Giovanni Cassarà, quando la fotografia diventa filosofia

“Il mio rapporto con la fotografia? Non una passione, non una professione, solo e soltanto necessità. Parliamo di un bisogno puramente espressivo, cioè di nutrire quotidianamente la mia anima. L’Io creatore di immagini si fonde con l’Io fruitore delle stesse creazioni. Quindi il primo fruitore sono io, sono il primo ad emozionarmi partendo dallo studio, passando dalla realizzazione pratica per poi concludere in camera chiara. Questa necessità ultimamente si sta evolvendo, sta cambiando pelle, si scende sempre più in profondità, non più solo paesaggio, ma una fusione tra quest’ultimo e chi lo abita, chi lo vive, chi lo sfrutta.” – Sono le parole di Giovanni Cassarà che fanno intuire una filosofia fotografica che si riconosce sicuramente nelle sue immagini.

Landscape by Giovanni Cassarà

Chi è Giovanni Cassarà?

Sono un insegnante di scuola secondaria di primo grado, ho 40 anni, vivo in Sicilia più precisamente in quella occidentale. Abito a Partinico, cittadina ubicata tra la provincia di Palermo e Trapani. Attualmente faccio parte del direttivo nazionale del Canon Club Italia e presidente del Canon Club Sicilia, promuovendo numerose attività ed eventi artistici in tutta l’isola.

Quando e perché ti sei avvicinato al mondo della fotografia?

Attratto dall’arte, dopo il diploma di maturità, ho deciso di frequentare l’Accademia di Belle Arti di Palermo, dove allo studio della pittura e della scultura, ho affiancato quello della fotografia. In quel periodo scattavo con una Yashica fx3 e un fisso 50mm. Sicuramente l’utilizzo della pellicola mi ha permesso di razionalizzare lo scatto acquisendo un metodo di lavoro curato e pensato (anche e soprattutto per contenere i costi di stampa). Ho concluso gli studi con il massimo dei voti nel 1999, presentando una tesi sulle tecniche di incisione e stampa calcografica e serigrafica. Nel 2001, mi sono trasferito a Milano dove ho intrapreso la professione di insegnante di arte e immagine. Qui ho approfondito lo studio fotografico e soprattutto quello compositivo. Oggi lo studio continua.

Hai un genere fotografico preferito?

La paesaggistica in generale mi attrae particolarmente, osservo comunque tutti i generi fotografici e apprezzo quando leggo una storia, un’emozione un frammento di vita. Amo tantissimo la fotografia monocroma e devo dire che in questo periodo è prevalentemente presente nelle mie creazioni.

Parlaci dei tuoi strumenti fotografici

Durante la fase di studio è quasi fisiologico (ci siamo passati tutti) pensare alla scalata del corredo migliore, quasi a pensare che con un corpo macchina superiore le foto di conseguenza fanno il salto di qualità. Un dispendio di denaro spesso immotivato e forviante. L’attrezzatura è importantissima per carità, solo con l’esperienza e con il passare degli anni si capisce che non è fondamentale. Quello che conta è realmente come osservi, come lo osservi e come il tuo pensiero lo decodifica e lo traduce in immagine. Può darsi che il risultato non sia nitidissimo… ma sicuramente racconta. Attualmente utilizzo una Canon 5D Mark II in accoppiata con un Sigma 12-24mm. che uso principalmente per paesaggistica. Raramente realizzo ritratti, in quel caso monto il Sigma 50mm f/1.4 Art o il performante Canon 135mm f/2 L. Se il paesaggio richiede tempi lunghi allora mi affido al collaudato Canon 17-40mm f/4 consentendomi di montare i filtri degradanti o gli ND (generalmente Hoya).

Quali sono i fotografi ai quali ti ispiri?

Ansel Adams, Elliott Erwitt, Henri Cartier-Bresson, Gianni Berengo Gardin.

Portrait by Giovanni Cassarà

Come cerchi di tradurre la tua filosofia fotografica nelle tue immagini?

Partiamo dal presupposto che la fotografia è spesso un dialogo intimo tra la mente e l’anima del creatore/fotografo.  L’utopia dello scatto perfetto mi spinge al miglioramento costante, consapevole che questo non arriverà mai. Un dialogo quindi che procede spedito verso una consapevolezza concreta, un equilibrio, speranza di cambiamento. Il paesaggio mi consente di raccontare un luogo ben definito e concreto, mentre l’inserimento del soggetto (spesso indefinito) mette in discussione tale concretezza, ristabilendo l’equilibrio tra il pensato e il visto.

Progetti fotografici presenti e futuri?

Il creativo è un individuo che non si ferma mai, continua a sviluppare o meglio sognare nuove visioni, nuove emozioni, nuove idee. Spesso molte idee restano segregate nella mente, molto probabilmente per la complessità o per la mancanza di fondi adeguati per svilupparli. In questo periodo sto lavorando su nuovi progetti fotografici inerenti la contestualizzazione e decontestualizzazione del paesaggio. Particolare interesse riscontra la figura umana idealizzata all’interno del paesaggio, utopie e ambientazioni metafisiche.

Ho diverse idee legate a temi sociali che spero di portare a termine, cercando di fondere realtà cruda con l’estetica del bello. Non voglio svelare più di tanto, ma a novembre è prevista una pubblicazione cartacea curata dal prof Francesco Mosca adesso in fase di stesura.

Fotograficamente parlando qual è il tuo sogno nel cassetto?

Credo che per chiunque si occupi di fotografia il sogno per eccellenza è viaggiare, scoprire nuove visioni e interpretarle secondo il proprio timbro espressivo. Per la tipologia e la forza del racconto, mi piacerebbe visitare l’oriente, in particolare l’india, la Cina e l’Indonesia.

Dove possiamo vedere le tue fotografie?

Potrete vedere le mie foto sul mio profilo Facebook, la mia pagina Facebook e il mio account su SpreaFotografia.

Photo by Giovanni Cassarà

Photo by Giovanni Cassarà

Photo by Giovanni Cassarà

Landscape by Giovanni Cassarà

Landscape by Giovanni Cassarà

Landscape by Giovanni Cassarà

Landscape by Giovanni Cassarà

Landscape by Giovanni Cassarà

Intervista a cura di Gian Luca Marino: Facebook | Twitter | Instagram