Margaret Bourke-White: uno spirito controcorrente

La formazione e gli esordi

Nella attuale mostra milanese di Palazzo RealePrima, Donna: Margaret Bourke-White – è racchiuso tutto lo spirito controcorrente di un’artista dell’obiettivo che ha esplorato ogni aspetto della fotografia come conseguenza di una scelta di vita, costantemente alla ricerca di nuovi luoghi e nuove società da esplorare. L’exhibition, a causa della pandemia prorogata fino al 2 giugno 2021, evidenzia il legame indistricabile tra l’arte e la vita di Margaret Bourke-White, classico tema ricorrente nelle biografie di quelle personalità che hanno dato tutto per la forma espressiva che hanno scelto. 

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Quando si scorre la timeline di un personaggio come Margaret Bourke-White è subito chiaro che genio e sregolatezza, se intendiamo quest’ultimo termine come sinonimo di disorganizzazione, non sempre vadano a braccetto. Nella sua autobiografia Il mio ritratto, infatti, Margaret Bourke-White è chiarissima a proposito di questo luogo comune tutto da sfatare: “La mia vita e la mia carriera non hanno nulla di casuale. Tutto è stato accuratamente progettato”. 

Margaret Bourke-White nasce nel borough newyorkese del Bronx, il 14 giugno 1904. La sua è una famiglia borghese e il gusto della giovane Margaret è inevitabilmente influenzato dal padre ingegnere che la porta con sé a visitare un’acciaieria di macchine tipografiche. È amore a prima vista, un colpo di fulmine per Margaret Bourke-White: la fabbrica, la produzione, i bulloni e i cavi metallici sono i primi temi della sua fotografia potente e violenta. 

Per gli studi universitari sceglie la biologia, ma fin dai tempi del college è chiara la passione di Margaret Bourke-White per la fotografia: ancora studentessa, frequenta alla Columbia University di New York un corso di Clarence Hudson White, uno dei maggiori esponenti del movimento Photo-Secession, che promuoveva la fotografia come forma artistica. È in questo contesto che si forma l’estetica di Margaret Bourke-White, in un inizio Novecento dove non è ancora chiara la posizione della fotografia all’interno della società, divisa com’era tra chi la considerava semplice duplicazione della realtà su celluloide oppure forma espressiva in soggettiva, vera e propria Arte, con la maiuscola. 

Dopo la morte del padre, Margaret Bourke-White si trasferisce all’Università del Michigan, mantenendosi gli studi anche grazie all’attività di fotografa. Il primo matrimonio è con uno studente di ingegneria elettrica, ma il legame dura solo due anni e la fine della storia sentimentale coincide con il trasferimento a Cleveland, dove viveva sua madre. Il 1927 è l’anno della laurea in Biologia. 

Margaret Bourke-White foto Cleveland Terminal Tower
Cleveland Terminal Tower, C. 1928 (MOMA)

La città, importante centro industriale dell’Ohio, è una delle prime fonti di ispirazione per Margaret Bourke-White che, sempre nella sua autobiografia descrive, in questo modo il paesaggio industriale:

“I Flats erano un paradiso per la fotografia. All’orizzonte, le ciminiere erano come dei giganti di un mondo sconosciuto, i guardiani dei segreti e delle meraviglie delle acciaierie”. 

La svolta professionale e l’esperienza in Unione Sovietica

I primi scatti, prevalentemente a tema architettonico e industriale, che includono una serie di immagini con protagoniste le acciaierie dell’Ohio immortalate di notte – un approccio insolito per soggetti altrettanto inusuali nella fotografia del tempo – attirano l’attenzione su Margaret Bourke-White. 

Henry Robinson Luce, fondatore del TIME, vede in quelle suggestive quanto brutali immagini un enorme potenziale e assume Margaret Bourke-White come primo fotografo per una nuova rivista, Fortune. Con sede a New York, il magazine aveva l’ambizione di superare il TIME in termini di qualità fotografica, con un prezzo per copia (all’epoca improponibile) di un dollaro. È il 1929, l’anno della Grande Depressione ma anche della svolta professionale di quella che sta per diventare una delle personalità più influenti nel giornalismo illustrato. 

L’anno dopo Margaret Bourke-White è in Germania per Fortune a fotografare le acciaierie Krupp, poi è in Russia, prima professionista a ottenere il permesso di scattare immagini in territorio sovietico, a documentare il piano quinquennale per l’industrializzazione del paese. Nel 1931, su invito dello stesso governo sovietico, Margaret Bourke-White torna in Russia concentrandosi maggiormente sulla popolazione del paese per un volume che ha per titolo Eyes on Russia.

Immagine di donne che lavorano nei campi in unione sovietica. foto scattata da Margaret Bourke White nel 1941
1941- Margaret Bourke-White fotografa Donne che lavorano nei campi in Unione Sovietica

Il ritorno negli Stati Uniti continua all’insegna della collaborazione con Fortune, ma anche con altre prestigiose riviste più popolari come The Times e Vanity Fair. Celeberrimo, di questo periodo, è lo scatto che vede Margaret Bourke-White su un Gargoyle del Chrisler Building di New York, con la sua macchina fotografica. Un’immagine così potente, emblematica di un temperamento coraggioso e amante del rischio, da diventare il simbolo stesso dell’artista negli anni. 

Immagine che ritrae Margaret Bourke-White su un Gargoyle dell'Empire state Buinding
Margaret Bourkr-White ritratta su un Gargoyle del Chrysler Building

La rivista Life e l’affermazione mondiale

Il primo numero della rivista Life, 23 novembre 1936, è il primo passo verso la consacrazione della fotografia di Margaret Bourke-White. Sulla copertina del magazine, il segno tangibile del New Deal voluto da Roosevelt: la diga di Fort Peck nel Montana. L’immagine è una sintesi dello stile di Margaret Bourke-White, con un gusto per il titanico che trasforma una struttura industriale in un monumento poderoso che sembra essere fuori dalle leggi del tempo. L’architettura ingegneristica assurge a qualcosa di più grande del suo valore artistico, in apparenza nullo. Ed è così che una struttura industriale diventa il monumento di un preciso momento storico e della sua civiltà. 

Rivista Life- in copertina la diga di Fort Peck fotografata da Margaret Bourke-White

Gli imponenti bastioni di Fort Peck fanno il giro del mondo e il nome di Margaret Bourke-White esce dai confini degli Stati Uniti e dalla fotografia giornalistica. Con il magazine Life è solo l’inizio, per la prestigiosa rivista infatti Margaret Bourke-White collaborerà in diverse occasioni negli anni a venire, con diversi reportage per la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra in Corea, le rivolte in Sudafrica. Il fotogiornalismo rimarrà per tutta la durata della sua carriera il suo punto fermo, l’attività principale. 

Negli anni del secondo conflitto mondiale fu nuovamente in Russia con il secondo marito, lo scrittore Erskine Caldwell, ancora una volta unica privilegiata tra i fotografi a documentare l’invasione nazista nel 1941 e a ritrarre (ufficiosamente) Stalin. Margaret Bourke-White fu per anni la fotografa della “prima volta” in diverse occasioni, opportunità che nel periodo della Seconda Guerra Mondiale si traducevano in scatti di violenti bombardamenti dal cielo.

Fu protagonista di avventure estreme in Antartide e nel Mediterraneo, fu a Buchenwald il giorno dopo la liberazione, accanto al reggimento americano sull’Appennino Emiliano. 

Ritratto ufficioso di Stalin, scattato da Margaret Bourke-White, durante la seconda guerra mondidale
Ritratto di Stalin

Tra il 1946 e il 1948 fu in India a immortalare la delicata fase della nascita del Pakistan, subito dopo in Sudafrica per fotografare gli effetti dell’Apartheid e le condizioni dei lavoratori nelle miniere.

Mahatma Gandhi- ritratto di Margaret Bourke-White

Dal 1953 la sua attività inizia a farsi meno intensa, in seguito alla malattia di Parkinson che le viene diagnosticata. Qualche anno dopo non fu più in grado di lavorare e si sottopose a un intervento chirurgico al cervello che fu documentato da alcuni giornali. Margaret Bourke-White muore nell’agosto del 1971, nella sua casa del Connecticut.

Pubblicata qualche anno prima, la sua biografia Il mio ritratto, era in quel momento un best seller. 

La parte per il tutto: lo stile di Margaret Bourke-White

Ci sono stati pochi artisti come la fotografa americana, in grado di avere dimostrato quel rarissimo dono, fondamentale per chi usa l’obiettivo, di catturare un dettaglio in grado di dare una visione generale di ciò che si vuole comunicare. La parte per il tutto. La celebre copertina di Life, quella della diga del Montana, spiega questo approccio che ha reso così iconico lo stile di Margaret Bourke-White. La porzione immortalata è solo una piccola parte della diga, ma è la più importante, la più simbolicamente rilevante. I bastioni giganteschi, che ricordano vagamente quelli di una fortificazione medievale, danno l’idea della forza del genere umano contro le avversità della natura. Un’immagine a tutto campo, con tutti i dettagli della struttura, non avrebbe comunicato in modo così potente il ruolo di una struttura ingegneristica. 

The Louisville Flood- 1937, Margaret Bourke-White

La stessa cosa si può dire di un’altra celebre immagine di Margaret Bourke-White, probabilmente lo scatto più noto dell’artista, la Fiumana di Louisville (Louisville Flood, 1937). Commissionata per il magazine Life, la fotografia è diventata l’emblema di un periodo storico ben preciso: l’esondazione del fiume Ohio che provocò quasi 500 vittime, lasciando in povertà migliaia di famiglie. Anche in questo caso, in modo ancora più metaforico che per lo scatto della diga del Montana, l’approccio di Margaret Bourke-White è insolito, originale, spiazzante. Non un’immagine dei disastri, non la fiumana “idrografica”, ma quella umana. Una coda di persone che non dice nulla dell’esondazione, ma moltissimo del disagio di una società in seguito a una catastrofe naturale all’interno della catastrofe economica in seguito alla crisi del 1929. A rendere tutto più beffardo, paradossale e sarcastico, un enorme cartellone della campagna del New Deal di Roosevelt, con una famiglia felice e lo slogan: “Il più alto standard di vita al mondo. Non c’è altro stile di vita che quella americano”. 

La poetica di Margaret Bourke-White

Tra le frasi più emblematiche della fotografa americana, che ebbe a dire che “l’industria è il vero luogo dell’arte”, riportiamo una delle citazioni simbolo della sua poetica:

“i ponti, le navi, le officine hanno una bellezza inconscia e riflettono lo spirito del momento”.

Se è vero che, proprio in Italia, l’inizio dello scorso secolo è il periodo in cui si afferma la corrente letteraria del Futurismo, va precisato che l’approccio fotografico di Margaret Bourke-White non è del tutto assimilabile alla lezione di Marinetti e dei suoi accoliti. 

I Futuristi esaltavano l’industria e le macchine, a danno della poeticità classica (o romantica) nota fino a quel periodo. Marinetti scriveva Uccidiamo il chiaro di Luna (1911), producendo il manifesto di una corrente che celebrava l’industria della quale promuoveva il vitalismo fino alla violenza.

La fotografia di Margaret Bourke-White, invece, esalta il poetico all’interno della modernità. La sua arte non esclude le suggestioni emotive più tradizionali, ma va a cercarle (trovandole) nelle costruzioni titaniche e brutaliste del presente. 

Parlando di aspetti tecnici, le prime composizioni di Margaret Bourke-White risentono molto dell’influenza cubista del periodo, con geometrie astratte e una tendenza al bidimensionale preferito alla profondità del tridimensionale. Il gusto drammatico, ottenuto con grandi effetti di luce, sembra invece rifarsi al cinema espressionista tedesco e russo, molto influente negli anni Venti del Novecento grazie all’estetica di grandi registi come Fritz Lang o Ėjzenštejn. I temi, centrali nell’opera di Margaret Bourke-White, dell’industria e della tecnologia, sono interpretabili come un sogno quasi romantico, necessario per continuare a sperare nel progresso, unico antidoto a una lunga Depressione economica. 

fotografia di Margaret Bourke-White che ritrae un aereo che sorvola New York
Margaret Bourke White- “Aereo sorvola New York”

Quando Margaret Bourke-White si trasferisce a New York negli anni della Grande Depressione, qualcosa cambia nei soggetti della sua fotografia: l’approccio diventa quello del reportage, dell’inchiesta e della denuncia. Le campagne degli Stati del Sud degli USA, e dei loro abitanti messi in ginocchio dalla crisi economica, e la Seconda Guerra Mondiale cambiano inevitabilmente il focus della sua fotografia.

E i nuovi monumenti delle sue immagini diventano le persone

Margaret Bourke-White foto di uomini nel 1945 a Buchenwald
Margaret Bourke-White, Buchenwald 1945
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Last update was on: 19 Ottobre 2021 15:52

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