Storie di fotografia: Marco Bertazzoni si racconta

Qualche tempo fa ho chiesto a Marco Bertazzoni di realizzare un post per reflex-mania sulla fotografia naturalistica.

Marco però ha fatto molto di più!

Ha deciso di accompagnarci in un viaggio di più di 30 anni attraverso il filo conduttore della sua passione per la fotografia.

Si parte da quando, ad 11 anni, è stato incantato dalla meraviglia della pellicola fotografica, per passare poi ai primi avventurosi viaggi in Africa, alla “crisi” di fronte a un mercato in cui non si riconosceva più, alla rinascita già in epoca digitale …

Penso che tanti “veterani” si riconosceranno nella storia di Marco, così come riconosceranno nomi di pellicole e fotocamere che ormai non esistono più …

Anche se, come si evince dalle parole di Marco, la fotografia, alla fine, in tutti questi anni non è cambiata per niente: rimane un fatto di luce e passione.

Lascio allora la parola a Marco Bertazzoni, ringraziandolo per il tempo che ci ha dedicato.

Come è nata la mia passione per la fotografia

Si può dire che tutto sia iniziato nell’estate del 1982!

Ero in vacanza con la mia famiglia a Riccione e in una giornata di pioggia vidi un cliente del nostro albergo pulire una macchina fotografica e il suo corredo di obiettivi.

Il gesto e l’estrema cura con cui quel signore eseguiva l’operazione mi affascinarono fin da subito, e in me undicenne tutto ciò si tradusse in una raffica di domande.

Ricevetti tutte le risposte del caso ma non solo. Il gentile signore mi regalò un paio di riviste fotografiche che divorai nelle ore successive e da lì è iniziato il mio lungo viaggio nel mondo della fotografia.

L’estate successiva, come premio per la mia promozione dalla prima alla seconda media, mio padre mi regalò la mia prima macchina fotografica: una Pentax Super Program con ottica 50mm f 1,7, macchina che ho usato per i successivi 5 anni.

Fin da allora sono sempre stato affascinato dalla fotografia di paesaggio e successivamente dalla macro fotografia.

In particolare quest’ultima credo sia stata la scuola migliore per imparare a capire l’esposizione corretta.
Marco Bertazzoni: Insects &emdash; Butterfly

La Pentax era una delle prima macchine ad avere la lettura automatica dell’esposizione e di conseguenza avrei potuto tranquillamente mettere a fuoco e scattare.

Ma avevo letto sulle riviste che compravo che i fotografi professionisti usavano la modalità manuale; quindi cominciai quasi da subito a sperimentare in questo modo.

Ho sprecato un numero di rullini infinito e spesso le foto che andavo a ritirare erano praticamente nere. Ovviamente tutto ciò era frustrante.

Lentamente cominciai ad avere risultati più che accettabili e soprattutto cominciai a raccogliere qualche complimento.

Erano gli anni delle gite scolastiche e spesso i compagni mi chiedevano copie delle foto che scattavo. Mi ricordo che una volta anche il mio professore di matematica mi chiese di fargli un paio di copie di Piazza San Marco a Venezia.

La cosa curiosa era che i compagni che avevano semplici machine fotografiche prese in prestito dai genitori mi chiedevano come mai le mie foto fossero più belle, o meglio diverse dalle loro, dal momento che più o meno si scattava dalle stesse posizioni.

Finché spiegavo loro la differenza della qualità ottica tutto era normale; quando usavo termini tipo profondità di campo, diaframma, filtro polarizzatore e così via, vedevo espressioni di totale incomprensione.

L’esperienza in Africa

Nel 1988 sono passato al sistema Minolta. Mi sentivo pronto per un salto di qualità e a iniziare un percorso che mi avrebbe portato, compiuto i 18 anni, a viaggiare molto in Africa e di conseguenza allargare decisamente i miei orizzonti di fotografo.
Marco Bertazzoni: Lions &emdash; Brothers

In Africa ho sicuramente scattato più foto che in qualsiasi altro posto che abbia avuto la fortuna di visitare negli anni.

La scoperta del bianco e nero

Sempre in Africa è avvenuto il secondo fatto importante del mio cammino di crescita: la scoperta del Bianco e Nero.
In un periodo dove la diapositiva Velvia la faceva da padrona, per via dei colori saturi che si potevano ottenere, provai a scattare con un secondo corpo macchina solo ed esclusivamente in bianco e nero.

Data l’esperienza che nel frattempo stavo via via acquisendo, in questo caso devo dire che l’approccio ed i risultati sono stati fin da subito molto positivi.

Non potete immaginare quando scoprii l’effetto del filtro rosso nella fotografia di paesaggio sempre in bianco e nero! Quando vidi i risultati, rimasi sbalordito.

Cominciai anche in questo caso un cammino, che purtroppo da li a poco si sarebbe bruscamente interrotto per i motivi che spiegherò in seguito.

In quei primi anni ho imparato sicuramente molto di più nella fotografia in bianco e nero rispetto alla classica a colori: in particolare, l’utilizzo dei filtri e le modalità di esposizione più complesse.

Una cosa molto interessante che notai fin da subito, era che il modo di “pensare” di una fotografia monocromatica e’ completamente diverso da quella a colori.

Marco Bertazzoni: Horses &emdash; Swimming Appaloosa

Negli anni ’90 il mondo social di internet era agli albori, non esisteva Facebook e nemmeno blog di fotografia; quindi non potevo trovare riscontri, né confronti con altri fotografi interessati a questo genere.

Per questo motivo,  ancora una volta, feci l’autodidatta e cominciai a sperimentare più che potevo. Ormai avevo una discrete esperienza che mi evitò fiaschi e frustrazioni.

Certo non tutte le foto erano speciali, ma per lo meno accettabili.

Gli anni ’90: gli anni della crisi

Da li a poco però, nonostante l’entusiasmo che ho sempre avuto, cominciai un lento ma inesorabile allontanamento dalla fotografia.

Allontanamento che mi fece in seguito prendere la decisione di abbandonare del tutto.

Per la fotografia, gli anni ’90 sono stati incredibili e essenziali: l’hanno resa popolare con tutte le conseguenze positive ma soprattutto negative del caso.

Ci si avviava a un mondo di macchinette usa e getta, a un mondo di laboratori che sviluppavano e stampavano in poco più di un’ora.

La qualità delle stampe stava diventando penosa e anche i laboratori professionali, che avrebbero dovuto fare un lavoro eccellente, si dovevano scontrare con il mercato di massa che voleva sviluppo veloce e a pochi soldi, trascurando così i pochi che avrebbero pagato volentieri qualcosa di più per avere qualità migliore.

Iniziai a chiedermi che senso aveva investire in attrezzature costose se poi tutto il lavoro veniva rovinato dalla fretta nel presentare lo scontrino.

Non mi riconoscevo più in questo modo di fotografare.

A ciò si aggiunga un periodo intenso di lavoro e così presi la decisione di vendere i corpi macchina Minolta,  e qualche ottica.

Un sesto senso mi fece tenere gli obiettivi migliori come ricordo di quegli anni intensi di fotografie.

Passai dieci anni in cui le solite riviste di fotografie erano tutto ciò che mi teneva ancorato alla mia vecchia passione. E così iniziai a leggere di fotografia digitale.

La fotografia digitale: ritorno di fiamma?

Non mi ci buttai subito. La fotografia digitale era una tecnologia nuova e nessuno poteva sapere se sarebbe stata destinata a durare.

Inoltre le prime fotocamere digitale parlavano DX mentre io ero nato con la 35mm oggi FX, quindi decisi di aspettare anche per una certa diffidenza.

Ma stavo iniziando a capire che con questa nuova tecnologia avrei potuto dimenticare il problema che mi aveva fatto smettere per quasi 10 anni.

Con un buon computer e un programma software avrei potuto elaborare il mio lavoro e non avvalermi più di terze parti.

La fiamma stava tornando!!!

Nel frattempo la mia amata Minolta era stata acquisita dalla Sony e di fatto non esisteva più.

Minolta è stata un’innovatrice nel campo fotografico: autofocus e le schede da inserire a seconda del tipo di condizione fotografia che si presentava erano farina del loro sacco.

Ricordo le critiche feroci quando presentò la prima Dynax. Oggi queste idee sono tutte diventate realtà in qualsiasi corpo macchina.

Ho così iniziato a seguire Nikon, anche perché aveva mantenuto lo stesso attacco obiettivi nei corpi DX e FX.

E nel 2007 comprai la mitica Nikon D300 a cui poi affiancai la pietra miliare Nikon D700.

L’entusiasmo tornò immediatamente.
Marco Bertazzoni: Amphibians, Fishes & Reptiles &emdash; Adult Plain-Bellied Watersnake

Ricominciare dal digitale

Qualche differenza tra l’analogico e il digitale c’era.

Quindi i primi 2 anni li considerai di apprendimento.

I corpi macchina erano diventati dei veri computer con tanti gadgets che l’analogico non conosceva; quindi ho dovuto re-imparare. Ma lo feci con piacere.

Mantenendo la mia vocazione di lupo solitario ho continuato a fare l’autodidatta. Sperimentavo più che potevo. Inoltre, ora internet mi permetteva di avere le risposte alle mie domande.

I risultati sono stati ben presto confortanti.
Marco Bertazzoni: Dunes of Namibia &emdash; Namibia's Dunes

In breve tempo tornai a livelli (per me) eccellenti così presi la decisione di fare un sito e pubblicare le mie foto.

Anche in questo caso fui fortunato e un amico mi consigliò Zenfolio.

E nel 2011 nasceva la mia pagina: www.marcobertazzoni.com

Il desiderio di sperimentare: la scoperta della prima mirrorless

Nel 2012 ci fu’ un’altra tappa importante nel mio percorso. La SONY presento la NEX-7 la prima mirrorless formato DX e un adattatore che permetteva di utilizzare gli obiettivi tradizionali Sony/Minolta, mantenendo l’autofocus e tutte le altre informazioni.

La cosa era troppo invitante per non provare!!! Oltre agli obiettivi appositamente creati dalla Sony, rispolverai i vecchi Minolta che ovviamente avevo conservato. Fin da subito rimasi affascinato da questa unione passato presente e futuro.

Nello stesso periodo, leggendo su internet, feci la scoperta che si potevano utilizzare vecchi obiettivi su corpi macchina moderni.

Decisi di provare con un adattatore per la Sony NEX-7 e acquistai dei vecchi obiettivi russi.

Mi ricordavo che un amico dei tempi dell’analogico utilizzava una Zenit con attacco M42 ed ero sempre stato affascinato dal tipo di risultati, che otteneva.

Quindi un po’ per emulazione ma soprattutto per curiosità, acquistai su E-Bay un 20mm ed un 50mm.

Quando vidi i risultati dei primi scatti corsi subito al computer e cominciai a lavorare alle foto. Un altro mondo era davanti a me ed ancora una volta l’entusiasmo aveva preso il sopravvento.

Ora ho una magnifica collezione di vecchi obiettivi russi e Carl Zeiss in ottime condizione con attacco M42 che uso con corpi Sony e Nikon ovviamente, anche se in questo caso perdo la messa a fuoco all’infinito.

Certo ho anche l’adattatore Fotodiox, che ha aggiunto un elemento ottico per ovviare a questa mancanza, ma essendo un purista lo uso raramente. Ricordo che dopo il corpo Sony Nex-7 ho anche acquistato il corpo macchina Sony A7. Con quest’ultima macchina non vi è questo inconveniente.

Sono molto affascinato da questo utilizzo di ottimi obiettivi del passato con la moderna tecnologia.

La mia voglia di sperimentare nuove tecniche e tecnologie mi ha permesso di scoprire questo affascinante mondo, diciamo ibrido.

Certo quando utilizzo la mia Nikon D810 con un ottica moderna d’eccellenza i risultati sono incredibili, ma la coppia vecchio/nuovo sopra descritta crea un effetto artistico, che non riesco nemmeno a creare con Photoshop e/o uno dei numerosi Plug-In che ho acquistato.

Due consigli basati sulla mia esperienza

I consigli che voglio dare a chi mi chiede qualche suggerimento, sono 2:

  1. Innanzitutto sperimentare sempre nuove tecniche e nuove composizioni. Oggi, grazie alla tecnologia, possiamo vedere immediatamente i risultati e correggere gli errori in tempo reale e senza costi. Migliorarsi diventa una sfida e un piacere al tempo stesso.
  2. Inoltre, non affidarsi solo alla tecnologia (che può effettivamente correggere tanti errori) ma anche e soprattutto alla natura. Le prime luci del giorno e le ultime della sera sono il miglior filtro che qualsiasi fotografo “outdoor” possa trovare.

Marco Bertazzoni: Cranes, Egrets, Herons & Storks &emdash; Flying Egret

La fotografia naturalistica, che senza dubbio è il genere che preferisco, mi ha permesso di viaggiare per il mondo, scoprire luoghi fantastici, conoscere nuove persone di lingue e culture diverse e soprattutto vivere avventure indimenticabili.

Avrò sempre un eterno riconoscimento verso questa passione , perché ad oggi mi ha accompagnato per più della metà della mia vita vissuta e spero che mi accompagni ancora per tanti anni, dandomi gioie e soddisfazioni come ha fatto fino ad oggi.

Lunga vita alla fotografia quindi, con tutte le innovazioni che andremo a scoprire giorno per giorno.

Conclusioni

Due cose mi hanno soprattutto colpito del racconto di Marco Bertazzoni.

In primo luogo, la sua profonda conoscenza di quello che è successo nel mondo della fotografia negli ultimi 30 anni: Marco non si è limitato a  scattare delle foto, ma ha osservato e capito come si stava muovendo quel mondo, raggiungendo una consapevolezza che sicuramente lo ha aiutato a nutrire la sua passione e a migliorare continuamente.

In secondo luogo, mi ha colpito la sua riconoscenza per la fotografia e per tutto quello che essa gli ha dato in questi anni. Perché se ci pensi è proprio così: quando hai una passione sacrifichi tempo ed energie, ma se la tua passione è vera ricevi molto di più in cambio.

Ringrazio allora nuovamente Marco Bertazzoni per il tempo che ci ha dedicato: scrivere un post significa investire molte ore di lavoro, e lui lo ha fatto volentieri, per la semplice voglia di condividere qualcosa di sé.

Ti invito quindi, a tua volta, a condividere questo post su facebook. Se hai domande da rivolgere a Marco, o ti interessa vedere altre delle sue foto, lo trovi sul suo sito:

www.marcobertazzoni.com

Un saluto!