Lillian Bassman: la fotografia sognante ed enigmatica

Dal design alla camera oscura

Lillian Bassman è la prova, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la fotografia e la pittura sono due forme d’arte che parlano spesso la stessa lingua, sebbene con qualche piccola differenza “dialettale”.

Fotografa, ma anche pittrice e designer, Lillian Bassman ha sempre coscientemente confuso le due arti, lasciando in eredità fotografie come schizzi su tele, con tratti pittorici di un’eleganza fuori dal tempo.

Nata a Brooklyn nel 1917, da una famiglia di intellettuali ebrei emigrati negli Stati Uniti dall’Ucraina, Lillian Bassman  muove i primi passi nel mondo della moda studiando design tessile e lavorando come modella per l’Art Students League. Nel 1934 entra a far parte della Works Progress Administration come assistente di pittura e, dal 1939, intraprende gli studi di illustrazione di moda al Pratt Institute.  Nello stesso periodo formativo Lillian Bassman conosce il fotografo Paul Himmel, che sposa nel 1935. 

Un talento precoce quello di Lillian Bassman, cresciuta con una mentalità che la porta a diventare ben presto una donna indipendente e con una naturale propensione all’avanguardia. Giovanissima, mostra il suo portfolio ad Alexey Brodovitch, di Harper’s Bazaar, dimostrando di avere le idee chiare con la mossa professionale più importante della sua vita: il direttore della rivista riconosce subito in lei un talento non comune, facendola entrare nel suo prestigioso laboratorio di design editoriale. 

Copertina Junior Bazaar con fotografa Lillian Bassman
Lillian Bassman , Junior Bazaar (Dicembre 1945)

Nel 1945, Harper’s Bazaar lancia una pubblicazione a lato della rivista principale, Junior Bazaar, di cui Lillian Bassman diventa direttrice artistica. Esattamente come il suo mentore, Lillian Bassman è artisticamente audace, come lo sarà anche nei suoi scatti fotografici. Per Junior Bazaar la moda è trattata con uno stile grafico coraggioso, con immagini fluttuanti nello spazio. Durante gli anni trascorsi alla rivista, Lillian Bassman ha anche modo di approfondire rapporti con diverse modelle di punta dell’epoca, tra cui Barbara Mullen (la sua musa ispiratrice), Dovima e Suzy Parker.

Come art director, lavora duramente per sostenere e promuovere il lavoro di allora aspiranti fotografi, come Richard Avedon e Robert Frank. In questa fase Lillian Bassman trascorre molto tempo lavorando in camera oscura, sviluppando immagini del fotografo di moda George Hoyningen-Huene. 

Ero interessata a sviluppare un metodo di stampa da sola, anche prima di scattare fotografie. Volevo che tutto avesse dei contorni soffusi, mi piaceva creare un nuovo tipo di visione oltre a ciò che la telecamera vedeva. (Lillian Bassman – B&W)

lillian bassman ha fotografato modella in abito Dior
Lillian Bassman, Fantasy on the Dance Floor: Barbara Mullen in a Christian Dior Dress (Paris, 1949)

Il suo personalissimo processo di sviluppo includeva materiali non convenzionali come candeggina, tessuti e garze, usati come strumenti per mettere a fuoco aree precise di un’immagine e ottenere contrasti pittorici.

In seguito a questo approccio nella camera oscura, Lillian Bassman inizia a dedicarsi a una propria attività fotografica, dando vita ai suoi primi scatti che andranno a caratterizzare la fotografia di moda del secondo dopoguerra, con uno stile originale e mai visto prima. 

Dalla crisi alle “reinterpretazioni”

Con Harper’s Bazaar la collaborazione continua fino al 1965, con i suoi scatti di moda che fanno la storia del magazine americano negli anni in cui il fashion business inizia a diventare sempre più importante. È proprio questo aspetto “commerciale” a convincere sempre meno Lillian Bassman, che inizia a rivolgere il proprio sguardo versi altri scenari. L’idea di modelle superstar la convince sempre meno, e l’universo moda non è più il suo mondo

lillian bassman fotografa una bodella che manda un bacio. bianco e nero
Lillian Bassman, Barbara Mullen Blowing Kiss (Variant, 1950)

Nel 1969, delusa dalla fotografia e dalle sue nuove prospettive commerciali, Lillian Bassman distrugge la maggior parte dei suoi negativi, e getta nei sacchi della spazzatura oltre 100 negativi editoriali, mettendoli da parte nel suo studio ristrutturato dell’Upper East Side di Manhattan, dimenticandosi completamente della loro ingombrante presenza. 

Verso la metà decennio successivo, Lillian Bassman è completamente fuori dal mondo della moda e inizia a concentrarsi sul proprio lavoro, scattando fotografie di grande formato con la tecnica ai tempi chiamata Cibachrome. I nuovi soggetti della sua fotografia sono fiori, frutti, verdura, dettagli di strade di città, torsi maschili distorti provenienti da riviste di bodybuilding.

È solo all’inizio degli anni Novanta che lo storico Martin Harrison –  un curatore di moda che si trovava a casa di Lillian Bassman – riporta alla luce i negativi rinnegati, incoraggiando l’artista a riprenderli in mano. È a quel punto che la fotografa inizia a guardare ai suoi scatti con uno nuovo sguardo, lavorando sui negativi con alcune delle tecniche parzialmente sperimentate negli anni Quaranta. Il “bleaching”, prima di tutto – lo “sbiancamento” con la candeggina – e l’utilizzo di altri agenti rendono ancora più astratte e misteriose le immagini scattate quasi mezzo secolo prima. E in certi scatti, l’identità tra fotografia e pittura, appare davvero qualcosa di indissolubile. 

fotografia di Lillian Bassman che ritrae il volto di una donna
Lillian Bassman, Seduzioni d’autore- Elizabeth (1997)

Le sue reinterpretazioni – definizione usata dalla stessa Lillian Bassman – sono molto apprezzate da una nuova generazione di amanti della fotografia, che decretano il rilancio della carriera della Bassman, protagonista di una vera e propria rinascita, con un rinnovato interesse che si traduce in mostre internazionali su cui spicca l’exhibition congiunta con il marito Paul Himmel, ad Amburgo.

Nel 1993 è la volta della Personale alla Hamiltons Gallery di Londra,  a cui fa seguito una mostra al Carrousel du Louvre a Parigi e un incarico del New York Times per le collezioni haute couture a Parigi nel 1996. Nel 2004, dopo diversi anni di collaborazione, Lillian Bassman termina la sua liaison artistica con l’edizione tedesca di Vogue.

Lillian Bassman copertina Vogue Germania ritrae una donna e un uomo in auto
Lillian Bassman. Art Déco (German Vogue, 2004)

Lillian Bassman muore nel 2012 a 94 anni, tre anni dopo la dipartita del marito Paul Himmel, che aveva abbandonato diverso tempo la fotografia per aprire uno studio come psicoterapeuta.

Le sue opere sono state pubblicate sul volume eponimo del 1997 e  in Lillian Bassman: Women” del 2009, divenuto un anno dopo oggetto di una mostra alla Peter Fetterman Gallery di Santa Monica, California. 

L’eredità di Lillian Bassman

Le fotografie di moda di Lillian Bassman sono considerate tra le più importanti del secolo scorso, insieme agli scatti di monumenti dell’obiettivo come Richard Avedon o Irving Penn, oltre che un’ispirazione continua per diversi fashion designer contemporanei.

Le sue immagini hanno catturato un mondo di metà secolo fatto di donne eleganti, sottilmente longilinee, vestite in modo impeccabile, e rese interpreti di fotografie in bianco e nero ad alto contrasto, come fossero dei dipinti. 

Protagonista di una vita incredibilmente precoce – a sei anni incontra a Coney Island il suo futuro marito con il quale inizierà a convivere dieci anni dopo – e di esperienze fuori dal comune per un’adolescente degli anni Venti del Novecento, Lillian Bassman si trovò in una posizione insolita per i suoi tempi: essere una donna a fotografare altre donne. E infatti sviluppò rapporti speciali con le sue modelle. E a proposito di questo particolare feeling, la modella Barbara Mullen dichiarò che lavorare con Lillian Bassman era come “essere in paradiso”. 

Lillian Bassman foto di ritratto di Varbara Mullen per Harper's Bazaar
Lillian Bassman, Harper’s Bazaar – Barbara Mullen (1947)

L’eredità di Lillian Bassman si traduce nella creazione di una donna enigmatica, all’interno di situazioni sognanti, fuori da contesti reali. È questo il suo tratto distintivo più evidente, un marchio di fabbrica che nasce dalla conoscenza dei grandi maestri della pittura, dallo speciale rapporto con le sue modelle e dalle “manomissioni” in camera oscura dei negativi, per un gioco di luci e ombre che ha ispirato la maggior parte dei fotografi a venire. 

Una fotografia senza tempo

Osservando attentamente le immagini più celebri del portfolio di Lillian Bassman si hanno spesso emozioni contrastanti, ma la contraddizione più appariscente – se così vogliamo chiamarla – consiste nel fatto che le sue immagini di moda sembrano datate, estremamente legate a un periodo storico preciso, ma anche… fuori dal tempo, classiche, e quindi per forza di cose moderne. 

Per questa ragione è quasi impossibile distinguere alcuni dei suoi primi lavori da altri dei suoi ultimi. Lavorando principalmente in bianco e nero, alcuni scatti di Lilliam Bassman hanno uno stile noir, quasi dei fotogrammi di un vecchio film, altri sembrano invece vere e proprie intromissioni in un momento personale delle modelle immortalate. 

lillian bassman fotografa donna in bianco e nero nel 1951
Lillian Bassman, It’s a Cinch – Carmen (1951)

A proposito di atemporalità dell’arte di Lillian Bassman, la maggior parte delle immagini scattate per la moda intima raggiungono livelli classici di erotismo, nonostante si riescano a malapena a vedere i volti delle modelle; c’è qualcosa di incredibilmente etereo e sensuale nel modo in cui le linee dei corpi sono state ammorbidite e sfocate. E tutto questo senza che, nei suoi lavori, l’attenzione dell’obiettivo sia minimamente distolta dai capi fotografati, soprattutto quelli degli anni ’50, semplicemente sbalorditivi per dettagli e design. 

Lillian bassman fotografa in bianco e nero delle gambie di donna in primo piano
Lillian Bassman, Spider Legs (mid-60’s)

Un’altra tecnica che Lillian Bassman sperimentò con successo fu la cosiddetta “solarizzazione”, che appare evidente nel celebre scatto intitolato Spider Legs, di metà anni Sessanta. Gli effetti ottenuti nella camera oscura sono qualcosa di molto vicino alle manipolazioni digitali contemporanee e dimostrano la straordinaria capacità di guardare avanti dell’artista che – quando fa pace con alcuni dei suoi scatti ripudiati – torna a interessarsi alla fotografia, utilizzando Photoshop su scatti risalenti a quarant’anni prima. 

lillian bassman foto di nudo in bianco e nero
Lillian Bassman and Paul Himmel, Betty Beihn, Nude I (2012)

Come si può notare da questa immagine, una tra le ultime prodotte da Lillian Bassman, gli esiti  raggiunti dal lavoro digitale non sono poi così diversi da quelli ottenuti con le sue manipolazioni analogiche, operate durante gli anni del suo lavoro presso Harper’s Bazaar, la fase più importante della sua carriera. Quella in cui trovò il modo di rivoluzionare la fotografia di moda.

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Last update was on: 27 Settembre 2021 8:15

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