Polaroid: Storia / Fine / Rinascita di un Mito della Fotografia

Fondata nel 1937 dall’imprenditore Edwin Herbert Land, la Polaroid è senza dubbio la costruttrice di macchine fotografiche istantanee che più di ogni altra è entrata a fare parte del mito.

Il suo celebre logo arcobaleno è parte della storia della cultura Pop come lo sono una serigrafia di Andy Wahrol o una vignetta di Roy Lichtenstein.

Per non parlare della famosa cornicetta bianca delle sue istantanee, tratto distintivo divenuto un elemento stilistico, o delle forme e delle dimensioni esagerate delle sue fotocamere. Dimensioni oversize che un fotografo del TerzoMillennio, tuttavia, può trovare tanto fuori luogo quanto affascinanti.

Polaroid è la storia di un mito. Una leggenda che ha inizio con l’atto di fondazione dell’azienda –   avvenuto a Cambridge, Massachusetts – che negli anni si sposterà in Minnesota, esattamente a Minnetonka, il quartier generale Polaroid.

Il Boston Globe parlò subito di una “innovazione travolgente” e i toni usati dai primi articoli nei confronti di Edwin Land furono quelli che decenni dopo si sarebbero spesi solo per alcuni guru della tecnologia come Steve Jobs o Bill Gates.

La portata rivoluzionaria del polimero per la polarizzazione della luce brevettato dalla allora neonata Polaroid fu subito evidente.

Brevettato nel 1929, il supporto iniziale delle immagini Polaroid fu sviluppato solo qualche anno dopo dallo stesso Edwin Land. Si trattava di una serie di cristalli di iodiochinina inseriti all’interno di una pellicola polimerica in nitrocellulosa. Un campo magnetico al suo interno allinea i cristalli aghiformi che lasciano passare la luce in modo perpendicolare alla loro disposizione, creando così un materiale polarizzatore.

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I primi anni della Polaroid

Nota soprattutto per le sue instant camera, tuttavia non nacque come un’azienda costruttrice di macchine fotografiche, avendo come proprio core aziendale la produzione di occhiali da sole “polarizzati”. Senza dimenticare che durante la Seconda Guerra Mondiale, l’azienda di Land produsse numerosi strumenti per le forze armate, come il dispositivo a infrarossi che permetteva di vedere al buio.

La prima fotocamera con il marchio Polaroid fu messa in commercio in alcuni negozi di Boston, poco prima del Natale 1948. L’azienda di Edwin Land stava mettendo la tecnologia più avanzata nelle mani dei consumatori. E il bello dovevo ancora cominciare, perché la Land Camera mod. 95, prodotta fino al 1953, altro non fu che il primo passo verso la conquista di un mercato mondiale.

Il primo modello Polaroid: la Land Camera Mod. 95

La prima macchina fotografica istantanea messa in produzione per la vendita nacque dalla richiesta di una bambina, la figlia di Edwin Land, che durante una vacanza nel New Mexico chiese al padre di avere subito le foto scattate.

In due anni, Land progettò il tutto.

I Mod. 95 furono chiamate in questo modo perché 95 dollari era il prezzo… consigliato per l’acquisto (poco più di 700 euro attualmente).

Un prezzo elevato ma non proibitivo: si stima che furono venduti quasi 900 mila esemplari di questo modello che fu prodotto in diverse fabbriche, creando di conseguenza piccole differenze estetiche (che avrebbero ingigantito a dismisura il collezionismo negli anni). La denominazione “Land Camera”, invece, proveniva dal cognome del suo inventore e sarebbe rimasta a identificare tutti i modelli a venire.

Il corpo macchina della Polaroid Land Camera Mod. 95 era in acciaio cromato. Aveva un mirino pieghevole, elementi in finta pelle marrone, e un peso di circa due kg.

Polaroid Land Camera Mod. 95

Per quanto poco rilevanti, se non da un punto di vista storico, ecco le caratteristiche tecniche del Mod. 95.

  • Lente                        135mm, f/11, a 3 elementi
  • Otturatore            4 velocità 1/8 – 1/60
  • Flash                       Optional
  • Esposizione            Valori preimpostati
  • Messa a fuoco Non automatica, ma gestibile con una leva
  • Pellicola Rollfilm Serie 40
  • Numero di foto 8

Lo slogan con cui fu venduta sottolineava i tempi brevissimi, un minuto, per ottenere una foto perfettamente sviluppata.

La pellicola utilizzata, la “Serie 40”, fu prodotta fino al 1976 per modelli distribuiti fino al 1965 (per l’ultimo modello, fu disponibile anche a colori). Il formato delle fotografie era di 83×108 mm. Altre pellicole prodotte negli anni Cinquanta erano la “Serie 30” e la “Serie 20” (entrambe 64×83 mm)

Il Mod. 95 fu un successo ed ebbe nella Speedliner la variante più fortunata.

Negli anni Cinquanta, furono prodotte altre Polaroid distribuite in numeri notevolmente inferiori, come la 110 Pathfinder e il Mod. 80 Highlander, che comunque arrivò a 700 mila esemplari, poi riproposto nelle varianti 80A e 80B, quest’ultimo rimasto in produzione fino al 1961.

Polaroid Highlander Model 80A (John Kratz)
By John Kratz [CC BY-SA 2.0], via Wikimedia Commons

Il modello Polaroid Highlander 80A fu pensato per essere più maneggevole e meno ingombrante del Mod. 95. Anche il formato delle immagini era più piccolo, usando pellicole “Serie 30”. Per questi modelli, Polaroid diede anche una maggiore attenzione al packaging e alla linea estetica, che prendevano spunto dal Tartan, il tessuto plaid tipicamente scozzese.

Polaroid e i fantastici anni Sessanta

Il 1963 è un anno cruciale nella storia del mito Polaroid. È infatti l’anno in cui viene commercializzato il primo rullino istantaneo a colori, che aveva per nome Polacolor. La pellicola era l’evoluzione di un prototipo brevettato nel secondo dopoguerra per la realizzazione di filmati in 35 mm, utilizzato dalla Paramount Pictures.

Anche alcuni episodi dei cartoni animati di Braccio di Ferro furono realizzati usando la prima versione della Polacolor.

Inutile dire che l’introduzione del colore nella fotografia istantanea fu una vera e propria rivoluzione. E il successo dei primi modelli crebbe, fino a giungere a quello che è considerato il primo grande “salto quantico” nella storia della Polaroid: il modello Swinger, lanciato nel 1965.

Prima della Swinger erano stati lanciati diversi modelli, alcuni anche di grande successo:

  • La Land Camera J 33: progettata per pellicole della Serie 30 con velocità ASA 3000 in bianco e nero. Dopo il lancio delle pellicole Polacolor fu dotata di un adattatore per scatti a colori.
  • La Land Camera J 66: la sorella maggiore della precedente aveva un meccanismo dell’otturatore molto originale e divenne probabilmente la più diffusa delle macchine che usavano pellicola della Serie 40. Aveva il flash integrato e un prezzo molto competitivo, per questo divenne un discreto best seller.
  • Polaroid Land Camera Automatic 103: evoluzione dei precedenti 101 e 102, lanciati tra il 1964 e il 1967, fu una delle prime camere ad avere parti in plastica come la lente che precedentemente era a tre elementi in vetro.

La rivoluzione Polaroid Swinger

Prodotta tra il 1965 e il 1970 la Model 20 “Swinger” – il numero nel nome anche in questo caso riguardava la spesa per l’acquisto del prodotto, circa 20 dollari di allora – è considerata un’istantanea rivoluzionaria, per diverse ragioni:

  • Il prezzo di 19,95 dollari americani, all’incirca l’equivalente di 150 euro attualmente, era davvero un prezzo accessibile per diverse persone.
  • Aveva un esposimetro ad estinzione collegato con l’apertura del diaframma e le scritte “YES” o “NO” apparivano a seconda dell’illuminazione, ritenuta sufficiente o no per lo scatto.
  • Era dotata di un flash integrato nella parte frontale del corpo macchina e di un regolatore manuale darken/lighten.
  • Aveva un design piuttosto innovativo per il periodo, bianco/nero con dettagli rossi, curato dal designer Henry Dreyfuss.

Polaroid 20 “Swinger”

Immagine da wikipedia, Licenza Creative commons

Per il prezzo di vendita, il design innovativo e diverse novità rispetto alle precedenti fotocamere, il modello Swinger può essere considerato il primo grande successo di massa della casa fondata da Edwin Land. Il model 20 usava pellicole della serie 20 e fu riprodotto in due varianti:

  • Il modello M-15: detto anche “Swinger Sentinel”, fuori dagli Stati Uniti Swinger II, era un modello ancora più economico dell’originale, non avendo il flash incorporato.
  • Il modello 3000: detto anche “Big Swinger”, che usava pellicole della serie 100.

Con il modello Swinger la storia della Polaroid, fino ad allora semplicemente la storia di una casa costruttrice innovativa, divenne qualcosa di diverso. Il nome dell’azienda di Edwin Land divenne un marchio familiare per milioni di persone in tutto il mondo e amato anche da grandi nomi della Pop Art e della fotografia artistica: Andy Wahrol ed Helmut Newton, per fare solo due nomi, si divertivano a fare scatti “alternativi” con quello che era diventato sempre più un oggetto di culto.

L’apice e il lento declino di Polaroid

Dopo il successo travolgente del modello Swinger, gli anni Settanta esordiscono con la serie del modello Colorpack 80 (poi le varianti 82, 85 e 88).

Prodotte tra il 1971 e i cinque anni successivi le Color Pack 80 erano caratterizzate da dimensioni imponenti e da una vera e propria guida sul retro che ne spiegava il funzionamento, neanche troppo complesso: aveva un esposimetro che determinava i tempi dell’otturatore e un selettore per regolare la luminosità.

Immagine da wikipedia, Licenza Creative commons

Fu un discreto successo, ma nulla a che vedere con il modello successivo, considerabile come l’apice della storia del mito Polaroid: il modello SX70 prodotto dal 1972 al 1981 e dal 1977 il modello Polaroid One Step. Stiamo parlando dei modelli più popolari e amati della storia della fotografia istantanea.

Per un discorso più approfondito su questa fotocamera, vedi la mia recensione della Land Camera 1000 (o One Step). Soffermiamoci ora sul modello SX70.

Disegnata dallo stesso designer della celebre Swinger, la Polaroid SX70 (che inaugurò anche la serie di pellicole che portavano lo stesso nome) aveva una particolarità che l’ha resa unica nel suo genere: era completamente pieghevole.

Dal modello originale, una single lens reflex, furono tratte diverse varianti, ma tutte avevano queste caratteristiche di fondo:

  • Lenti di vetro a quattro elementi (116 mm f/8)
  • Esposimetro automatico
  • Messa fuoco a una distanza di 26,4 cm
  • Otturatore con intervallo di velocità da 1/175 secondi a più di 10 secondi.

Polaroid SX70

Nel 1978, la SX70 fu dotata di un sistema “sonar” che valutava la distanza del soggetto e di conseguenza regolava la messa a fuoco: questo modello è considerato come la prima reflex con sistema autofocus messa in commercio.

Negli anni Ottanta il marchio conosce un lento declino, nonostante la fortuna di modelli come Impulse e soprattutto la Sun Autofocus 660 con gestione elettronica della luce e con pellicole 600, vendute come le più veloci al mondo.

Nel 1982 il padre di Polaroid, Edwin Land, lascia l’azienda dopo il flop di alcuni brevetti che non avevano ottenuto il successo sperato, primo tra tutti il sistema instant movie Polavision, vero e proprio disastro finanziario.

Edwin Land era un piantagrane. Lasciò Harvard per fondare la Polaroid. Non solo era uno dei più grandi inventori dei suoi tempi ma, soprattutto, aveva visto l’intersezione tra scienza, arte, e business, creando un’organizzazione che rifletteva questa visione. Ci riuscì per qualche anno, ma alla fine a Edwin Land, un piantagrane d’eccezione, fu chiesto di lasciare la sua stessa compagnia, che è una delle cose più stupide che abbia mai sentito. Così Land, a 75 anni, spese il resto della sua vita occupandosi di scienza, cercando di capire i segreti della visione a colori. Quell’uomo è un tesoro nazionale. Non capisco perché persone così non vengano prese come modello: è la cosa più bella che si possa essere — non un astronauta, non un giocatore di football, ma questo”. Steve Jobs

Gli anni Novanta sono ancora più difficili, con l’espansione dell’home video e l’introduzione di nuove tecnologie che hanno cambiato il mondo della fotografia, nel passaggio da analogico a digitale. Il modello ultracompatto Captiva, risalente al 1992, è forse l’ultimo modello a destare una certa attenzione per il marchio Polaroid prima della bancarotta avvenuta nel 2001.

Il mito Polaroid nel terzo Millennio

Dopo il fallimento, i primi anni del Duemila sono caratterizzati da un continuo passaggio di licenze d’uso del marchio di una leggenda che non era riuscita a stare al passo con l’avvento della fotografia digitale.

Nel 2010, sotto la proprietà di PLR IP Holdings e LLC, il celebre marchio tenta il grande rilancio annunciando Lady Gaga come direttore artistico del brand. La mossa sembra decisamente al passo coi tempi, ma bisogna attendere ancora qualche anno prima che la Polaroid trovi uno spazio degno del suo grande nome anche nel presente.

 

Negli ultimi anni vengono prodotti, sotto il marchio della Polaroid Corporation, modelli di fotocamere istantanee moderne di grande successo, come le polaroid snap e stap touch.

Il 2017 è un anno importante per il rilancio del mito. Sfruttando l’attuale trend della fotografia vintage, l’azienda olandese Impossible Project (che per prima aveva creduto nella produzione e commercializzazione delle vecchie pellicole istantanee):

  • Cambia denominazione in Polaroid Originals
  • Acquisisce il capitale di maggioranza della Polaroid Corporation

Si ritrovano così unite sotto la stessa proprietà due linee di prodotto distinte, una dedicata alla produzione di fotocamere istantanee moderne, l’altra dedicata a riproporre versioni rivisitate dei grandi successi vintage della casa americana.

La Snap Touch (vai a recensione) e la One step 2 (vai a recensione); loghi leggermente diversi, ma finalmente sotto un unico proprietario. 

Non siamo più negli anni Settanta, ma le istantanee sono tornate di moda.

E soprattutto c’è da sbaragliare la concorrenza di un “nemico” che non ha più il nome Kodak, ma Fujifilm con la sua linea di camere istantanee Instax.

Last update was on: 20 settembre 2018 20:19