PERCHE’ I LAVATOI – Marcellino Erba
Introduzione
Marcellino parte da un ricordo personale e lo concretizza nelle forme architettoniche di strutture presenti in molti paesi, anche se solo di rado preservati: i lavatoi. Sono testimonianze di un passato in cui non c’era ancora l’acqua in casa, men che meno le lavatrici elettriche di oggi. Un passato non lontanissimo, anzi. Il racconto del nostro autore viaggia dunque sul filo della memoria venata di nostalgia, ma anche di un approccio più concreto, con fotografie che sono debitrici della lunga tradizione italiana della fotografia di architettura, iniziata dai fratelli Alinari e proseguita per oltre un secolo.
Artist Statement
Il mio interesse per i lavatoi è probabilmente legato ai numerosi racconti di mia madre (classe 1914) che in gioventù aiutava le donne più anziane a riportare verso casa i mastelli colmi di bucato ancora bagnato, quindi pesantissimo. Proprio alle donne spettava la faticosa incombenza del lavare. Nella mia zona se ne trovano ancora numerosi e di varie fogge: in mattoni o pietra, coperti e no, a una o più vasche, con gli scivoli sui quali strofinare i panni di fattura coeva al manufatto o ricavati da antichi sassi avelli. Si possono trovare nei boschi ai margini dei borghi o incastonati nel tessuto urbano, magari in spazi troppo piccoli per essere destinati ad altri usi e, per questo, scampati alla demolizione. Molti sono ancora alimentati ma raramente utilizzati, sono piuttosto trasformati in luoghi di ritrovo per anziani o per giovani. Al pari di manufatti molto più blasonati li considero, a buon diritto, monumenti architettonici e tecnologici testimoni di un passato recente da preservare.
Commento
Con un bianco e nero asciutto, che cede appena al languore e alla morbidezza retorici, con una gamma tonale abbastanza ampia ma senza rinunciare al contrasto, Marcellino riesce a rendere perfettamente il “Genius loci” di questi scampoli di passato, portandoci in contesti intimi, stretti, colmi di storie anche se oggi appaiono solitari, come dimenticati. Un lavoro realizzato con consapevolezza tecnica e narrativa, perfettamente riuscito.