I PIEDI DI GIADA – Francesca Rizzi
Introduzione
La fotografia può svolgere molte funzioni. Essere un supporto alla memoria – e questo è l’uso più classico, il primo in verità a essere considerato – o un metodo per comunicare con gli altri, per diffondere messaggi, risvegliare coscienze e così via. Ma può anche essere uno strumento utile a ricollegare il nostro dentro e il nostro fuori, quel che siamo e quel che appariamo, la nostra coscienza e l’Inconscio profondo con la realtà in cui siamo inseriti e che viviamo quotidianamente. La fotografia può davvero essere un Inconscio tecnologico, come sosteneva Franco Vaccari, o un Inconscio ottico per dirla con Walter Benjamin. E’ in questa chiave, di ricerca dei fili da riannodare che si è mossa Francesca.
Artist Statement
Questo progetto fotografico è nato piano piano, dall’esigenza di guardare, riguardare, rivedere ciò che mi circonda. La vita ci invita e ci obbliga a vivere nel mondo attuale. Fotografare il mio quartiere, le vie percorse nel tempo, dettagli ben conosciuti, mi ha aiutata a conciliare il passato con il presente, in un dinamismo fluido, alla ricerca di una identità, in un’ottica di trasformazione e, credo, di comprensione.
Commento
Un progetto intimo, che sfrutta le capacità fotografiche dell’autrice per creare un insieme di fotografie all’apparenza semplici ma che vanno invece nella direzione della complessità, quella complessità che nasce dal guardarsi dentro, dal cercare risposte senza necessità di trovarle, perché la ricerca – fatta nei luoghi che ci sono familiari, quotidiani – giustifica tutto, anche il rischio di fallire.