Portfolio Studenti Corso Bianco e Nero

SCACCO AL “RE”… UNA STORIA PER IMMAGINI – Claudio Vianello

Introduzione

– Il lavoro di Claudio mi ha ricordato una famosa scena del film “Il settimo sigillo” (1957) di Ingmar Bergman, in cui il cavaliere protagonista della storia gioca a scacchi con la morte. Gli scacchi hanno sempre avuto un’aura di magia e mistero, perché nella loro stessa struttura, e pur nel contesto ludico, sono anche una metafora della vita, con le sue contraddizioni, le sue difficoltà, i rapporti di forza che a volte legano le persone.

Così Claudio realizza una serie in cui gli scacchi diventano un viaggio nel mistero, una riflessione sul destino, ma soprattutto su se stesso, sul modo in cui si affronta la vita e a volte si perde, ma più spesso si vince, facendo scacco al Re.

Artist Statement

Il momento che stiamo vivendo è molto particolare, un momento che ci porta alla riflessione. Abbiamo dovuto rallentare la nostra vita e quindi soffermarci su molti aspetti ai quali prima non davamo importanza. Sentivo il bisogno di concretizzare i miei pensieri e le mie sensazioni e come poterlo fare se non con le immagini?…

La mia storia in bianco e nero si svolge ai lati di una scacchiera. La vita è come una partita a scacchi, ogni giorno vivo luci ed ombre e tutto è condizionato dalle mosse di un mio avversario. Tutto è caotico, è difficile muoversi, districarsi, percorrere la via che ho scelto. In questa partita sono dentro e devo muovere… penso!. Ancora una mossa e vado avanti. L’avversario non mi lascia iniziativa, prova a fermarmi, anticipa ogni mossa e tenta di nascondermi soluzioni possibili. Mi sento pedone in balia del grande “re”. C’è ancora tempo. Il mio avversario non muove più ma lo sento è in agguato. Non lo vedo, non lo conosco, … o forse si?

Uno specchio, ecco l’avversario che non avrei mai voluto incontrare, io. Mi rifletto, ora tutto dipende da me, non posso perdere. Ancora una mossa decisa e vincente… scacco al “re”.

Commento

Il lavoro di Claudio è molto coinvolgente grazie al tema scelto e alla tecnica di illuminazione che scava nel buio una sorta di nicchia – a volte claustrofobica – in cui osserviamo la scena. Non riusciamo bene a comprendere chi gioca e chi sta davvero vincendo, ma intuiamo perfettamente che in questo caso gli scacchi non sono solo un gioco, proprio come nel film di Bergman.

In tal modo l’autore dimostra buone capacità di utilizzare la fotografia in senso narrativo ed emotivo, oltre che notevole sensibilità.

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