Innovazione, Efficienza e Senso della Meraviglia

Oggi voglio riprendere alcune considerazioni che avevo già espresso nel gruppo Facebook del corso “Smettere di essere principiante”.

Nella Scienza, come nel Business e in molti altri campi delle attività umane, ci sono due elementi fondamentali di cui tener conto, l’innovazione e l’efficienza.

Essere efficienti ma non innovativi è inutile come essere molto innovativi  o creativi, ma non efficienti. Sono entrambi vicoli ciechi.

Gli esperti tendono a essere efficienti: conoscono la loro materia, conoscono le risposte, sanno come muoversi, ma tendono a fossilizzarsi sulle risposte “solite”. Visto che hanno impiegato tempo e fatica per creare la propria competenza, hanno difficoltà a rinunciarvi per rimettersi in gioco.

Nel campo dell’arte è quella che viene definita “Accademia”: un pittore, uno scultore o anche un fotografo “accademico” è quello che dimostra grande bravura tecnica e immensa competenza, ma in generale è poco creativo.

I principianti non sono ignoranti, ma inesperti, non conoscono le risposte (almeno, non tutte) ma sanno porre le giuste domande.

Godono di quella che viene definita “Innocenza” da Edward De Bono, inventore del concetto di “pensiero laterale”.

Si tratta della  classica creatività dei bambini. Se ignori la soluzione o i concetti normalmente applicati per risolvere un problema, è possibile che tu riesca a trovare idee del tutto nuove.

Certo, c’è il rischio di inventare ogni volta la ruota o scoprire l’acqua calda. Questo genere di creatività è utile se non si sa tutto di un argomento, ma se ne ha almeno un’idea generale, che ci eviti di percorrere sentieri già percorsi da altri.

Entrambe le categorie, quella degli esperti come quella dei principianti, non sono in grado di essere efficienti e innovative: ma mettile assieme e il sistema ingrana.

Per questo nella Silicon Valley e nei centri di ricerca di mezzo mondo si creano gruppi misti, con esperti e principianti: si ottiene la massima efficienza possibile insieme alla massima innovazione possibile.

industar

Alcune volte anche utilizzare attrezzatura inusuale stimola la creatività. E’ quello che è capitato a me realizzando questa foto con una vecchia Industar di fabbricazione russa. 

 

 

Una cosa molto simile avviene nei circoli fotografici: ci saranno iscritti più esperti e magari meno pronti ad accettare e a seguire strade nuove, e iscritti che hanno appena iniziato, che magari hanno letto e si sono preparati, ma non hanno esperienza, “non sanno come si fa“.

Questo può portare il gruppo a essere creativo e innovativo nella misura in cui ognuno saprà mettersi in gioco. E accettare il fatto che non ci sono ruoli, “maestri” o “allievi”, ma persone interessate a condividere: che si tratti della propria inesperienza (che porta creatività) o della propria competenza (che porta a fare le cose per bene, anche se a volte un po’ “ingessate”) non ha molta importanza.

Ognuno di noi ha qualcosa da dire e da dare, sempre.

La prima domanda che nasce da queste considerazioni è: sarà mai possibile per un fotografo mantenere entrambi gli atteggiamenti? Diventare un esperto senza perdere la freschezza del principiante? Personalmente credo proprio di si.

L’importante è tenere bene aperte le “porte della percezione” come le definiva Huxley e dunque lasciarsi coinvolgere dalla realtà circostante, nella consapevolezza che sono i nostri sensi a creare l’evento stesso.

Sebbene poco intuitivo e difficile da comprendere fino in fondo, resta il fatto che è solo grazie ai nostri sensi e al cervello che interpreta i dati che la realtà come la conosciamo esiste.

Ed esistono diverse realtà, a seconda di come cambiano i sistemi percettivi.

Ad esempio, come racconta Beau Lotto in “Deviate. The science of seeing”, le renne vedono l’ultravioletto per scoprire più facilmente i licheni di cui si nutrono, mentre noi umani siamo ciechi a questa lunghezza d’onda; i fiori sono colorati e profumati non per il nostro piacere, ma per essere visti dagli insetti e percepiti da loro ancora una volta grazie ai raggi UV; gli uccelli vedono la luce polarizzata e si orientano grazie a quella, e così via.

Non è che noi umani siamo meno sensibili e difettosi: è solo che abbiamo sviluppato ciò che ci serviva per sopravvivere, e l’ultravioletto come l’infrarosso non ci sono utili.

Sulla stessa linea logica, possiamo arrivare a dire che la fotografia non “vede” come vediamo noi: è più o meno sensibile all’infrarosso, può accumulare il tempo e il movimento o fermare l’attimo, ci permette di vedere come gli insetti, come le renne o come gli uccelli.

Ci permette di scoprire un altro aspetto della realtà che non conosceremmo altrimenti.

La fotografia è ben diversa dallo sguardo. Nasce grazie ad esso, ma se ne discosta sin da subito: non percepisce la profondità, altera i colori o li elimina se è in bianco e nero, restringe il mondo all’interno di un rettangolo o di un quadrato, mostra elementi che sfuggono alla nostra attenzione.

Basterebbe rimanere consapevoli di questo potere della fotografia per sentirsi sempre come un principiante, con quel senso della meraviglia che ci invade dolcemente quando scopriamo che la nostra foto racconta qualcosa, ci mostra finalmente il mondo da una prospettiva completamente diversa.

Anche il più navigato degli esperti, se vuole rimanere recettivo e appassionato, deve coltivare il proprio “fanciullino fotografico” interiore. Il senso della meraviglia ci unisce tutti, esperti e principianti.

Ma oltre a questo, c’è anche un’altra considerazione da fare.

Nei gruppi di lavoro dei laboratori di ricerca si cerca per quanto possibile di far lavorare assieme esperti di materie diverse: ognuno è esperto nella propria materia, ma principiante e inesperto nella materia di un collega.

Per questo occorre sperimentare sempre molto: puoi diventare un bravo fotografo di ritratto, ma se ti dedicherai alla macrofotografia sarai di nuovo un principiante (lo stesso se tenterai con l’analogico, le antiche tecniche di stampa o le mille altre possibilità offerte dalla fotografia), dovrai studiare e dunque “innovare”.

Non fossilizzarsi, mai. Essere sempre curiosi, aperti, aver voglia di tentare, provare, sbagliare.

Nulla fallisce come un successo” deve diventare il tuo mantra: se fai una cosa per bene, godrai di questo successo, ma correrai il rischio di restare aggrappato a questa gioia passeggera, al complimento di un amico o di un familiare.

Ma se sbagli, potrai scoprire qualcosa di nuovo, l’errore insegna sempre qualcosa.

La scuola rovina tanti giovani insegnando loro che le cose vanno fatte in un determinato modo, e solo in quello. Ma chi resta ancorato a questo modo di pensare non uscirà mai dai confini del solito.

E’ l’inesperto a essere nella posizione migliore, molto, molto spesso. E tutti siamo inesperti, principianti assoluti, in qualcosa!

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