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Riconoscere il momento

Riconoscere il momento è un articolo di “L’uomo Nella Folla”, Rubrica di street photography a cura di Alex Coghe

La street photography si realizza principalmente muovendosi in strada, tra le persone, “divenendo strada” noi stessi.

Cosa voglio dire?

Che per fare fotografia di strada bisogna viverci dentro, alla strada … immergersi realmente nella situazione.

Non essere asettico, come vorrebbero alcuni, ma anzi, assorbire e lasciarsi assorbire dal ritmo del luogo per permettere alla realtà che ci circonda di comunicare con noi e dunque di farsi comprendere, colpendo i nostri sensi, la nostra sensibilità, innanzitutto come esseri umani e solo dopo come fotografi.

Una buona “street photography” è qualcosa che documenta, che comunica un momento colto dal fotografo, e che quindi rivela anche qualcosa dell’autore della foto.

Una buona “street  photo” è dunque anche un momento rivelatore, e per questo bisogna essere esigenti con il momento colto.

C’è o meno vero contenuto? C’è una composizione degna di questa definizione? La strada e’ rappresentata genuinamente e senza forzature? Comunica l’energia che la contraddistingue?

Questa fotografia è probabilmente la più famosa street che abbia fatto finora. La scattai a Los Angeles nel 2011 e mostra una scena ottenuta fotografando una vetrina di uno Starbuck’s, la famosa catena di caffè.

Su questa foto ho sentimenti contrastanti di cui ho scritto in un articolo sul mio blog fotoreportando.

In ogni caso la utilizzo spesso per provare a spiegare cosa sia la street photography, almeno nella sua essenza e nelle motivazioni principali, proponendola agli allievi dei miei corsi.

Di solito nella street abbiamo alcuni elementi caratterizzanti:

  • La presenza umana, che può essere reale o semplicemente evocata
  • La storia raccontata, che passa sempre e comunque attraverso l’interpretazione del fotografo, grazie alle sue scelte di composizione e ai settaggi della fotocamera
  • Il momento catturato spontaneamente, senza mettere in posa il soggetto, e dunque senza intervento sulla realtà raffigurata;

Cerchiamo di andarli a ritrovare nella foto.

La presenza umana c’è ed è palese: il soggetto principale è, naturalmente, la ragazza, ma non è l’unico essere umano presente.

Lei si trova infatti all’interno di un locale, ma io l’ho fotografata dall’esterno.

E proprio questa decisione mi ha permesso di sfruttare i riflessi che ne derivano per realizzare una composizione complessa in cui è presente anche la mia immagine.

Eccomi, sono quell’ombra, quel riflesso col cappello. 

La presenza del fotografo all’interno dell’immagine evoca qualcosa che da Lee Friedlander in poi costituisce una dichiarazione di come il fotografo possa essere anche attore della storia visuale che racconta.

Il fatto poi che il riflesso sia venuto fuori come una silhouette, in questo caso, introduce anche l’elemento del mistero che tante volte è utile al fotografo di strada.

Joel Meyerowitz ci viene in aiuto con questa considerazione:

All’inizio non avevo questa abitudine a espandere ciò che si poteva vedere, registravo solo persone, o momenti, di qualcosa che semplicemente stava avvenendo. Questo mi ha dato modo di imparare, pensavo fosse necessario dare un centro alle fotografie ma dopo un po’ di tempo ho cominciato a credere abbastanza nelle mie capacità e nella mia esperienza e ho cominciato a capire che più cose, allo stesso tempo, possono avere un significato diverso.

 “Espandere ciò che si poteva vedere” dice Meyerowitz, e per me non c’è migliore definizione di questa per spiegare cosa intendo per introdurre un elemento di mistero.

Infine, il fatto stesso che la mia figura non abbia volto permette a chiunque osservi l’immagine di potersi identificare nell’uomo col cappello e quindi di ricevere in prima persona lo sguardo della ragazza.

A proposito dello sguardo della ragazza, è importante un inciso: ci sono ortodossie fotografiche che etichettano come non street photography qualsiasi foto in cui c’è il contatto visuale del soggetto.

Ovviamente non sono d’accordo.

Non voglio neanche scomodare qui i tanti esempi di fotografie street in cui c’è il contatto visuale. Piuttosto mi interessa parlare di come questo contatto visuale è presentato in questa immagine.

La ragazza non sorride, ha un’espressione di dubbio su quello che sta avvenendo. Chiaramente io non ho assolutamente dissimulato il fatto che stessi fotografandola. Anzi, in questo caso ho provocato tale reazione. Lei era intenta a fare l’ordinazione, come si può comprendere dalle mani del commesso (il terzo soggetto di questa fotografia!)

Secondo la mia visione dunque,  il discorso di non intervento del fotografo sulla realtà raffigurata è da intendere come “non messa in posa” del soggetto, mentre la semplice influenza (e in questo caso anche presenza) del fotografo nella scena non inficia assolutamente la street photography.

Pensa, per esempio, alle fotografie di Bruce Gilden con il flash a New York City.

D’altro canto, è normale che utilizzando ottiche da 28mm e 35mm, nel momento in cui inquadro con il mirino mi espongo ad attirare l’attenzione del soggetto! E, per contro, non è certo street photography (o almeno, difficilmente lo è), mettersi a “tirare” da lontano con un teleobiettivo.

Poi, naturalmente, l’influenza del fotografo sulla scena non sempre avviene, e anzi, ci sono tecniche per rendersi “invisibili”, come per esempio evitare di stabilire il contatto visuale con il potenziale soggetto, o scattare solo all’ultimo momento utile per ottenere la fotografia che vogliamo.

Tutte cose semplici da scrivere e difficili da fare, ma ne parleremo altrove.

Ritornando invece al terzo soggetto, il cameriere, per me è una delle varie ragioni per cui questa foto funziona così bene a livello  compositivo.

Armonia e bilanciamento si generano proprio dal fatto che i soggetti sono tre, e sono posizionati a scaletta in modo da favorire una “lettura occidentale” dell’immagine, in cui abbiamo:

  • Il soggetto principale, la ragazza, laddove l’occhio si sofferma, e che è anche il più evidente.
  • Poi ci sono io, ancora ben visibile, seppure solo come silhouette scura
  • E infine il cameriere, in parte invisibile,

Da considerare anche l’importanza del contesto, evidenziato dal riflesso che addirittura si sovrappone sul volto del soggetto principale con quel pezzo di auto, e che dunque ci rimanda all’ambiente esterno di cui possiamo scorgere altri elementi urbani: EL POLLO LOCO, che è l’insegna del ristorante di fronte, e l’angolo di strada, sempre sulla sinistra.

Questo rimando tra ambiente esterno e interno è uno dei giochi visuali di quest’immagine, e non è casuale. Così come non lo è nulla di tutto quello che ho raccontato in questa breve analisi.

E qui veniamo al punto del mio articolo di oggi, ricordi? “Bisogna essere esigenti con il momento colto!”

Ovvero: anche se in strada dobbiamo lavorare con quello che troviamo, prendendo le decisioni migliori in pochi istanti, immediatamente dopo aver riconosciuto un momento interessante dal punto di vista fotografico, questo non significa affatto scattare a caso, dimenticare la composizione, non conoscere la tecnica,  pensare che l’aspetto formale quasi non riguardi la fotografia di strada.

Una buona street deve avere contenuto e forma, e questi devono essere in armonia.

Certamente il metro di misura in cui dovremmo giudicare i difetti formali in una foto street è molto diverso da quello applicato ad altri generi fotografici, ma rifuggo l’idea che un fotografo di strada non sappia quello che sta facendo o che si affidi totalmente alla casualità.

Tutti i migliori fotografi di strada non solo sanno cosa stanno facendo, ma inseguono costantemente un’idea che si forma nella mente appena riconoscono un momento fotografico e operano in modo da riuscire nel loro intento.

Questo, sappiamo, non avviene sempre e proprio questo è uno degli elementi in gioco più affascinanti per chi fa fotografia di strada.