Olympus OM-D E-M10 Mark III: recensione completa

Lanciata nell’autunno del 2017, la Olympus OM-D E-M10 Mark III  possiede la tecnologia  “Micro Quattro Terzi”, vale a dire un sistema privo dello spazio per lo specchio del reflex e del pentaprisma. Ciò che ne consegue è un corpo macchina leggero e portabilissimo, che ha decretato il successo delle mirrorless sulle più pesanti e ingombranti reflex. Nella fattispecie, la Olympus OM-D E-M10 Mark III fa parte di quel segmento di mercato definito “entry level”, essendo destinata a un pubblico di neofiti che si affaccia per la prima volta a un approccio più consapevole alla fotografia, dopo l’esperienza digitale di uno smartphone.

La Olympus OM-D E-M10 Mark III non costituisce una vera e propria rivoluzione dal punto di vista degli aspetti hardware, rispetto alla Mark II, ma offre un’esperienza di scatto facilitata, per venire incontro alle esigenze di mercato delle mirrorless entry level: la modalità iAuto è diventata Auto e promette di fornire immagini più nitide in tutti gli scenari, mentre la modalità Scene è stata resa più gestibile. Nella Olympus OM-D E-M10 Mark III c’è anche la modalità Advanced Photo (AP), che consente di modificare le immagini direttamente dalla fotocamera combinando fino quattro immagini in una (funzione Live Composite) senza passare dal menu principale. Infine, la collezione di Art Filter (ART) disponibili sulla E-M10 Mark III sale a 15 con il nuovo effetto Bleach Bypass.

Una delle maggiori critiche mosse alla Olympus OM-D E-M10 Mark III è l’inadeguatezza di un sensore fermo ai 16mp, in un periodo in cui, nella stessa fascia, la regola è averne almeno 20 di Mp.

Nella E-M10 Mark III troviamo però il processore, il True Pic VIII, presente anche sulla Mark IV lanciata nel 2020. Un’apprezzata novità rispetto alla Mark II è l’introduzione delle registrazione in 4K fino a 30fps e un sistema AutoFocus con 121 punti (in luogo degli 81 del modello precedente). 

La Olympus OM-D E-M10 Mark III possiede anche lo stesso mirino elettronico OLED da 2.360.000 punti presente nella Mark II, così come lo stesso display LCD Touch da 3 pollici e 1.037.000 punti: tutte caratteristiche di una certa importanza, ma che non costituiscono innovazioni vere e proprie. 

Compromesso di buona qualità che tiene conto di prezzo, notevolmente sceso negli anni, e usabilità, la Olympus OM-D E-M10 Mark III non è certo l’ultima novità in termini di mirrorless entry level –  essendo stata superata “in casa” dalla versione IV e da altri modelli Sony e Fuji – ma rimane un ottima fotocamera per le registrazioni video con uno street price sempre più interessante.

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Costruzione e design della Olympus OM-D E-M10 Mark III

All’interno di una confezione piuttosto seriosa e spartana, che include caricabatteria, tracolla e manuale d’utilizzo, il corpo macchina della OM-D E-M10 Mark III appare subito nel suo formato pocket, molto leggero: 122 x 84 x 50 millimetri, con un peso di 410 grammi (inclusa la batteria).

Rispetto alla Mark II, 20 grammi in più, ma con un design che ricalca esattamente il modello precedente, vale a dire un look sobrio e classico, come vuole il canone estetico Olympus che si rifà all’età d’oro delle analogiche giapponesi degli anni Settanta,  in cui il nero zigrinato andava a contrastare le parti metalliche colore argento (anche se è disponibile una versione alternativa “Full Black” della fotocamera). 

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Come prevedibile, vista la fascia di prezzo a cui appartiene, la Olympus OM-D E-M10 Mark III non ha un corpo macchina tropicalizzato ma quando la si afferra, il suo corpo in lega di magnesio regala sensazioni tattili superiori a quelle di tante reflex entry level. Inoltre va detto che la poco profonda impugnatura della Mark II, è stata migliorata per una presa più soddisfacente, senza che gli altri aspetti ergonomici della Olympus OM-D E-M10 Mark III fossero compromessi. 

Nella parte superiore, sulla destra, troviamo la ghiera delle varie modalità di scatto (Auto, P, A, S, M, Video, ART, AP e SNC), e quella per modificare l’esposizione, con il pulsante di scatto al suo interno; qualche millimetro sotto si trova la ghiera per la modifica dei tempi/diaframma, il pulsante Fn2/x2 e il piccolo pulsante per la registrazione video.

Sulla sinistra si trova la levetta per il flash e il pulsante del menu rapido. Al centro del corpo macchina della E-M10 Mark III, sempre in alto, troviamo la slitta per il flash.

Olympus OM-D E-M10 Mark III
Olympus OM-D E-M 10 mark III vista dall’alto

Rispetto alla Mark II, la dimensione della ghiera delle modalità risulta maggiore ma non ha un blocco anche se difficilmente è ruotabile con gesti involontari. Il pulsante di scatto è facilmente raggiungibile dall’indice, mentre il selettore che si trova sul retro è comodo da raggiungere con il pollice.

Sul retro della Olympus OM-D E-M10 Mark III c’è il  display LCD inclinabile, un Touchscreen da 3 pollici con risoluzione 720×480 pixel, articolato in ogni direzione tranne verso il basso (ci penserà la Mark IV a rendere completamente “flippabile” questo schermo).

Alla destra del display troviamo in alto la parte sagomata per il pollice, con il pulsante Fn1 e sotto quelli del Menu e Info. C’è spazio anche per il multi-selettore (ISO, flash, modo di scatto, punti di messa a fuoco). In basso ci sono il pulsante del cestino e il tasto Play per i video.  Sempre sul retro della Olympus OM-D E-M10 Mark III si trova il Mirino Elettronico, un ottimo EVF OLED da 2.360.000 punti che già era stato uno degli highlight nella precedente Mark II. 

Olympus OM-D E-M10 Mark III: specifiche tecniche

Sensore: 4/3” Sensore Live MOS da 16.1 Megapixel
Fornato e area: 4:3 / 17,3 x 13,0 mm
Processore: TruePic VIII

Tempi di scatto: 60″ – 1/16000
Compensazione: +/- 5 stop in passi di 1/3
Modalità esposizione: M, S, A, P, Scena
Tipi di esposimetro: Multi-Area, Semi-Spot, Spot
ISO Low (auto): 6400 (limite superiore personalizzabile da 200 a 25.600)
ISO Low (manuale): 25600 (impostabile a passi di 1/3 di EV)

Stabilizzazione: 5 assi
Autofocus (n. aree AF): 121
Modalità video: 4K (3840 x 2160p) 30/25/24 FPS
WiFi: Sì
GPS: No
USB: micro-USB (2.0)

Formati file: JPEG, RAW
LCD: 3.0″, 1040K punti, articolato e touchscreen, 7 livelli di luminosità
Mirino Elettronico: 2.36 milioni di punti, copertura 100%, 0.62x
Flash incorporato: Sì

Memoria: SD, SDHC, SDXC
Batteria: Li-Ion (circa 330 immagini, 50% con Live View)
Peso: 410 g (batteria inclusa)
Dimensioni: 122 x 84 x 50 mm

AutoFocus e raffica della Olympus OM-D E-M10 Mark III

Per il momento in cui fu lanciata, le prestazioni AutoFocus della E-M10 Mark II non erano male e per questo modello i punti AF, rilevamento di contrasto, sono passati da 81 a 121. Alcune fotocamere della concorrenza offrono i punti AF a rilevamento di fase sul sensore, per accelerare il sistema AF, ma la Olympus OM-D E-M10 Mark III non risente più di tanto di questa mancanza nella modalità AF singolo che dimostra di essere piuttosto scattante e reattiva anche in situazione con poca luce. Se si attiva lo zoom per ingrandire, il sistema tende a rallentare, ma si tratta di un problema che non si pone con le focali fisse. 

Quello che è stato più volte indicato come un difetto della Olympus OM-D E-M10 Mark III è invece la funzione di “inseguimento” di un soggetto, non esattamente infallibile. E infatti la Mark IV è stata migliorata in questa direzione. Nella Mark III, nonostante la griglia dei punti copra gran parte dell’inquadratura, il solo rilevamento di contrasto ha qualche difficoltà a mantenere il fuoco anche in soggetti non proprio fulminei. 

Rispetto al modello II, la raffica  Olympus OM-D E-M10 Mark III è passata da 8,5 fps a 8,6 fps: era il caso di venderla come un’innovazione? Detto questo, visto il buon funzionamento del buffer, si tratta di una raffica più veloce di altre concorrenti come la Canon EOS 800D (6fps) o la Nikon D5600 (5fps). Ma certamente i problemi con la tracciabilità di un soggetto in movimento appena visti… rendono questa funzione solamente sufficiente, o poco più. 

Qualità delle immagini e batteria della Olympus OM-D E-M10 Mark III

Ovviamente il sensore Micro Quattro Terzi da 16 MP della Mark III si colloca un gradino sotto i 24 MP delle APS-C come la Fuji X-T20 o la Nikon D5600, ma ciò non vuol dire che questa fotocamera non sia capace di fornire ottime stampe anche in formato A3. Impostando gli ISO 400 le immagini su Jpeg sono molto ben definite, ottimi dettagli nonostante un lievissimo rumore digitale sulle parti luminose, ma niente di spiacevole. 

Fino a ISO 6400 il rumore digitale non costituisce un problema, ma oltre questo confine, sempre nei jpeg, alcune zone della foto mostrano colori leggermente “spalmati” come si trattasse di un dipinto. I valori 12.800 e 25.600 sono dignitosi, a patto che si rimanga nell’ambito dell’utilizzo su web delle immagini. 

La durata della batteria, poco più di 300 scatti, è assolutamente nella media quando parliamo di mirrorless entry level. La Fuji X-T20 riesce a spuntarla di poco nel confronto su questa prestazione ma ovviamente – e questo è un cavallo di battaglia delle più pesanti e meno portabili reflex – un modello come la Nikon D5600 regala un’autonomia imparagonabile, con i suoi oltre 800 scatti con una singola carica. 

Olympus OM-D E-M10 Mark III vs Fujifilm X-T20

Il confronto con la Fujifilm X-T20 c’è sembrato il più naturale, dal momento che si tratta di una ottima mirrorless che appartiene alla stessa fascia della Mark III che, nell’arco di tutta la recensione, abbiamo già messo a paragone con il modello precedente e, in alcune occasioni, confrontata con il modello attuale Mark IV. 

Non si può non partire dal prezzo: su Amazon, attualmente la Olympus OM-D E-M10 Mark III (inclusiva dell’ottica standard EZ M.Zuiko 14-42mm) è acquistabile a 515 euro.

Esiste anche un altro kit più evoluto con due obiettivi (il 14-42 e M.Zuiko 40-150mm Telezoom), al prezzo di 685 euro.

Più costosa la Fujifilm X-T20 che, con obiettivo con Obiettivo XC 16-50mm, costa 940 euro (oppure 790 euro con obiettivo XC 18-55). Una bella differenza di prezzo, considerando che entrambe le fotocamere sono inserite nella fascia entry level. 

Ma che cos’ha in più la Fuji X-T20 per giustificare tutta questa spesa in più? Innanzitutto un sensore da 24mp, invece che da 16: non sono dettagli, ma una differenza di sostanza, specie se si ha intenzione di stampare in grandi formati le proprie fotografie.  In aggiunta, il sistema AutoFocus della X-T20, con i suoi 325 punti, batte nettamente quello della Mark III, per non parlare della raffica che, nel caso della macchina della Fuji, raggiunge i 14fps. Insomma… le differenze tecniche ci sono, anche se 200/300 euro di differenza di prezzo ci sembrano (ancora) troppi. 

Conclusioni

Se ci si dovesse basare esclusivamente sulla qualità dell’immagine – che, stringi stringi, è quel che conta sempre di più – la Olympus OM-D E-M10 Mark III perde il confronto con altre fotocamere che presentano una risoluzione di almeno 20 megapixel. È pure vero che i megapixel non sono tutto… ma già nel 2017 (quando questa macchina fu lanciata) questo dato era già considerato insufficiente. Ebbene, nel 2020… sono decisamente pochi. 

Detto questo, la qualità delle immagini è più che soddisfacente, garantita da una gamma cromatica in cui Olympus è sempre stata eccellente. E poi, questa Mark III ha i suoi pregi: il design elegante e il corpo macchina compatto e robusto soddisfano maggiormente, rispetto alle reflex concorrenti della stessa fascia di prezzo.  

Passando all’esperienza d’uso, questa Mark III ha l’innegabile pregio di accontentare un po’ tutti: il neofita la troverà semplice, il fotografo leggermente più navigato troverà funzionalità avanzate che non lo lasceranno deluso.

Infine la vocazione: se vi serve una fotocamera per catturare immagini sportive, c’è sicuramente di meglio in giro. Ma se cercate la macchina perfetta per un viaggio – paesaggi, still life, street photogaphy – allora questa Mark III non piò disattendere le vostre aspettative, unendo formato pocket a buona qualità fotografica. E poi, last but not least, ha un prezzo davvero molto interessante. 

Last update was on: 29 Novembre 2020 17:36