La post produzione prima di Photoshop: Pablo Inirio

Si sente spesso dire che la post produzione è alterazione della realtà e che, una volta, le immagini erano più autentiche di quelle a cui siamo abituati oggi.

In effetti, nell’era digitale, la post produzione fotografica ha fatto passi da gigante, arrivando a livelli di “contraffazione” estremi…

Ma le foto di una volta erano davvero così “pure” come crediamo?

La verità è che la post produzione esiste da sempre, il trucco risiede solo nella misura in cui viene utilizzata.

Un esempio?

L’iconico scatto di James Dean con la sigaretta in bocca, mentre cammina, sotto la pioggia battente di una nostalgica New York.

Con un bianco e nero che lascia senza fiato, il fotografo Dennis Stock consegna alla storia un ricordo indimenticabile di una delle più grandi icone del cinema americano.

Non tutti, però, sanno che quello scatto, così potente, fu il risultato della collaborazione tra il fotografo e Pablo Inirio.

A sinistra, la foto di James Dean sviluppata da Inirio secondo le indicazioni di Stock; a destra, un provino di Inirio con le sue annotazioni a margine. 

Fotografo e storico stampatore dell’Agenzia Magnum, Pablo Inirio è considerato un vero artista del foto ritocco analogico.

Molte famose fotografie sono (almeno nella versione che conosciamo) frutto di ore e ore del lavoro di Inirio in camera oscura.

Il metodo di Pablo Inirio consiste nell’analisi di alcuni scatti di prova, sui quali, prima di ogni altra cosa, appunta le zone da ritoccare e come farlo.

Le foto vengono poi elaborate in camera oscura, con agenti chimici che alterano l’esposizione, la luminosità, i contrasti. Il criterio è simile a quello utilizzato dagli attuali software di foto ritocco: i trattamenti possono servire a scurire e schiarire, per esaltare (o persino cancellare) intere zone della foto.

Esattamente come facciamo oggi con Photoshop.

Attualmente, anche un adolescente, con le dovute abilità informatiche, può post produrre uno scatto in modo efficace.

La differenza sostanziale risiede nella fatica e nell’esperienza necessaria per elaborare le immagini in modo tradizionale.

In un’intervista del 2015 per Gup Magazine, Inirio ha sottolineato come il suo lavoro sia molto vicino a quello di un artigiano.

Quando lavori sull’immagine di qualcun altro devi mantenerti neutrale” – ha dichiarato.

Stampare un’immagine così come gli viene richiesto, per Inirio, è tutto sommato preferibile all’avere totale libertà di azione.

In questo modo le possibilità di scelta sono più limitate, ma lo scopo finale è quello di dare al fotografo esattamente l’immagine che ha in testa.

“Il più delle volte – ha apertamente dichiarato – faccio come vogliono i fotografi e non dico loro nulla.”

E forse la grande professionalità di Pablo Inirio, sta proprio nella capacità di interpretare il gusto e le aspettative dei fotografi con i quali ancora collabora, oltreché nelle sue straordinarie doti tecniche.

Ai tempi della camera oscura, il rapporto tra fotografi e stampatori era strettissimo. Attualmente se ne sente parlare molto meno e su Pablo Inirio c’è e pochissima documentazione.

Ciò è probabilmente dovuto al fatto che si tratta di una figura piuttosto schiva e ancora in attività.

Negli ultimi anni, l’Agenzia Magnum ha reso pubbliche alcune delle immagini di prova realizzate da Inirio nel corso della sua carriera, rendendo giustizia a un lavoro di grande impegno e precisione, certamente non alla portata di tutti.

Pablo Inirio ha eseguito moltissimi interventi sugli scatti di alcuni tra i più grandi fotografi al mondo.

Oltre alla già citata immagine di James Dean, immortalato da Dennis Stock, ricordiamo un altro famoso scatto dello stesso autore: quello rubato a una giovanissima Audrey Hepburn durante le riprese del film “Sabrina” (1954).

Non meno emblematico, il ritratto di Muhammad Alì (fotografato da Thomas Hoepker nel 1966), e quello di Henri Cartier-Bresson (fotografato da Bob Henriques durante la marcia su Washington di Martin Luther King).

 

Nel corso della storia della fotografia, dunque, la post produzione è sempre esistita.

Ora è più veloce e semplice apportare quelle stesse modifiche che una volta richiedevano abilità, esperienza, e ore di lavoro.

Cosa che, di fatto, non sempre è un bene: qualunque strumento potente, infatti, affidato a mani inesperte, rischia di dare risultati mediocri.

D’altro canto però, quando rifiutiamo qualsivoglia forma di foto ritocco in nome di una presunta autenticità dell’immagine, dobbiamo ricordare che anche il semplice scatto in JPG presuppone delle alterazioni.

La sola impostazione, ad esempio, fa sì che la fotocamera applichi delle modifiche al file e quindi, di fatto, la manipolazione c’è già.

Migliorare le nostre fotografie non è quindi sbagliato, purché le modifiche apportate abbiano precise ragioni estetiche e/o narrative, siano eseguite con la dovuta perizia tecnica, e siano il più possibile invisibili. 

Silvia Gerbino

 

Silvia Gerbino è una fotografa romana, classe 1986. Attiva su tutto il territorio nazionale, realizza cataloghi, book, reportage di eventi e di viaggio.