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AFRICA – Mariella Rizzotti

Introduzione

La fotografia di viaggio è un genere molto diffuso e molto amato, soprattutto perché consente di riportare a casa ricordi indelebili di una piccola avventura, di un luogo che ci è piaciuto e che magari vogliamo mostrare ad amici e parenti. Ma ovviamente si può anche fare di più, cercare di arrivare a creare un piccolo reportage, passando dal mero racconto del viaggio effettuato, alla fotografia geografica, in cui si racconta il luogo, non lo si mostra soltanto.

Ed è quello che ha fatto Mariella durante il suo viaggio in Africa, un continente ricco di fascino e per questo molto fotografato. Ma la nostra Autrice – sfruttando i limiti imposti dai regolamenti dei Parchi Nazionali attraversati – ha trovato una chiave diversa, basata interamente sul racconto dei paesaggi, degli orizzonti, delle forme geometriche.

 

 

Artist Statement

La mia passione per la fotografia va di pari passo con la mia passione per i viaggi, in Italia, all’estero, nell’universo… non conta dove, qualsiasi luogo mi appassiona, qualsiasi luogo mi emoziona e visitarlo mi rende felice. Queste immagini raccontano la mia seconda visita della Namibia, questa volta da nord a sud, dal grande fiume Okawango al parco di Etosha e alle formazioni rocciose più antiche della terra.

La Namibia, antica Gondwana, è parte delle terre emerse da più tempo e ancora oggi esistenti e paradiso per i geologi più appassionati.

Cieli intensi, nuvolosi o luminosi che siano, cirri bianchi e vaporosi o cumuli nembi neri e pesanti, piante, fiori o arbusti, tutto parla di una natura forte e determinata, che sfida il clima patrigno pur di esistere e di gridare la sua voglia di vivere. Per non parlare del cielo notturno così buio e senza luna ma che per la totale mancanza di inquinamento luminoso è un’inimmaginabile esplosione di stelle, pianeti e costellazioni. Africa australe culla e paradiso.

 

 

Commento

Con piglio deciso, Mariella ha preso contatto con questa terra forte e selvaggia e ne ha ricavato un ritratto privo di stereotipi, senza alcuna tentazione retorica. Lo ha fatto asciugando le riprese, eliminando i dettagli inutili, spaziando verso l’orizzonte o indugiando sulle forme delle rocce e delle montagne.

Un ritratto efficace e riuscito, che dimostra la capacità della fotografa di gestire con successo le difficoltà incontrate sul campo e la tecnica fotografica.