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SEP – portfolio studenti

UN PICCOLO GRANDE PAESE VERTICALE – Marco Forcina

Introduzione

Il progetto fotografico di Marco sulle torri del quartiere di Madonna Bianca a Trento potrebbe invocare il patronaggio di Gabriele Basilico e certamente (a parte l’uso del colore invece che del Bianco e Nero) è debitore di quel modo di guardare l’architettura che non è affatto formale, ma pienamente consapevole anche del contesto e delle conseguenze dell’edificato. Tuttavia in questo racconto subentrano ben altri riverberi culturali, addirittura anche lontani come quelli del Neorealismo o del Paul Strand di Luzzara, che Marco sa gestire bene e reinterpreta attraverso la propria personale sensibilità, effettuando un viaggio che dalla natura e dalla distanza si avvicina, esplora, cerca di comprendere e narrare, e poi si allontana, come a rimirare il lavoro compiuto, in un percorso visivo e di significato che decreta il successo del suo impegno.

Statement

Può felicemente convivere l’edilizia popolare con il rispetto per la natura?

Se l’ideale modernista del quartiere formato da torri immerse nel verde è stato spesso tradotto in un raggruppamento di edifici anonimi circondati dall’asfalto dei parcheggi, nel caso di Madonna Bianca la scelta di distribuire le residenze in altezza ha realmente permesso la realizzazione di un quartiere moderno circondato da un parco. La presenza di numerosi servizi, come l’asilo, le scuole e la piscina ha garantito nel tempo la vivibilità dell’intero complesso abitativo.

Certo, per l’epoca c’erano dei limiti non superabili, visto il target della destinazione urbanistica, ovvero le famiglie degli emigranti del sud del paese e le fasce più deboli della popolazione locale. Ora invece stanno subentrando le famiglie degli emigranti stranieri di varie etnie, oltre ai connazionali che vivono qui oramai da una vita. Il quartiere è diventato multietnico e multiculturale. Sarà un caso, ma l’architettura della chiesa all’interno del quartiere riprende chiaramente le linee costruttive delle pagode orientali.

Se non ci si limita ad uno sguardo veloce e fugace del quartiere, si può notare come il verde, in realtà, domina la scena. Le torri, che tra l’altro sono invecchiate anche dignitosamente, rispetto ad altri manufatti popolari più recenti e già in decadenza, sembrano quasi inserite in un immenso parco (all’interno, in realtà, c’è anche un parco storico di Trento), mentre poco più in su dominano la scena i vigneti delle uve destinate alla produzione dello spumante Trento Doc.

Ho quindi voluto provare a raccontare questo quartiere con una serie di immagini che possano trasportare qui lo spettatore e far vedere come anche un quartiere popolare, sorto quando non esisteva una radicata cultura dell’ambiente, possa convivere con il rispetto della natura e non debba per forza essere costituito da una colata di grigio cemento armato.

Commento

Raccontare un quartiere di una città come Trento, conosciuta per le montagne e le coltivazioni più che per l’architettura moderna, era una sfida niente male, che Marco riesce a vincere grazie a una scelta accorta: identifica infatti una realtà edificata che però non è disgiunta da quelli che sono i preconcetti di chi conosce solo superficialmente la città. Mette insieme, cioè cemento e agricoltura, natura e artificialità, problemi sociali e quieto vivere e ci mostra come tutti questi contrastanti elementi possano trovare un equilibrio, rendendo il quartiere di Madonna Bianca un esempio, magari da imitare. La presenza umana nelle sue foto è minima, ma tutto suggerisce come l’opera dell’uomo abbia cercato, magari in fasi successive, di integrarsi nel contesto, per non tradire la tradizione di Trento “città verde”. Il lavoro di Marco è davvero ben riuscito grazie a uno sguardo che sa avvicinarsi e allontanarsi elegantemente, cercando di cogliere forme e dettagli, ma anche paesaggi e colori, il che dimostra una notevole maturità.