Mario De Biasi: un fotoreporter eclettico alla ricerca della bellezza

Mario De Biasi: gli esordi e il reportage in Ungheria

In mostra a Venezia alla Casa dei Tre Oci fino al 22 gennaio 2022, la fotografia di Mario De Biasi parte spesso dalla rappresentazione dell’Italia del secondo dopoguerra per allargare lo sguardo al mondo intero. Nato a Sois, in provincia di Belluno nel 1923, Mario De Biasi è infatti uno dei più importanti obiettivi del Novecento, con una carriera di fotoreporter che lo ha reso celebre anche al di là dei confini nazionali. 

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Milanese d’adozione, Mario De Biasi inizia ad appassionarsi alla fotografia negli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, quando si trova in Germania deportato. I suoi primi scatti sono con una macchina fotografica Welta 6×6, che gli viene regalata da una famiglia tedesca dopo l’esperienza a Norimberga.

Con il ritorno a Milano nel 1946, Mario De Biasi intraprende l’attività di ingegnere radiofonico alla Siemens di Sesto San Giovanni, ma approfondisce ulteriormente il suo rapporto con la fotografia, immortalando diversi scorci della sua città. 

Il 1948 è un anno chiave per la carriera di Mario De Biasi, perché il fotografo presenta la sua prima mostra personale presso il Circolo Fotografico Milanese. Cinque anni dopo, ha inizio una lunga carriera che durerà oltre trent’anni, con l’entrata in redazione di Epoca, la rivista che gli dà fama internazionale. Per la testata, Mario De Biasi percorre migliaia di chilometri: dalla rivolta di Budapest (1956) al Giappone (1970), dall’eruzione Etna (1964) alla guerra in Israele (1973), dalla Parigi della rivoluzione sessantottina alla Siberia (1965). 

ritratto fotografico scattato da Mario De Biasi di un uomo a Budapest nel 1956
Mario De Biasi, Budapest (1956)

L’esperienza in Ungheria per le rivolte del Paese contro il regime sovietico rimane uno dei test più crudi e duri della sua carriera. Il settimanale, allora diretto da Enzo Biagi, tra il 23 e il 24 ottobre 1956, inviò Mario De Biasi nella capitale, che arrivò a Budapest in modo fortunoso rimanendo, unico fotografo europeo con Erich Lessing, per diverse ore sotto il fuoco dei rivoluzionari. Nella città sconvolta dalle insurrezioni, De Biasi documentò l’ingresso dei carri armati sovietici, ma anche i massacri, le impiccagioni, la rabbia e il dolore per le strade di una capitale allo sbando. E rimase anche ferito dalla scheggia di una granata, diventando noto come “l’italiano pazzo”. 

Lo stile fotografico di Mario De Biasi appare lampante in questi scatti, complice ovviamente una situazione eccezionale come quella di Budapest nel disordine più completo: nessuna retorica, nessun compiacimento estetico, se non quello di un sontuoso e livido bianco e nero che rende, se possibile, anche più drammatiche le scene immortalate. 

Mario De Biasi: i riconoscimenti di una lunga carriera

Nei trent’anni di carriera come fotoreporter per Epoca, Mario De Biasi non fu solo impegnato in situazione al limite, ma la sua fama a livello internazionale si accrebbe anche grazie a diversi scatti della New York degli anni Cinquanta e a numerosi ritratti che ebbero tra i protagonisti icone del cinema come Sophia Loren, Brigitte Bardot, Federico Fellini, Maria Callas e Marlene Dietrich. 

Foto di mario De Biasi a New York che ritrae un uomo con dei cani al guinzaglio
Mario De Biasi, New York (1956)

Artista poliedrico, dedito anche al disegno e alla pittura, Mario De Biasi si è occupato anche di cinema, architettura e natura ed è stato protagonista di diverse mostre in tutto il mondo. Nel 1979 è protagonista, insieme con alcuni dei più noti fotografi del periodo, di Venezia 79 la Fotografia, patrocinata dall’Unesco e dall’International Center of Photography di New York, tenendo un corso sul reportage.

Mario De Biasi fotografia in bianco e nero di Brigitte Bardot davanti a tanti fotografi
Mario De Biasi, Brigitte Bardot (Venezia, 1958)

Autore di diversi libri, Mario De Biasi ha ricevuto nella sua carriera numerosi riconoscimenti, tra i quali il premio Saint Vincent per il Giornalismo (1982), il prestigioso titolo di Maestro della Fotografia Italiana (2003) e, dalla città di Milano, l’Ambrogino d’Oro nel 2006. Per la mostra newyorkese The Italian Metamorphosis, 1943-1968,  tenutasi al Guggenheim nel 1994, una sua celebre fotografia è diventato il manifesto ufficiale dell’exhibition: Gli italiani si voltano

Mario De Biasi muore il 27 maggio 2013 a 89 anni. Qualche settimana prima, in concomitanza con il Photoshow 2013 della sua città, gli era stato attribuito il Premio alla carriera per il suo incredibile talento nel racconto dei grandi eventi storici, ma anche per la rara delicatezza con la quale si è sempre approcciato al mondo ordinario incontrato in tutta la sua carriera. 

A Mario De Biasi piaceva  che nelle sue biografie ci fosse sempre una frase scritta dal suo grande amico, l’artista Bruno Munari:

“Ha fotografato rivoluzioni e uomini famosi, paesi sconosciuti. Ha fotografato vulcani in eruzione e distese bianche di neve al Polo a sessantacinque gradi sotto zero. La macchina fotografica fa parte ormai della sua anatomia come il naso e gli occhi”. 

Mario De Biasi: la fotografia della positività

Helios, ovvero “Sole” in greco. Con questo pseudonimo firma le sue prime fotografie Mario De Biasi. La stella madre del Sistema Solare è per il fotografo di origini bellunesi il riferimento di ogni suo scatto, la luce sulla quale tutto gravita e che finisce per diventare nella sua poetica, una sorta di spasmodica ricerca di positività. Sole vuol dire speranza e umanità, anche nelle terribili immagini firmate da Mario De Biasi, sugli aspetti più crudi delle guerre. 

“La gente si meraviglia perché faccio tanti temi. È che io ho tanti temi in testa. Trovo interessante con il tempo mettere insieme delle cose, associare dei temi che scopro in tutti i continenti”.

In questa affermazione, Mario De Biasi definisce la sua intera carriera – meglio, missione –  di fotoreporter che spazia dagli eventi storici ai piccoli gesti quotidiani. Ed è così che nascono le serie dei baci, delle pause pranzo, dei barbieri di strada. Da Milano a Roma, dal Nepal alla Thailandia, dal Cairo a Vienna. 

Ritratto fotografico fatto da Mario de Biasi di due innamorati che si abbracciano
Mario De Biasi, Londra (1965)

La mostra veneziana attualmente in corso, nonostante i problemi organizzativi dovuti alla Pandemia, si preoccupa anche di questo aspetto della fotografia di Mario De Biasi. È un’exhibition che mette accanto ai suoi scatti anche diverse creazioni diverse dalle fotografie, come disegni e bozzetti. Ci sono le farfalle, gli alberi, gli occhi dei protagonisti di un mondo normale, oltre a quelli degli eventi storici. Perché, per citare ancora una volta De Biasi:

“dovunque s’incontra la vita s’incontra la bellezza. Basta guardarsi attorno per vederla: anche in una foglia, in un sasso, in un balcone fiorito. Anche nei riflessi in una pozzanghera”. 

L’immagine simbolo: Gli italiani si voltano

Per comprendere quello che probabilmente è lo scatto più celebre di Mario De Biasi, bisogna dimenticare per qualche secondo l’idea di politically correct che riguarda i nostri tempi. Un’immagine del genere, infatti, sarebbe oggi al centro di tante discussioni sul sessismo. Ma nel 1954 l’Italia della Ricostruzione, immersa in un clima di entusiasmo che preludeva all’imminente boom economico, non era pronta per un discorso sul cat calling

Mario De Biasi fotografa un gruppo di uomini che ammirano una donna nell'Italia del dopoguerra,
Mario De Biasi, Gli Italiani si voltano (1954)

Protagonista dello scatto più noto di uno shooting tenutosi in centro a Milano nel 1954 è una giovanissima Moira Orfei vista di spalle, di bianco vestita e impegnata a passeggiare per le strade della città. Intorno a lei un capannello di uomini ammaliati dal suo sex appeal, come paralizzati da cotanta bellezza.   

Dello shooting milanese esistono diverse varianti in cui Mora Orfei è visibile anche frontalmente o di profilo, ma lo scatto che ha reso celebre Mario De Biasi nel mondo – diventando la locandina della già citata mostra al Guggenheim – è sicuramente quello in cui la modella è vista da tergo. Davanti a lei, sembra esserci il silenzio. Alle sue spalle, esattamente dal punto di vista del fotografo, i commenti, sguardi voluttuosi, fischi, commenti. Giudicata con le odierne sovrastrutture parrebbe l’esaltazione del maschilismo e della donna come oggetto sessuale, ma in realtà è uno scatto che descrive alla perfezione lo spirito di un’epoca, con una certa poesia. 

Ma c’è di più dello strepitio di un gruppo di uomini a bocca aperta davanti a una procace mora in bianco. Lo scatto, infatti, lascia intravedere anche una zona affollatissima di Milano, quella dei portici di piazza Duomo, in prossimità della Galleria Vittorio Emanuele II, luogo simbolo dell’alta velocità su cui viaggia la metropoli lombarda. La donna catalizza le attenzioni degli uomini, ma quello è anche il posto prediletto per uomini in cerca di lavoro, caffè al bar, accese discussioni sulla politica italiana e sul calcio, lo sport nazionale. 

Mario De Biasi foto di moira orfei ammirata da tanti uomini a Milano nel 1954
Gli Italiani si Voltano (1954): shooting dello stesso soggetto ripreso da un altro angolo

Gli italiani si voltano mostra di fatto lo studio e l’organizzazione di un quadro, nonostante sia la cattura di un momento. In questa celebre immagine di Mario De Biasi, il carpe diem fotografico è tutto. È molto più della sfilata di una tipica bellezza procace, di fronte a un gruppo di uomini, è lo specchio di un’epoca. La fotografia cattura l’attenzione di tutti, uomini e donne: i primi vorrebbero far parte del  gruppo di ammiratori davanti a Moira Orfei, le seconde si immedesimano con lei, al centro dell’attenzione.

L’immagine fu commissionata per la rivista Epoca, parte integrante di un servizio che voleva comprendere l’effetto del passaggio di una ragazza appariscente, per le strade del capoluogo lombardo. De Biasi scelse per l’occasione una sua “complice”, con l’idea di dimostrare una tesi di fondo: anche nella Milano sempre di corsa, capitale economica di un’Italia che sta per diventare una potenza economica, ci si ferma di fronte al passaggio della grande bellezza.

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Last update was on: 28 Luglio 2021 21:15

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