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CORONAVIRUS QUOTIDIANO – Sandra Stanoppi

Introduzione

Nel film “E venne il giorno” (2008) di M. Night Shyamalan una sorta di tossina emessa dalle piante rende gli uomini potenziali assassini. Il progetto di Sandra sembra quasi prendere le mosse da questo “horror movie”, e il coronavirus davvero essere la vendetta della natura per gli attacchi che l’umanità giornalmente le infligge.

Come in un film, le persone improvvisamente diventano delle monadi intangibili, isolate le une dalle altre, obbligate a non sfiorarsi, a non respirare la stessa aria, a chiudersi in casa spaventate. E questo dall’oggi al domani, anzi – come ci dice Sandra – dal 22 febbraio dell’Anno Domini 2020, una data che resterà scolpita nelle memorie di molti, quasi come la Peste che colpì Milano nel 1630, narrata dal Manzoni.

 

Artist Statement

Ci fu un giorno in cui il corona virus entrò prepotentemente nelle nostre case. Improvvisamente non era più una semplice notizia da telegiornale. Per chi, come me, vive ai confini di Milano, la paura, l’ansia e l’incertezza si è concretizzata abbastanza presto. Il primo segno vero, tangibile ed estremamente evidente si è visto nei pendolari, nei lavoratori costretti all’uso dei mezzi pubblici: era il 22 febbraio. Il primo lunedì “anormale” in cui si sono cominciate a vedere stazioni semi vuote, treni deserti, persone con le mascherine…
Questo progetto vuole essere il breve racconto di queste prime tre settimane di emergenza trascorse tra Busto Arsizio (cittadina alle porte di Milano) e Milano. Tre settimane che ci hanno portato di fatto, ad essere tutti cittadini di una zona rossa.

Sono le prime tre settimane, quelle che ci hanno portato a svuotare le strade e i parchi per stare in casa, per limitare i rischi di contagio. Quelle che ci hanno insegnato a lavare spesso le mani, a tossire nel gomito, a stare distanti dagli altri. Quelle settimane in cui un pò tutti ci siamo inventati virologi tra giornali, libri e fake news; quelle in cui abbiamo fatto scorte di disinfettanti e mascherine…
Sono le tre settimane in cui è iniziata la nostra piccola battaglia quotidiana a supporto e sostegno di tutti gli operatori sanitari in prima linea contro questo virus sconosciuto e terribile.

 

 

Commento

Tanti fotografi, come tutti bloccati – a causa del virus – nelle città se non a casa, si sono dedicati a raccontare questa esperienza straniante e in fondo inattesa (anche se paventata). Sandra sceglie di raccontarci le prime tre settimane, quelle che hanno cambiato tutto: per Milano ma – e allora ancora non si sapeva – per l’Italia intera (e ora anche per l’Europa). Tre settimane in cui la quotidianità cambia, in cui l’altro diventa il nemico, l’untore, la fonte del contagio potenziale.

E in cui noi stessi veniamo visti in questo modo: dopo un po’ di tempo ci si può anche assuefare a questa condizione, ma nelle prime tre settimane la ferita è ancora fresca, sanguina copiosamente. Lo vediamo negli sguardi spenti delle persone fotografate da Sandra, con le loro mascherine, supporto più psicologico che concreto, visto che sono del tipo non adatto a bloccare il virus. Ma improvvisamente l’aria stessa sembra velenosa, e il gesto del respirare diventa impuro.

Non è così, ovviamente, ma la paura gioca strani scherzi e il racconto di Sandra, realizzato con immediatezza e ottime capacità fotografiche, con una saggia scelta di modalità “straight” e senza fronzoli, è una testimonianza preziosa di quando “venne il giorno”.