CRONACHE DELLA CORTECCIA – Roger Kengne Nzoh
Introduzione
Nella cultura giapponese il Wabi Sabi è un concetto importante: l’usura portata dal tempo non è un difetto delle cose, ma un arricchimento; l’imperfezione è un grande pregio, spesso ricercato o creato appositamente. Così le cortecce degli alberi, con le loro forme sempre diverse, i tagli, le spaccature, i segni del tempo e delle intemperie divengono vere opere d’arte. Il lavoro di Roger va esattamente in questa direzione, divenendo una sorta di dialogo sulle forme, anzi tra l’autore e le forme stesse che divengono simboli della natura e dell’impermanenza della realtà in cui viviamo.
Artist Statement
Le Cronache della Corteccia nascono dopo una lunga riflessione sull’incapacità umana di accettare quello che accade. E’ un lavoro di esplorazione e di contemplazione della corteccia vissuta nel tempo. Le cronache della corteccia esplorano superfici protettrici, frammenti di pelle arborea che il tempo ha inciso. Ogni immagine rivela una sfaccettatura del nostro rapporto con l’usura: accettarla, coglierne la bellezza e coltivare la serenità di fronte a ciò che ci supera. Le cicatrici come prove di resistenza, il muschio come rinascita, le fessure come mappe interiori. Un’esplorazione visiva su come le ferite possano trasformarsi in carattere, e le crepe, se guardate con rispetto, rivelano la nostra bellezza più autentica.
Commento
Un lavoro che va dritto al punto e indaga un elemento che spesso – anche in città – abbiamo sempre davanti agli occhi e a cui, purtroppo, prestiamo spesso poca attenzione. Così Roger non cerca il facile effetto, ma si accosta ai tronchi degli alberi in silenzio, con rispetto e delicatezza, realizzando un progetto semplice ed essenziale e proprio per questo di rara efficacia.