Lo stile senza tempo di Herb Ritts

Gran parte degli anni Ottanta, e sicuramente tutti i Novanta dello show business, sono passati dall’obiettivo di Herb Ritts, fotografo fondamentale per comprendere l’estetica fashion e del mondo dello spettacolo intorno alla fine dello scorso Millennio.

Il suo brillante bianco e nero, positivo e solare, è il tratto distintivo di una fotografia raffinatissima che esalta la fisicità.

Herb Ritts è stato un fotografo “classico” che ha saputo coniugare l’armonia del corpo umano, elemento senza tempo, con l’estetica dei suoi tempi, definendo un periodo ben preciso: una fase della società contemporanea in cui le super modelle erano le nuove pop star.

La fotografia di Herb Ritts è, allo stesso tempo, naturale e patinata. Ed è questo mix difficile da conseguire ad averlo reso uno degli artisti più influenti e originali dei suoi tempi.

Tecnicamente, non era esattamente un fotografo di moda Herb Ritts. I suoi soggetti preferiti erano i nudi e i ritratti, dove gli abiti quasi mai (quando c’erano) erano i veri protagonisti.

Eppure contribuì più di ogni altro a lanciare le carriere delle super modelle che dominarono la scena del mondo dello spettacolo, tra gli anni Ottanta e il decennio successivo.

I ritratti di Naomi Campbell, Kate Moss, Cindy Crawford e Linda Evangelista – solo per citarne alcune – sono il segno di un’epoca in cui la moda dettava le regole dello show business prima ancora del cinema, della musica e della televisione.

E l’obiettivo di Herb Ritts fu pronto a immortalare le nuove divinità di un Olimpo 2.0, in versione glamour.

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Herb Ritts: la formazione e gli esordi

La biografia di Herb Ritts sembra quella di un predestinato: nato nel 1952 a Los Angeles da una ricca famiglia ebrea – proprietaria della Ritts Co., tra le più prestigiose costruttrici di arredi di interni in California – il giovane Herb è il primo di quattro figli.

L’infanzia è trascorsa insieme ai fratelli a Brentwood, in una casa faraonica accanto alla villa di Steve McQueen. L’agiatezza della sua famiglia lo porta, fin da piccolo, a entrare in contatto con diversi personaggi del mondo dello spettacolo americano. Quasi un’anticipazione di quella che sarà la sua vita adulta.

Inutile dire che in una famiglia tanto facoltosa, ogni desiderio può avere una realizzazione praticamente immediata.

E in effetti i primi passi di Herb Ritts nel mondo dell’arte sono sostenuti, non solo economicamente, da una famiglia che con l’arte contemporanea e il design ha sempre avuto strette connessioni.

A dieci anni il padre gli regala per Natale la sua prima macchina fotografica, una Kodak. È solo il primo passo di una carriera.

Nel 1967 si diploma alla Junior High School di Los Angeles e sette anni dopo consegue la laurea presso il Bard College di New York, dove si era formato tra studi d’arte e di economia.

A 22 anni Herb Ritts torna in California e inizia a lavorare come rappresentante per l’azienda del padre. È anche il periodo in cui dichiara la propria omosessualità in famiglia.

La carriera di rappresentante di arredamenti, per quanto di altissimi livelli, non è certo l’attività che Herb avesse sempre sognato. La sua vera passione è la fotografia, che inizia a coltivare con diversi corsi che lo formano professionalmente.

Il resto lo fa la sua prima fotocamera, una Miranda acquistata nel 1976, e la sua cerchia di amici, quasi tutti appartenenti allo show business hollywoodiano.

Uno di questi è un giovane Richard Gere, ancora semisconosciuto al grande pubblico nel 1978. Durante un viaggio in California, Herb Ritts lo fotografa mettendo in risalto la sua fisicità da Cowboy di ultima generazione: jeans, canottiera bianca e sigaretta tra le labbra.

Gli scatti vengono pubblicati da Vogue, Esquire e Mademoiselle. Nasce una stella, anzi due: Richard Gere e… Herb Ritts.

La fama acquisita per gli scatti di Richard Gere è il punto di partenza: sempre nel 1978 Herb Ritts conquista la sua prima copertina per la rivista After Dark. È una foto a colori del divo del momento, Burt Reynolds.

Nello stesso periodo conosce Andy Warhol e inizia a collaborare per L’Uomo Vogue e per la versione italiana di Harper’s Bazaar. Gli anni Ottanta sono alle porte e Herb Ritts si appresta a viverli da protagonista.

Herb Ritts e gli anni Ottanta

Il nuovo decennio si apre con le collaborazioni con il magazine Elle, sua la copertina del luglio 1981 che ritrae Brooke Shields, e con Franca Sozzani.

La futura direttrice di Vogue Italia capisce il grande talento di Herb Ritts e vuole alcuni dei suoi scatti per le riviste Lei e Per lui.

Del 1984 è la celebre fotografia Fred with Tires, Fred con gli pneumatici, che lo lancia come uno dei giovani fotografi più promettenti della sua generazione.

La sua grande capacità fu quella di abbattere la barriera che fino a quel momento resisteva, tra fotografia d’arte e quella della moda.

Il 1984 è un anno importante anche per un’altra ragione: l’incontro con Madonna, sul set di Cercasi Susan disperatamente. Inizia così un rapporto che porterà a diversi celebri scatti, uno su tutti quello per l’album True Blue del 1986. Nell’estate del 1985, uno shooting d’eccezione, quello per il matrimonio tra la pop star e l’attore Sean Pen.

“Con il suo modo di fare dolce e disarmante, mi ha chiesto di collaborare nuovamente insieme e io ho accettato. E quello è stato l’inizio di una lunga e proficua collaborazione professionale. Ma anche l’inizio di una grande amicizia”. Madonna

La metà degli anni Ottanta coincide con la consacrazione di Herb Ritts come grande fotografo: alla G. Ray Hawkins Gallery di Los Angeles c’è la prima mostra a lui dedicata (1985) e due anni dopo la prima copertina del Time.

Herb Ritts ha definitivamente abbattuto la barriera che fino a quel momento resisteva tra le fotografia d’arte e quella della moda.

Nel 1989, all’apice del successo, gli viene diagnosticata la positività al virus dell’HIV.

Nello stesso periodo è regista per il video Cherish di Madonna, e autore di una delle più celebri immagini del suo portfolio, Djimon with Octopus.

Herb Ritts: gli anni Novanta

Se negli anni Ottanta Herb Ritts è uno dei fotografi più ammirati, negli anni Novanta è decisamente l’artista del decennio, almeno dietro all’obiettivo.

Con Madonna, la collaborazione è sempre più felice, così come con Michael Jackson, per cui dirige il video di In The Closet.

Per Versace è il fotografo ufficiale della linea Men del 1990. Le campagne pubblicitarie per i brand più prestigiosi non si contano più, così come le copertine per i più importanti magazine del mondo: Rolling Stone, Vanity Fair e People Magazine, tra gli altri.

Nel 1991 firma uno dei video più iconici del decennio. Una clip che rappresenta in pochi minuti tutta l’estetica di Herb Ritts. Il bianco e nero, la natura selvaggia, le forme sinuose, la sensualità del corpo umano maschile e femminile. La canzone è Wicked Game, il suo autore è Chris Isaak. Accanto al cantante, la modella Helena Christensen, vera e propria musa di sensualità assoluta. Quella che Herb Ritts era bravissimo a cogliere.

Il 1992 è l’anno della pubblicazione del primo volume fotografico dedicato a Herb Ritts, intitolato Notorious.

In un libro pieno di celebrities, spiccano la foto di Michelle Pfeiffer immortalata in abiti maschili, Clint Eastwood nei panni di Stan Laurel e un’immancabile Madonna.

Due anni dopo è la volta di Africa, volume fotografico in cui il continente nero e i suoi abitanti sono i veri protagonisti di fotografie eccezionali, per la prima volta lontane dalle luci della ribalta hollywoodiana.

La carriera di Herb Ritts è all’apice. I suoi scatti sono diventati riconoscibili come lo stile di un intero decennio.

Oltre a continuare la sua attività di regista per video musicali, Herb Ritts firma due edizioni del prestigioso Calendario Pirelli (1994 e 1999) e pubblica Kazu (dedicato alla leggenda del calcio giapponese Kazuyoshi Miura) ed è protagonista di due personali: a Boston (Work, 1996) e a Parigi, nel contesto della Fondazione Cartier (1999).

Il 26 dicembre 2002 Herb Ritts muore per le complicazioni di una polmonite. Si era ammalato “sul campo” qualche giorno prima, nel deserto californiano, per uno shooting che aveva per protagonista Ben Affleck.

Poetica e stile di Herb Ritts

Per capire lo stile di Herb Ritts, è utile citare la parole di Franca Sozzani, compianta direttrice di Vogue Italia, che commentò l’arte del fotografo americano in questo modo:

In un mondo della moda inevitabilmente soggetto alle oscillazioni del gusto, Herb Ritts si distinse per il suo impegno assoluto nel fare apparire modelli, attori e amici bellissimi e felici al meglio di loro”.

In poche parole, una poetica. Sì perché l’approccio di Herb Ritts ai suoi soggetti era esteticamente sereno. La sensualità prima di tutto, ma anche la bellezza delle forme esaltate dalla luce di un incredibile bianco e nero. Mai livido, mai troppo contrastato. Molto diverso, se vuoi fare un paragone, dal bianco e nero scabroso di un Helmut Newton.

Dovendo scegliere una foto che ne riassuma la poetica, forse sarebbe il già citato Djimon with Octopus del 1989. E’ uno dei capolavori di Herb Ritts, di quelli che da soli possono spiegare un’intera carriera.

C’è la sensualità in primo piano con un torso muscoloso, scultoreo, di matrice greca. Poi però, c’è il polpo che con un tentacolo segue esattamente il profilo della spalla e della nuca del modello. Sullo sfondo, il bianco che priva il tutto di una vera una collocazione spazio-temporale.

È la fusione dell’uomo con la natura, come si può scorgere anche in Neith with Tumbleweed, del 1986, dove la modella si “fonde” con cespuglio.

È una sorta di metamorfosi che caratterizza l’opera di Herb Ritts e si rifà alla mitologia greca che si perde nel tempo.

Ed è un tratto “eterno” che rimaneva evidente anche quando l’obiettivo di Herb Ritts si discostava dalla natura, per ritrarre i divi di Hollywood. Con il suo stile senza tempo, eppure sempre alla moda, il verbo “immortalare” è da prendere alla lettera.

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Last update was on: 16 ottobre 2018 23:04