I miei scatti più importanti del 2019

Caro lettore, oggi voglio iniziare l’anno partendo da quello che è appena passato … lascia che ti spieghi perché.

Nel 2019, sulla mia rubrica L’uomo nella folla, ho analizzato la fotografia di strada tanto dal punto di vista formale che di contenuto, spesso addentrandomi nelle motivazioni più intime che mi spingono a fare un certo tipo di fotografia.

E fra esse c’è il fatto che per me è fondamentale coniugare parola e fotografia.

Anche se spesso i fotografi evitano di discuterne, preferendo lasciar parlare le immagini, credo anzi che come professionisti dovremmo sentire il dovere di offrire un contributo che vada oltre le immagini.

Soprattutto oggi, in tempi di fotografie su Instagram e Facebook che si osservano per una durata massima di tre secondi, parlare di fotografia e delle fotografie è estremamente importante, almeno per chi ambisce a ottenere qualcosa di più che una manciata di likes sui social networks.

Da questa osservazione nasce l’idea di questo articolo in cui presento le mie foto per me più significative del 2019.

Un anno che per me è stato particolarmente intenso e prolifico tanto dal punto di vista delle esperienze fatte che delle foto scattate.

Per questo, fare una selezione di poche, pochissime immagini, rispetto a tutto il lavoro realizzato non è affatto semplice: è inevitabile lasciare fuori qualcosa che avrebbe magari meritato di esserci.

D’altro canto, come fotografi, è normale operare un processo di selezione: sul tipo di foto che facciamo, su quello che includiamo nelle nostre immagini, sulle foto che inseriamo nelle nostre serie.

Il modo in cui ho deciso di operare le mie scelte per questo articolo è molto semplice, ed è coerente con l’accenno al “parlare di fotografia” che ho fatto all’inizio di questo articolo: si tratta di fotografie che mi ispirano a raccontare e condividere, con chi le osserva, qualcosa di più sulla loro storia e genesi

Dopo questa doverosa premessa passiamo dunque alle immagini.

alex coghe street photo

Il primo scatto rientra in quella che può essere definita una tradizionale street photography, del tipo old school, alla Meyerowitz per intenderci (non per fare blasfeme comparazioni, per carità!).

La doppia V che sono riuscito a cogliere racconta qualcosa di semplice che accade continuamente in strada, ma al tempo stesso dichiara anche la capacità di vederlo da parte di chi fotografa.

Apre la foto e in un certo senso la chiude anche, perché la parte più importante di essa è proprio davanti, anche se poi la costruzione compositiva è di tipo paesaggista. E dunque l’osservatore, successivamente, può osservare anche altri dettagli,  come le persone che si muovono sul fondo, l’auto che sta per uscire dal parcheggio, la scritta HOTEL PRINCIPAL sull’edificio.

Un’immagine con vita, quella vita metropolitana che tanto continua ad ispirarmi dopo tutti questi anni.

alex coghe oaxaca

Il secondo scatto è ancora una street, ma stavolta fatta a Zaachila, durante il tradizionale mercato del giovedì, e dunque pervasa da una atmosfera maggiormente rurale.

Proprio in questo modo l’ho pensata e voluta,: una classica foto street che sottolinea l’energia dei tanti personaggi che vanno in varie direzioni, proprio come fosse fatta ad un angolo della quinta strada a New York, però siamo in un paesino un poco fuori dalla città di Oaxaca….

Questo tipo di scatti, che possono apparire casuali, li ottengo in realtà entrando nel ritmo e nell’energia del flusso di persone che mi circondano, cercando uno stato mentale di sintonia con il luogo in cui sono, per poi scattare nel momento che ritengo essere il più giusto a livello di composizione.

coghe puente

Alfredo è un giovane coltivatore della regione Mixteca, nello stato di Oaxaca.

Gli ho fatto questo ritratto mentre ero impegnato in un assignment per la ONG “Puente a la Salud Comunitaria” che si occupa di coltivazione, trasformazione e diffusione dell’amaranto per combattere la malnutrizione delle comunità locali.

Il mio piccolo reportage di quella spedizione, con annessa una selezione di fotografie, è stata pubblicato sulla rivista Mexico Desconocido.  

alex coghe barrios

Nei barrios lavoro la maggior parte dell’anno documentando la condizione umana attraverso foto che vanno dal paesaggio urbano alla più classica documentaristica.

Mi preme rappresentare con fedeltà quella che è la vita nei quartieri popolari, spesso identificati purtroppo solo come posti dove la criminalità domina.

In questa fotografia scattata nel barrio di Santiago Atepetlac, conosciuto anche come Santiaguito, sono riuscito a trovare un momento iconico grazie prima di tutto al ragazzo che guarda dritto alla lente.

Scomponendo l’immagine per gruppi (qualcosa che deriva dal nozionismo della psicologia Gestalt che tanto mi aiuta nelle foto che faccio) troviamo la madre con il piccolo, il ragazzo, una macchina classica e infine tutto il corteo che in questo caso era quello della Via Crucis.

alex coghe americana

Ecco, in questa immagine si condensa in maniera abbastanza efficace lo spirito del progetto a cui sto lavorando, “AMERICANA”.

Fotografie di paesaggi di strada e non solo, in cui si mischiano il senso pieno della documentazione e lo sforzo di comprendere “l ‘umore” di quel momento: l’atmosfera, lo spazio e il tempo in cui la fotografia è stata scattata.

Il mio approccio è quello di far pensare, ad una prima occhiata o sguardo distratto, che si tratti di fotografie casuali, fatte quasi senza pensare. Ma poi, ad una osservazione più attenta e grazie a una certa cultura visuale, si nota invece la cura messa nello scatto, e quanto la fotografia sia stata soppesata prima ancora di esso, nella gestione e risoluzione dell’equazione compositiva.

L’apparente casualità dello scatto diventa così funzionale ad evidenziare la vita che fotografo in strada, quel paesaggio sociale che rappresenta, senza filtri, la vita quotidiana dei barrios Messicani.

alex coghe pali

Nel primo scatto a pellicola di questa selezione presento qualcosa che quest’anno è diventato non solo una dichiarazione di intenti ma quasi un marchio di fabbrica delle mie scelte compositive: i pali (se hai notato, anche nella foto precedente avevano un ruolo tutt’altro che secondario).

Spesso li metto in mezzo proprio, come qui sopra,  per esaltare la deliberata scelta di fare qualcosa che molti ritengono essere anti-fotografico, utilizzandoli per separare la composizione, cosa che mi aiuta appunto a scomporre ed esaltare certe situazioni.

Inoltre i pali in strada li uso per dare un senso di profondità all’immagine e riconoscere determinate geometrie.

alex coghe Leijla Foss

Passando di palo in…palo, ecco una fotografia che viene dal mio più recente servizio di moda realizzato con Leijla Foss.

Risulta evidente come la mia esperienza in strada finisca con l’influenzare perfino la mia fotografia più commerciale, e credo che questa sia un’interessante osservazione di come la street photography possa diventare una risorsa anche per chi si occupa di altri generi di fotografia.

Notate come il palo in entrata sulla destra aiuti quasi a svegliare l’attenzione di chi osserva e dunque a farlo entrare dentro la scena, che ne risulta perfino maggiormente dimensionata, in un certo senso più reale, proprio per questa presa di coscienza del luogo.

oaxaca

Una fotografia fatta da qualche parte, a Oaxaca.

Ero su un Toyota che sfrecciava mentre ho scattato. Ovviamente la mia attenzione è stata attirata dalla cappella di San Judas Tadeo, un santo che conta molti devoti in tutto il Messico, e dal cartellone coi numeri sopra in giallo.

Gli elementi umani li ho trovati perfettamente collocati. Queste sono le foto che più amo perchè hanno una composizione che non ti aspetti, che spezza sulla sinistra e non mostra tutto.

Notate ancora una volta come i pali, dentro al frame, aiutino parecchio.

alex coghe bicicletta

Altro scatto analogico, fatto con una Nikon L35 e un rullino Fujicolor C200.

E’ uno scatto che in un certo senso mi rimanda a tante foto della mia infanzia, con me e mio fratello, le biciclette, foto che faceva mio padre e che in qualche scatola di scarpe si possono ancora trovare a casa dei miei.

L’ho fatta in un luogo imprecisato, in aperta campagna, dove ci siamo ritrovati a bere del pulque, una bevanda alcolica del Mesoamerica ottenuta facendo fermentare il succo dell’agave salmiana.

La foto conserva del mistero e la sua stessa imperfezione me la fa apparire perfetta, come una istantanea di vita, di un tempo sempre più lontano, soprattutto in certe zone del mondo.