C’è chi sostiene, non senza qualche ragione, che se si vuol imparare occorre insegnare. Dietro questa frase non c’è nessuna forma di alta filosofia: semplicemente quando devi spiegare qualcosa a qualcuno sei per forza costretto a chiarirla per bene a te stesso e questo significa “impararla” meglio, in modo più chiaro.
Per questo penso che il docente migliore sia quello che apprende tanto quanto insegna agli altri e ho sempre cercato di muovermi in questa prospettiva, nei miei corsi, inseguendo anche un altro aforisma assai noto – attribuito a Galileo – che più o meno recita: non si può insegnare nulla, puoi solo fare in modo che gli altri scoprano le cose da soli. Dunque il ruolo del docente è quello di essere un facilitatore, qualcuno che permette agli allievi di acquisire fiducia in sé stessi e nelle proprie possibilità e, in questo modo, conquistarsi le competenze e le conoscenze necessarie a inseguire la propria strada, non la strada del docente stesso.
Purtroppo si vedono spesso insegnanti di fotografia (e non solo) che tendono a creare cloni di sé stessi: siccome sono genuinamente convinti che il modo giusto di concepire e praticare la fotografia sia il loro (e vale anche per me, altrimenti cambierei strada) quel che tendono a fare è rendere i loro allievi una sorta di contenitore pronto a riempirsi di quelle stesse modalità e perciò pronti a scattare come fa “il maestro”. Il più delle volte, col tempo, la gran parte di questi allievi finisce per liberarsi da tale dipendenza, ma è comunque una difficoltà in più.
Perciò nei miei corsi ho cercato il più possibile di offrire esempi e non regole e a maggior ragione questo vale per la Masterclass del corso “Smettere di Essere Principiante” che oramai compie tre anni di attività e ha visto uscire il sesto numero della rivista prodotta dagli allievi, “OI Mag“. Nel frattempo abbiamo anche prodotto ben tre numeri speciali. Un’attività editoriale intensa!
Magari non tutti coloro che stanno leggendo sanno di cosa stia parlando, perciò cerco di spiegarlo brevemente.
Il corso “Smettere di Essere Principiante” (SEP) verte su un aspetto fondamentale della fotografia: il passaggio dalla “bella” foto singola al progetto fotografico vero e proprio, insomma il tema del corso è il linguaggio fotografico e come utilizzarlo per esprimere ciò che siamo e pensiamo.
Giunti alla fine del corso, gli allievi sono certamente convinti dell’utilità di lavorare per serie fotografiche e per progetti ma a volte manca il passo successivo, un approfondimento ulteriore che consenta di concretizzare questo percorso. E’ allora che con i ragazzi di Reflex-Mania abbiamo pensato alla “Masterclass“, a cui possono accedere solo coloro che hanno completato il corso SEP. Si tratta sempre di un corso, ma non strutturato come gli altri: è più, diciamo, un laboratorio delle idee, dove si sviluppano dei progetti fotografici e si creano “cose” utili a diffonderli, sia online (come le eZine PDF) sia su carta, ed è questa la novità.
Abbiamo cioé creato una pubblicazione (una “bookazine” come si chiama di solito) che esiste come file scaricabile (e lo puoi scaricare dal nostro sito) ma anche come vera pubblicazione cartacea, giunta appunto alla sua sesta uscita, mentre stiamo già lavorando alla settima e a ben due speciali. Ogni allievo ha a disposizione 12 pagine su cui collocare il proprio progetto e dunque deve trovare l’idea giusta, realizzarla fotograficamente, editarla e anche impaginarla, in modo tale che ogni progetto sia davvero, pienamente, opera dell’allievo stesso. In tale processo, ovviamente, viene seguito dal sottoscritto.
Nel corso del tempo OI Mag è cresciuto tanto, come foliazione e come rilevanza e sinceramente ne sono – ne siamo – orgogliosi. Dal mio punto di vista, oltre alla gioia di veder migliorare e maturare tanti talenti fotografici, c’è anche l’aspetto che tale crescita e maturazione è valsa anche per me. Io stesso ho imparato tante cose, visionato decine di editing e di impaginazioni, approfondito le varie tematiche dell’impaginazione e della stampa e ho dovuto giocoforza considerare aspetti che davo per scontati.
In fondo facciamo tutti così: come professionisti utilizziamo certe tecniche in modo naturale, senza porci troppe domande. Dopo trent’anni le cose “si sanno” e si utilizzano, ma se qualcuno ti chiede “perché fai così?” inizi a balbettare. Già, perchè?
Si potrebbe rispondere: “perché funziona!”, ma sarebbe poco utile. Dunque questo ti costringe a rivedere il flusso del tuo stesso lavoro, indagandone i vari aspetti e magari a scoprire che ci sarebbero altre metodologie o altre possibilità che semplicemente trascuravi perché eri troppo preso “a fare” per pensarci. Invece se devi spiegarle e insegnarle devi fermarti, ragionarci su e trovare il modo di rendere il tutto comprensibile e trasmissibile. Un esercizio a volte faticoso ma estremamente utile. Si finisce per essere docenti di sé stessi e questo è stato il dono maggiore della Masterclass e, a onor del vero, di tutti i corsi che ho realizzato.
Alla fine è nata anche la voglia di trasportare l’esperienza “virtuale” (sebbene il lavoro che abbiamo sempre cercato di fare sia stato quello di rendere la nostra comunità molto concreta e personalizzata) nel “reale” e sono nati così i miei workshop in presenza oltre ai “Raduni” annuali, ovviamente aperti a tutti i corsisti e non soltanto alla Masterclass.
Un workshop è sempre l’occasione per approfondire sul campo, in presenza, gli argomenti trattati nei corsi ma nel nostro caso anche di creare un progetto collettivo “estemporaneo”, che poi diventa una pubblicazione cartacea, insomma un libro. Similmente, anche con i raduni annuali facciamo in modo che i partecipanti – oltre a incontrarsi, scambiarsi idee, opinioni, fare comunità – possano alla fine realizzare un lavoro che viene pubblicato, in modo tale che resti anche un ricordo concreto, tangibile, dell’incontro.
E anche da queste esperienze debbo dire di aver imparato moltissimo, ad esempio a mettere a fuoco il mio modo di lavorare. Come buona parte dei fotografi professionisti ho sempre lavorato da solo, per quanto riguarda l’aspetto prettamente fotografico s’intende, e anche qui si finisce per lavorare d’istinto, secondo schemi consolidati che invece le sessioni sul campo insieme ad altri mettono in discussione, perché occorre – di nuovo – spiegare “perché faccio così”. Focalizzare il proprio modus operandi è sempre qualcosa di prezioso per un fotografo e ci permette anche di scoprire nuove strade, di rinnovare l’entusiasmo e la creatività.
Dunque è vero: per apprendere – o, meglio, per riscoprire, approfondire, rivelare – occorre imparare a insegnare. Prima di tutto a noi stessi. Per questo se posso dare un consiglio che vale in senso universale, se si desidera comprendere o approfondire un qualsiasi argomento, è bene offrirsi di spiegarlo ad altri.
L’impegno che si prende ci spinge e ci motiva e in tal modo si finisce per conquistare tutta una serie di competenze che magari non avremmo avuto voglia di acquisire.