Robert Mapplethorpe in mostra a Roma, fino al 6 Ottobre 2019

Robert Mapplethorpe è stato uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento. Con le sue irriverenti immagini in bianco de nero, ha in qualche modo forzato i confini della fotografia fino ad allora conosciuta, ponendo all’attenzione degli osservatori scene forti, sessualmente esplicite e spesso estreme. A Roma, la mostra “Robert Mapplethorpe – l’obiettivo sensibile”, ripercorre la carriera del fotografo statunitense, attraverso 45 scatti provenienti dalla Robert Mapplethorpe Foundation di New York.

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Chi era Robert Mapplethorpe

Robert Mapplethorpe nasce a New York il 4 novembre 1946, da una famiglia cattolica di origini irlandesi. Terzo di sei figli, a 16 anni viene sorpreso mentre tenta di rubare un giornale pornografico gay. In quegli anni, inizia a frequentare l’Istituto artistico Pratt di Brooklyn, dove impara il disegno e i fondamenti di pittura e scultura. Si iscrive a una associazione paramilitare per la formazione delle forze armate, probabilmente nel tentativo di rifiutare le sue inclinazioni omosessuali.

Nei primi anni 60 inizia a consumare droghe – dalla marijuana all’LSD – e lascia gli studi. Nel 1967, Mapplethorpe incontra Patti Smith a New York e poco dopo va a vivere con lei, al Chelsea Hotel. I due saranno amanti per alcuni anni, durante i quali Mapplethorpe la fotograferà spesso (la copertina del disco “Horses” è uno dei più famosi scatti che Mapplethorpe realizzò con l’artista).

Mapplethorpe era un avido collezionista di stampe antiche, vetri italiani e mobilio arts and crafts. Nel 1973, la mostra The Painterly Photograph 1890-1914, dedicata ai fotografi pittorialisti Stieglitz e Steichen, colpisce a tal punto Mapplethorpe e il suo compagno Sam Wagstaff, da farli diventare collezionisti di fotografia storica.

Robert Mapplethorpe: appartamento

In questa foto è messa in evidenza la raccolta di fotografie storiche di Robert Mapplethorpe

 Nel 1975 Wagstaff regala a Mapplethorpe una macchina fotografica Hasselblad e da allora, il giovane fotografo abbandonerà definitivamente i collages e le polaroid, iniziando a lavorare quasi esclusivamente in studio. I capolavori che lo renderanno famoso nel mondo appartengono a questi anni.

Dal controverso “The X Portfolio” – che fece scandalo per i contenuti erotici e sadomaso – ai ritratti di personaggi famosi, fino alle nature morte.

Nel 1986 gli viene diagnosticata l’AIDS, che lo condurrà alla morte il 9 marzo 1989. Negli ultimi anni della sua vita non ha mai smesso di lavorare, organizzando ben 4 mostre: al Museo Stedelijk di Amsterdam, al Whitney Museum of American Art di New York, all’Università di Philadelphia e alla National Portrait Gallery di Londra.

Lo Stile di Robert Mapplethorpe

Se dovessimo definire lo stile di Robert Mapplethorpe in una sola parola, potremmo usare il termine “coraggioso”. Il fotografo americano è stato infatti un artista dirompente e chiacchierato nel Novecento che ha avuto il coraggio di imporre il tema del sesso e la cultura gay come nessuno aveva mai fatto prima. Tutto ciò di cui non si parlava apertamente, trovava spazio nei suoi scatti, spesso estremi. Dai nudi maschili e femminili, alle scene di autoerotismo e sadomaso, Mapplethorpe indaga l’universo del proibito, con uno stile classico che ricorda la pittura rinascimentale.

Dal punto di vista tecnico, i suoi scatti sono curati nei minimi dettagli e i suoi bianchi e neri sono particolarmente evocativi. La volontà di trasformare in arte ciò che appartiene alla dimensione inconfessata dell’inconscio, lo rende a pieno titolo il fotografo della controcultura per eccellenza.

Se vuoi sapere qualcosa in più su Mapplethorpe e la sua arte, leggi qui.

“Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”. Il percorso della mostra alla Galleria Corsini

Allestita in occasione del trentesimo anniversario della morte del fotografo americano, la mostra di Robert Mapplethorpe raccoglie quarantacinque opere, che si concentrano su alcuni dei temi principali del suo lavoro:

  • lo studio delle nature morte
  • lo studio della statuaria classica
  • lo studio della composizione rinascimentale.

Il percorso della mostra inizia dall’Anticamera, nella quale è possibile osservare un paesaggio invernale del 1979 – Winter Landscape – disposto sopra il Paesaggio con Rinaldo e Armida di Dughet.

Entrando nella Prima Galleria, il primo scatto a destra è Italian Devil, un’opera che ritrae una delle tante sculture presenti nella collezione di Mapplethorpe, seguita da Self Portrait – autoritratto del fotografo, presente anche nella locandina della mostra. Accanto all’autoritratto troviamo Ken and Lydia and Tyler (1985), una rivisitazione in chiave moderna del tema delle Tre Grazie, nella quale i generi maschili e femminili si confondono e le gradazioni di colore della pelle alludono al tema della razza, molto sentito nell’America di Mapplethorpe.

Robert Mapplethorpe

Da sinistra: Italian David (scultura), autoritratto di Mapplethorpe, fotografia “Ken and Lydia and Tyler”

Superata la Prima Galleria, si entra nella Galleria del Cardinale, nella quale si è subito rapiti dal potente ritratto Puerto Rico, Woman (1981) disposto accanto a un ritratto di donna cinquecentesco. Nella Camera del Camino, troviamo Marcus Leatherdale (1978), fotografo canadese ritratto nudo mentre tiene un coniglio. L’opera è disposta tra due bronzi di Adone e Diana Cacciatrice di Antonio Montauti, richiamando il tema degli eroi ovidiani.

Robert Mapplethorpe

Opere di Robert Mapplethorpe. A sinistra: ritratto Puerto Rico, Woman (1981). A destra: ritratto di Marcus Leatherdale (1978)

Nella camera dell’Alcova, è collocato lo scatto di Lisa Lyon, famosa culturista più volte ritratta da Mapplethorpe come icona di libertà fisica femminile. Proseguendo lungo il Gabinetto Verde, si giunge alla Sala Verde, nella quale sono esposte le nature morte dell’artista settecentesco Christian Berentz, accanto a quelle di Mapplethorpe.

Robert Mapplethorpe. ritratto di Lisa Lyon

Robert Mapplethorpe: ritratto di Lisa Lyon

 

Sala Verde Galleria Corsini, in cui sono esposte le nature morte di Mapplethorpe

Sala Verde della Galleria Corsini, in cui sono esposte le nature morte del fotografo (foto di Silva Gerbino)

Nella Sala Rossa, accanto a sequenze di immagini dedicate alla cultura classica, troviamo i ritratti di Holly Solomon e Carol Overby e alcune scene di nudo. Infine, adiacente alla Sala Rossa, troviamo la Saletta – l’ultima della mostra – dove sono presenti le fotografie più esplicite, affiancate a immagini di fiori.

Mostra Robert Mapplethorpe: Sala Rossa della Galleria Corsini

Opere di Mapplethorpe esposte nella Sala Rossa della Galleria Corsini (foto di Silvia Gerbino)

Mostra di Robert Mapplethorpe: Sala Rossa Galleria Corsini

Mostra di Robert Mapplethorpe: esposizione delle opere nella Sala Rossa della Galleria Corsini (foto di Silvia Gerbino)

Le mie impressioni sulla mostra “Robert Mapplethorpe. L’obiettivo sensibile”

La scelta della curatrice, Flaminia Gennari Santori, di distribuire le foto in tutte le sale del museo lascia inizialmente perplessi. La quadreria settecentesca del Cardinale Neri padroneggia all’interno delle sale e, insieme ad opere come il Giovanni Battista di Caravaggio, vediamo comparire – ad esempio – una crocifissione capovolta in stile sadomaso di Mapplethorpe.

Come dichiarato dalla Santori, l’idea di questa commistione nasce dalla volontà di celebrare la passione del fotografo per il collezionismo. L’intento è quello di costruire un percorso evocativo tra le opere della Galleria Corsini e quelle di Mapplethorpe, diverse per contenuti ma entrambe ossessionate dalla forma e dalla simmetria.

Sebbene il tentativo di creare un cortocircuito visivo nell’occhio dell’osservatore appaia perfettamente riuscito, la sensazione di straniamento rimane.

La parte finale della mostra (dalla Sala Rossa in poi), sebbene sia la più esplicita per contenuti, è tuttavia la meglio riuscita. Gli scatti di questa sezione sono presentati da soli, il che permette all’osservatore di concentrarvi la propria attenzione (cosa che non si può dire delle altre opere). Qui, sculture, fiori e scene sessualmente esplicite trovano una collocazione e possono essere capite nella loro semplicità e nei loro eccessi.

Per contenuti, forma e perfino colori (le opere di Mapplethorpe sono tutte in bianco e nero mentre quelle dalla Galleria Corsini sono vivacemente colorate) l’accostamento alla quadreria settecentesca, che pervade quasi tutte le sale, non funziona e finisce per far perdere d’importanza l’opera di Mapplethorpe, distribuita in gocce in mezzo ai grandi del Settecento.

L’altra pecca nell’allestimento è la mancanza di didascalie accanto alle foto. All’inizio del percorso, è possibile dotarsi di una brochure che contiene approfondimenti sull’autore e alcune informazioni rilevanti sulla mostra. Tuttavia, senza aver letto per intero le 5 pagine di cui è composta, risulta abbastanza complicato comprendere la mostra e di conseguenza goderne.

Silvia Gerbino