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SEP – portfolio studenti

ABBAZIA CISTERCENSE – Enzo Pernogotti

Introduzione 

Nel suo testo di accompagnamento al progetto (Statement) Enzo delinea rapidamente la storia della prestigiosa abbazia cistercense, e ci spiega come negli ultimi anni sia in qualche modo tornata a nuova vita.

Quel che uno Statement dovrebbe illustrare, cioè le motivazioni dell’autore, vien lasciato sottinteso, ma si comprende pienamente. Enzo ama la sua terra, vi è legato profondamente: utilizzo questo termine per intendere che davvero il suo è un radicamento. Come le piante grazie alle radici traggono nutrimento e sostegno dalla terra, così Enzo – sia come individuo che come fotografo – trae dalla terra in cui vive ispirazione, poesia, gioia: insomma, nutrimento per l’anima. E dunque fotografie.

E’ sempre difficile valutare le fotografie di un innamorato del soggetto ripreso. Specialmente quando l’autore si nasconde dietro parole che vorrebbero apparire quasi asettiche. Ma si sa com’è l’amore: si fa vedere, traspare, perché brilla di luce propria.

Statement

Complesso monumentale di Rivalta Scrivia al quale appartiene l’abbazia è posto a pochi chilometri da Tortona, sulla riva sinistra del torrente Scrivia. Rivalta ha la sua origine da un insediamento monastico attestato nel 1151 e raccolto intorno ad una chiesa preesistenze intitolata a S. Giovanni. I lavori per l’edificazione della nuova abbazia dedicata a S. Maria, di notevoli dimensioni, iniziarono nel 1180 e si conclusero verso la metà del XIII secolo. In anni più recenti, grazie alla sensibilità degli ultimi parroci, l’abbazia oltre che assolvere le funzioni religiose viene aperta per visite guidate a cura degli “Amici dell’abbazia” e ospita eventi culturali vari, in particolare, concerti di musica classica. Cogliere l’occasione per una visita all’abbazia garantirebbe la scoperta di un tassello del patrimonio culturale del nostro paese e potrebbe riservare, forse, qualche piacevole sorpresa.

Commento

Per il suo racconto dell’abbazia Enzo ricorre a fotografie “straight”, dirette, senza orpelli o trucchetti da poco prezzo. Il suo sguardo è limpido e senza filtri. Quasi intimorito dalla rilucente bellezza del suo soggetto non osa sovrapporvi altro, se non la sua evidente ammirazione.

Divide il suo lavoro in due parti: una prima parte più strettamente architettonica, e una seconda parte con “la gente”, con coloro i quali frequentano e vivono l’abbazia. Non i monaci cistercensi, ma il coro che nella navata si esibisce, aggiungendo la bellezza delle note e del canto a quella degli stucchi dorati.

Solo apparentemente semplici, le foto di Enzo fanno toccare con mano la realtà di quel luogo, ne raccontano la magia e il mistero, e dunque svolgono pienamente il ruolo per cui sono state concepite. Il che prova la buona padronanza del mezzo tecnico (al netto di qualche ingenuità specie nell’uso del flash) da parte dell’autore.