IL CIMITERO DEI BURCI – Paolo Gatto
Introduzione
La fotografia naturalistica è spesso considerata una categoria in cui ciò che conta è l’aspetto meramente tecnico, addirittura quasi prestazionale: l’avvicinarsi il più possibile all’animale, riuscire a cogliere qualche comportamento strano e difficile da vedere e così via. Insomma, quasi un tipo di fotografia in cui conta il record, l’exploit. L’approccio di Paolo è stato invece totalmente diverso: ha cercato la quiete, il silenzio, l’atmosfera, inserendo, oltre agli animali, anche il suggestivo contesto con i relitti delle barche e la nebbia, una sorta di scenografia in cui gli animali sembrano quasi fantasmi, emanazioni di un mondo distante, specialmente nel tempo. Il che ci rende partecipi al piccolo miracolo della natura che sopravvive, nonostante tutto, alla conquista umana e approfitta anche dell’abbandono.
Artist Statement
Il cimitero dei Burci è una piccola area protetta compresa nel parco naturale regionale del fiume Sile. All’interno dell’area vi si trovano i relitti di alcune imbarcazioni a fondo piatto utilizzate per il trasporto fluviale dalla zona del trevisano verso la laguna veneta. Da parecchi anni è diventata una superficie dove trovano rifugio diverse specie di avifauna. Ciò che vorrei trasmettere attraverso questo progetto è l’idea di silenzio e quiete che avvolge questo posto. In un’epoca dove tutto si muove velocemente, dove domina il frastuono sul silenzio, dove poter pensare e riflettere sulla nostra esistenza in relazione all’ambiente diventa sempre più difficile, il poter immergermi in questi luoghi mi aiuta a tornare indietro nel tempo, ad un mondo antico, isolato dal contesto urbano, dove tutto si ferma e parla dell’intima connessione tra uomo e natura. Piccola curiosità: il fiume Sile deriva il suo nome dal latino silens, silenzioso appunto.
Commento
Un lavoro molto emozionale, in cui la resa dei soggetti serve soprattutto a sottolineare una connessione tra l’autore e il luogo, in un contesto in cui il vero protagonista è il silenzio. Paolo dimostra di saper sfruttare adeguatamente il linguaggio fotografico per coinvolgere lo spettatore in un piccolo viaggio nel mistero profondo della natura.