti che girano. Questo crea un poco di allerta, ma io ho fotografato qui diverse volte e non sono più di tanto intimorito. Neanche Oscar lo è particolarmente e, pur consapevoli di trovarci in uno dei barrios meno sicuri della città, facciamo comunque il nostro lavoro.

Cos grande sorpresa vedo Oscar chiedere il permesso ad una prostituta di fotografarla! Ottimo, la sua timidezza dei primi giorni è completamente svanita, e questo è un grande passo per imparare a fare delle buone foto di strada.

Permesso non accordato, ma lui ci ha provato.

Torniamo a casa per riposare un poco, poi andiamo a mangiare in un ristorante dei gamberoni deliziosi.

Alle 20 siamo a casa: ultimo feedback sulle foto (oggi ho anche lasciato Oscar un po’ di tempo per conto suo, per permettergli di girare a fotografare da solo) e finalmente la consegna del diploma con la conclusione ufficiale della quarta edizione della Guelaguetza Photo Expedition.

 

Cosa mi porto dietro da questo viaggio?

Tante immagini e sensazioni. Immagini scattate e immagini che sono ancora nella mia memoria.

E sensazioni uniche perchè ad ogni viaggio, e non importa se ritorni negli stessi luoghi, l’esperienza, lo stato mentale, quello che vivi direttamente è comunque diverso dalle volte precedenti.

Viaggiare è perdersi e al contempo ritrovarsi. Ed è questo che amo del viaggio. Mi sono trovato in situazioni in cui non avevo neanche idea di dove ero, solo guidato dal mio spirito d’avventura, mai domo. Quello spirito che mi spinge oltre e mi fa trovare ogni volta cose che neanche immaginavo esistessero, perchè a volte neanche l’immaginazione basta.

Vedere una barriera di nuvole a coprire le montagne, osservare la vita rurale che ti rimette in pace col mondo, questo mondo troppo spesso maltrattato dall’uomo, sono sensazioni impagabili.

Oaxaca mi ha abbracciato di nuovo, e io a mia volta l’ho riabbracciata, lasciandomi trasportare dalle emozioni, vivendo nuove storie, scrivendo nuovi racconti per me, per chi osserva le mie foto, per chi legge i miei racconti.

Il mio moleskine e la fotocamera sempre mi accompagnano. Verso inchiostro su pagine bianche. Scatto fotografie e trovo un senso.

Alex Coghe, instancabile fotografo viaggiatore. 

Mexico, 2019