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SEP – portfolio studenti

IL TORRENTE PESCHIERA – Alessandro Marzo

Introduzione

In un grumo di fotografie colte lungo un torrente appenninico immerso nella faggeta, Alessandro compie un viaggio dal paesaggio al dettaglio, dalla geologia alla botanica, dall’universale al particolare, dal rosso ruggine delle foglie di faggio avvizzite al verde delle felci e dei muschi. Un racconto tratteggiato appena, reso con schizzi di colori e luci, con un fraseggio ampio eppure intimo. Un mondo lontano e intatto, in cui si percepiscono davvero dei suoni ovattati, il soffio leggero del vento, il profumo di terra umida e humus. Un progetto multisensoriale, senza dubbio.

Artist Statement

Il progetto “Torrente Peschiera” è nato da se. Avevo pensato inizialmente ad una sorta di reportage di viaggio ma la natura si è preso quello che è suo e mi ha “obbligato” a realizzare questa collezione di foto che rappresenta semplicemente lo sguardo di un “bambino” che vede la per la prima volta qualcosa di meraviglioso. Tutto in quel piccolo angolo di Parco naturale del Pollino mi si è rivelato come nuovo, inedito. Quello che ho trovato è stata una assoluta novità per i miei occhi, per il mio olfatto, per il mio tatto, per il mio udito. Qualcuno ha detto che la fotografia non riguarda solo la vista ma tutti gli altri sensi. Lo stupore nel trovarmi in quel posto è stato esattamente questo: un’esperienza sensoriale a tutto tondo e le foto sono “nate” spontaneamente. In fase di sviluppo ho cercato di dar loro una continuità stilistica ed ho cercato di rendere al meglio le mie sensazioni ed il mio stato d’animo di quiete e tranquillità assoluti.

 

 

Commento

Alessandro sceglie la semplicità, ben conscio del fatto che la natura parla da sé e da sola si rivela. Aumentare la spettacolarità delle foto, esasperarne i colori, la rende distante e plasticosa: nelle foto del nostro autore, invece, la natura è vicina, amichevole, avvolgente, sincera, sempre meravigliosa. Passiamo dalla descrizione della scena in cui si svolge il breve racconto sensoriale al dettaglio finale in cui più si percepisce questo senso di intimità, di come una semplice fronda di felce possa rivelarci più segreti dell’Universo di quanto sappia fare una vasta distesa di montagne ripresa al tramonto. Credo che Alessandro abbia saputo gestire molto bene la sua ricerca fotografica, facendo sua la frase di John Muir – che se ne intendeva – “in ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca”.