IL PONTE DELLA MADDALENA – Liana Fanucchi
Introduzione
Raccontare un ponte non è cosa semplice. Ovviamente si possono mettere in campo tutte quelle tecniche che caratterizzano la fotografia di architettura, miscelandole con elementi del paesaggio, ma rendere l’idea delle forme è comunque complesso, specialmente quando il ponte è non solo antico, ma anche di forma particolare. Come i tanti “ponti del diavolo” che si incontrano qua e là in Italia, il ponte di Borgo a Mozzano è a “schiena d’asino”, dunque sale e scende in modo sinuoso. Questa forma ha attratto Liana, che ne ha fatto il cuore del suo progetto, evidenziandone la potenza unita all’indubbia efficacia ingegneristica, due elementi che hanno permesso al monumento di sopravvivere alle piene e al tempo. E anche se il territorio intorno a lui è molto cambiato, rimane comunque un simbolo importante.
Artist Statement
Conosciuto come “Ponte del Diavolo” nome con il quale venivano indicate le antiche strutture che per la loro ardita ingegneria, a “schiena d’asino”, venivano ritenute opere del diavolo, il ponte è situato a Borgo a Mozzano e attraversa il fiume Serchio con 4 arcate di cui una è talmente alta e ampia che sembra una sfida alla gravità. La sua originaria costruzione risale ai tempi della Contessa Matilde di Canossa (1046-1115), ricostruito poi da Castruccio Castracani nei primi anni del 1300 ma il suo aspetto attuale è dovuto ai primi del ‘900 quando è stata demolita la quinta arcata per consentire il passaggio della linea ferroviaria e più recentemente è stata costruita una diga a valle che ha modificato notevolmente il livello dell’acqua. Ci piace pensare che sia opera del diavolo, aumenta il fascino di questa opera immersa nel verde e specchiata nelle limpide acque del Serchio, a percorrerla sembra di essere in una fiaba, fuori dal tempo; quando viene svuotata la diga il ponte ritrova tutta la sua originaria imponenza.
Commento
Un progetto che non cerca il facile effetto, ma si concentra sulle forme e sulle armonie, pur sfruttando i contrasti legati ai giochi di luci e ombre. In tal modo la nostra autrice riesce a portarci “sul ponte” e a farcene percepire l’eleganza e la bellezza in modo efficace, dimostrando così di aver ben compreso il lessico della fotografia e le tecniche per trasmetterlo agli spettatori.