René Burri: il Ritrattista di un Secolo

Dalle prime esperienze al cinema alla Magnum Photos

Una delle frasi più note di René Burri riguarda la professione che l’ha reso uno dei più grandi artisti dell’obiettivo:

“Non avrei mai pensato di fare il fotografo”.

E in effetti, i primi anni della biografia di René Burri non lasciano presagire un approccio precoce con la fotografia, ma solo perché i suoi interessi artistici si manifestano fin da bambino. 

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Nato a Zurigo nel 1933, René Burri appartiene a un’agiata famiglia svizzera con un padre che lo avvicina fin dai primi anni di vita alla conoscenza dell’arte.

Ma il primo amore di René Burri non è la fotografia, perché prima di acquistare una Leica, è fortemente attratto dal disegno, dalla pittura e soprattutto dal cinema.

René Burri si iscrive alla scuola d’arte di Zurigo proprio per approfondire queste sue passioni, ma nel suo paese – soprattutto per quanto riguarda la produzione cinematografica – le opportunità non sono molte e ovviamente il “ripiego” è quello di passare dalle immagini in movimento impresse su celluloide, alle immagini fisse di una macchina fotografica. Dopo l’esperienza accademica con fotografi come Hans Finsler e Alfred Willimann, nonché con il pittore espressionista Johannes Itten, René Burri presta servizio militare e sperimenta la realizzazione di documentari, realizzando però, una volta per tutte, di volere spostare le sue attenzioni verso la fotografia. 

Complice l’amicizia con il grande fotografo Werner Bischof – anch’egli svizzero e già affermato negli anni Cinquanta – René Burri entra in contatto con la Magnum Photos ed è subito un successo: siamo nel 1955 e un suo reportage su dei bambini sordomuti piace così tanto ai vertici della prestigiosa agenzia che diverse immagini del servizio trovano visibilità internazionale, grazie a diverse pubblicazioni su riviste europee e su Life, negli Stati Uniti. 

René Burri ritrae Pablo Picasso nel 1957
René Burri – Pablo Picasso, Villa California (1957)


Vista la fama acquisita, tra il 1956 e la fine del decennio, René Burri è impegnato in diversi viaggi in Europa, Asia, Medio Oriente e America Latina.

Tra i personaggi immortalati in questo periodo spiccano Pablo Picasso e lo scultore Alberto Giacometti.


René Burri: l’affermazione internazionale

Nel 1959 René Burri diventa ufficialmente membro della Magnum Photos, forte di altre prestigiose pubblicazioni per riviste come Look, Paris-Match, The Sunday Times e il settimanale svizzero Du.

I primi scatti di Burri sono caratterizzati da un umanesimo empatico che si combina con composizioni forti, dove sono protagoniste le forme geometriche e l’architettura. Nel 1962 apre a Parigi la Galleria Magnum, ennesima tappa di una collaborazione con l’agenzia, che avrebbe caratterizzato gran parte della sua carriera, fino a diventare presidente di Magnum France nel 1982. 

René Burri pubblica il suo primo libro, Die Deutschen, in Svizzera nel 1962, e l’anno successivo ottiene la sua prima mostra personale all’Art Institute di Chicago.

Grazie alla sua “neutralità” svizzera, ha l’opportunità di scattare foto sia nella RDT che nella Germania occidentale, presentando così le due parti del Paese diviso, da una prospettiva oggettiva. La raccolta Die Deutschen –  le cui nuove edizioni sono state aggiornate fino agli anni ‘90 per includere immagini più recenti –  presenta anche degli scatti della caduta del muro di Berlino che René Burri catturò tentando di trasmettere un’immagine realmente imparziale della nuova Germania. 

René Burri –  Rhénanie-Palatinat State, Town of Rheinpfalz (1959)
René Burri -Rhénanie-Palatinat State, Town of Rheinpfalz (1959)

Sempre negli anni Sessanta, mentre lavora a Cuba, ha la possibilità di immortalare Fidel Castro e Che Guevara. La sua immagine del “Che” che fuma il sigaro diventa subito celebre in tutto il mondo, aumentando ulteriormente la fama di René Burri come ritrattista della storia contemporanea. 

René Burri rtrae Che Guevara nel 1963
René Burri – Che Guevara, Havana (1963)

Gli anni Sessanta rappresentano probabilmente l’apice professionale di René Burri, che nel 1965 partecipa alla produzione dei Magnum Films, per poi dedicare diverso tempo in Cina dove realizza il documentario The Two Faces of China, prodotto dalla BBC nel 1968.

Come spesso capitava ai fotografi della Magnum, o ad altri professionisti dell’epoca, René Burri portava con sé almeno due fotocamere, con diversi tipi di pellicole, negli ultimi anni della sua carriera anche a colori. A proposito di questa scelta, René Burri ha rivelato al pubblico le sue fotografie a colori solo negli anni ‘80, nella sua mostra One World, a oltre 30 anni dall’inizio della sua carriera, una collezione che esprimeva le sue esperienze non solo attraverso la fotografia, ma anche con disegni e collage.

René Burri fotografa a colori nel 1978 una serie di persone in coda sul un marciapiede a New York
René Burri – USA, New York City (1978)

Nel 2013 René Burri organizza una nuova selezione di foto a colori per Impossible Reminiscences (Phaidon, 2013) e la sua mostra René Burri, Double Life è presentata al Museum für Gestaltung di Zurigo e alla Galleria OstLicht di Vienna l’anno successivo.

Nel luglio 2013 René Burri dà vita alla propria fondazione in Svizzera, ora ospitata nel Musée de l’Elysée a Losanna.

Nel settembre 2014, René Burri inaugura la sua ultima mostra, Mouvement, a Parigi, presso la Maison Européenne de la Photographie. L’exhibition presenta un gran numero di foto inedite per le quali Burri creò trittici in bianco e nero e a colori, attorno al tema “immagine/movimento”. Qualche settimana dopo l’inaugurazione della mostra parigina, muore all’età di 81 anni, dopo una lunga battaglia con il cancro. 

René Burri e il Brasile

Viaggiatore per vocazione –  ancor prima che grande fotografo che ha reso iconici molte delle personalità della storia del Novecento René Burri amò il Brasile sopra ogni altro paese, immortalandolo con scatti che sono rimasti tra i più rilevanti della sua carriera. Brasilia, San Paolo, ma soprattutto Rio de Janeiro: dal suo grande carnevale alla spiaggia di Ipanema, dalle bellezze naturali della baia all’affollata vita notturna. 

René Burri fotografa in bianco e nero la spiaggia di Ipanema, Rio de Janeiro (1958)
René Burri – Ipanema Beach, Rio de Janeiro (1958)

La prospettiva di Burri sul grande paese Carioca porta lo spettatore a guardare il Brasile dall’alto, quasi con un prospettiva ottenibile con un drone, mezzo secolo prima che questa tecnologia fosse possibile.

In altri scatti, al contrario, il suo obiettivo scende al livello della strada, per ritrarre gli abitanti delle città, oltre gli stereotipi del suo periodo. Un’immagine, scattata da un grattacielo nel 1978, ritrae uomini al lavoro impegnati nella costruzione dell’ennesimo grattacielo che andrà a trasformare la skyline: è quasi un’autocitazione di una delle fotografie più celebri di René Burri: Men on a Rooftop, scattata a San Paolo nel 1960. 

René Burri fotografa degli uomini sul tetto di un grattacielo a San Paolo nel 1960Men on a Rooftop, scattata a San Paolo nel 1960.
René Burri: Men on a Rooftop, San Paolo- 1960.

Quasi vent’anni dopo, la passione di René Burri per le prospettive dall’alto, quasi vertiginose, rimane immutata. E in effetti, in un’intervista rilasciata sulla sua esperienza brasiliana, il fotografo svizzero ammise:

“Ogni volta che vedevo un grattacielo, salivo e bussavo alla porta, chiedendo: posso fare una foto?”

René Burri e le testimonianze della storia

Sarebbe impossibile parlare della fotografia di René Burri senza citare uno degli aspetti che più caratterizzarono i suoi scatti: la storia contemporanea. Uno dei reportage più importanti in questo senso fu rilasciato dal fotografo negli anni Settanta, quando si recò a Cape Canaveral per immortalare la decadenza della base spaziale NASA in Florida, ormai in disuso, con scatti in bianco e nero e a colori. 

René Burri foto di Cape Canaveral in disuso (1978)
René Burri – Cape Canaveral, Florida, USA (1978)

Burri, che in passato si era distinto per aver catturato diversi simboli dell’architettura americana – il Getty Musueum progettato da Richard Meier, le case postmoderne in Arizona, progettate da Paolo Soleri i “finti” monumenti di Las Vegas – si trova a fotografare ciò che resta del periodo dei grandi viaggi spaziali, con il suo noto stile cinematografico che aumenta la drammaticità di luoghi un tempo al centro dell’attenzione mondiale, ora in stato di semi abbandono. 

Renè Burri fotografa una piattaforma di lanci abbandonata a Cape Canaveral nel 1978
René Burri – Apollo Rocket disused launching Platform 28B, Cape Canaveral (1978)


Nonostante la NASA continui a dare vita nuovi progetti, molte delle strutture di quella prima esperienza dell’esplorazione spaziale americana sono andate distrutte o sostituite, ma le fotografie di Burri rimangono immortali, come il documento di una fase di desolante decadenza tra i primi gloriosi giorni del viaggio spaziale e una nuova versione di questa avventura nel Terzo Millennio. 

René Burri: lo stile iconico e l’architettura 

Anche se, come già detto,  in età giovanile René Burri “non avrebbe mai pensato di diventare un fotografo”, uno scatto a Winston Curchill a soli 13 anni non può che essere visto come il segno di una predestinazione. 

René Burri fotografa a soli 13 anni Winston Churchill (1946)
René Burri – Winston Churchill (1946)

Era il 1946 e un’immagine di Churchill fu catturata da un giovanissimo Burri durante una visita ufficiale in Svizzera del grande statista britannico. Fu il primo una lunga serie di scatti che avrebbero raccontato la storia del Novecento, attraverso immagini che sono diventate fortemente simboliche.

Il lascito di René Burri è praticamente infinito, essendo stato un artista che passò dalla ritrattistica al paesaggio, dall’architettura – strinse amicizia con Le Corbusier – alle forme geometriche, dal bianco e nero (prevalentemente) ai colori.

La sua è una fotografia che non trascura mai i contrasti di luce con una forte preparazione compositiva, quasi pittorica per approccio. La macchina fotografica che utilizzò maggiormente, diventando una vera e proprio estensione del suo braccio, era il modello Leica M3, mentre durante l’era digitale si affezionò particolarmente ai modelli M9 e M9-P.

René Burri foto in bianco e nero di Brazilia del 1960
René Burri – Brazilia, Brazil (1960)

Ogni suo scatto porta in sé l’importanza di un gesto, il peso della storia.

Ma, a parte i celebri ritratti dei personaggi della politica e della cultura del Novecento, se c’è un ambito in cui il fotografo svizzero ha espresso al meglio la sua poetica questo è l’architettura, quella nuova del secondo Dopoguerra. In questa direzione il suo Eldorado fu sicuramente il Brasile, una nazione che aveva eletto a propria capitale una città decentrata ma modernissima e fantasiosa come Brasilia. La città divenne infatti il luogo in cui René Burri passò diverso tempo a perfezionare la sua fotografia, il posto in cui sperimentò il suo incredibile stile panoramico di ampissima portata, decisamente molto attuale. Le sue riprese aeree di piccoli frammenti della città sembrano composizioni astratte se non, in alcuni casi, piccoli cristalli o materiale biologico vista al microscopio. 

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Last update was on: 22 Ottobre 2021 14:15

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