Bianco e Nero – I progetti di fine corso

IL TAGLIO DEL BOSCO – Roberto Selvestrel

Introduzione

Come sosteneva Herman Hesse, ci sono due modi di guardare a un bosco: quello di chi vede solo metri cubi di legno e dunque un potenziale guadagno, e quello dell’amante della natura, che vede un ecosistema vitale e ricchissimo. Ovviamente i due approcci possono trovare una sintesi in pratiche forestali virtuose ed ecosostenibili, ma non c’è dubbio che negli ultimi anni il primo “sguardo” sia quello prevalente. I risultati sono spesso quelli che vediamo nel progetto di Roberto, in cui un bosco, per quanto ceduo, viene letteralmente devastato da un taglio che tiene conto solo dell’aspetto economico e assai poco di quello ecologico. Così il nostro autore cerca di inserire nelle foto le sue sensazioni, il suo dolore per la perdita di bellezza e armonia che il bosco appena tagliato mostra in piena evidenza.

Artist Statement

Il taglio del bosco non è solo una necessità, ma anche una conoscenza profonda dell’ambiente. Mantenere il bosco in buona salute è indispensabile ed un obbligo. Certamente le tecniche rispetto il passato sono cambiate, ci si è rinnovati, con nuove attrezzature, nuovi mezzi. Ma non possiamo guardare solo il lato economico, dobbiamo salvaguardare l’ambiente e l’ecosistema che ci circonda. Un taglio scellerato porta all’instabilità del terreno dove non esistono più radici che lo tengano saldo e alla crescita incontrollata di rovi. A spingermi a presentare questo progetto è il dolore che mi trafigge il petto ogni volta che mi avvicino a un luogo come questo.

Commento

Un lavoro non solo lucido e diretto, anche duro per certi aspetti, ma soprattutto coinvolto e coinvolgente. Ci sentiamo affianco a Roberto mentre si aggira nel bosco osservando i tronchi tagliati, le piante schiacciate dalle ruspe, le cataste di materiale non utilizzabile che però un tempo erano radici e fusti, materia viva. In un bianco e nero adeguatamente contrastato ci racconta efficacemente il contesto filtrando il tutto attraverso la sua sensibilità, che poi è quello che sempre dovrebbe fare un fotografo.

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