Smettere di Essere Principiante – I progetti di fine corso

FIRENZE, ALBERETA-ANCONELLA – Stefania Andreini

Introduzione

I parchi pubblici sono un soggetto molto amato e frequentato dai fotografi che si sono dedicati a raccontare questi ambienti ibridi, in cui la natura e l’uomo sono chiamati a convivere, sebbene il più delle volte siano le esigenze antropiche ad avere la precedenza. Il parco dell’Albereta non è ovviamente esteso e famoso come i parchi di New York, ma di fatto svolge la stessa funzione: offrire momenti di svago, di tranquillità e serenità ai cittadini che, altrove in città, sono spesso stressati o addirittura in pericolo. Stefania ci racconta dunque questo contesto sospeso tra urbanizzazione e campagna, tra acqua e terra, mostrandocene sia l’aspetto per così dire architettonico che i problemi, legati al degrado o alle continue trasformazioni – spesso poco compatibili con i ritmi della natura – di cui il parco stesso è fatto oggetto.

Artist Statement

L’Albereta si estende lungo l’Arno, dal ponte da Verrazzano al ponte di Varlungo. Il parco fu devastato da una tremenda tempesta dieci anni fa. Gli alberi sono stati ripiantati, ma ora alcuni sono stati di nuovo abbattuti. La strada che viene dal ponte da Verrazzano adesso è chiusa, e nell’Albereta si entra solo dall’Anconella, che è vicina al ponte di Varlungo. Dall’Anconella, costeggiando gli impianti dell’acquedotto, si arriva a un cantiere che sbarra l’argine. Lì sorgerà il nuovo ponte che taglierà l’Albereta in due. Ho voluto fotografare il parco a colori perché credo che il colore sia più adatto a raccontare questo spazio molto amato e vissuto dagli abitanti del quartiere.

Commento

Un progetto di analisi contestuale giocato su una modalità di ripresa molto contemporanea, che dunque ha il grande pregio di essere diretta, efficace e chiara nella sua “esposizione”. L’autrice riesce a cogliere alcuni aspetti del parco che ne testimoniano la realtà presente e futura e a restituire così anche le atmosfere che il visitatore incontra nel percorrerne i viali. Questo dimostra le capacità della nostra autrice nell’utilizzare il linguaggio fotografico senza cedere a facili effetti o alla retorica.

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