SEP – portfolio studenti

IL RESPIRO DEL LEGNO – Giuseppe Bottelli

Introduzione

Il bosco è vita, la Natura stessa è vita. Eppure, in certi momenti, quando sfoga tutta la sua furia, ci ricorda che nulla resta invariato per sempre, ci mostra la nostra stessa fragilità.

Così una tempesta che si abbatte sul bosco e lo distrugge in buona parte, può diventare la metafora dell’impermanenza di ciò che esiste ed è vivo. E’ questo l’approccio che Giuseppe ha tenuto nel raccontare gli effetti di Vaja, l’uragano (come definirlo diversamente?) che ha spezzato come fuscelli gli abeti della Val di Fiemme, e gettato nello sconforto gli abitanti della zona, che in buona parte basano la propria sopravvivenza proprio su quei boschi.

Ma dopo i primi momenti, le persone si sono rimboccate le maniche e da quel disastro una nuova vita ha preso il via. Magari non tutto sarà come prima, di certo non in tempi brevi, ma come suggerisce la chiusura del progetto di Giuseppe, intanto la vita rinasce, e anche questa è una lezione importante da imparare.

Artist Statement

Il respiro del mondo si sta fermando. Sembra che tutto sfugga, sia  fuori controllo  e  che  il disastro ci sovrasti da ogni parte. La nostra incapacità di amare realmente, non solo le persone ma le cose e la terra, rivela ciò che abbiamo perso: il senso della vita.

A nulla servono il richiamo continuo dei Media, la prospettiva del disastro o il ricordare sempre le regole che servirebbero a evitarlo: sembriamo  incapaci di generare un cambiamento  poichè i  “ recettori “ – noi stessi – sono ripiegati su se stessi, di fatto sterili. Senza speranza. In Val di Fiemme  l’uragano VAJA ha distrutto, due anni fa, oltre 1,5 Milioni di abeti. Quel luogo e quegli uomini  per infiniti “ attimi “ hanno  cessato di respirare.

Per quegli  uomini l’amore  per la propria terra è ancora  azione e respiro, mentalità, stile di vita. Ma il legno, parte essenziale della quotidianità, ha ripreso  vita. Protagonista ad ogni passo lungo le strade, nei paesi e sui sentieri. È proprio lo spessore della vita che crea, genera e pone segni lungo il cammino. L urlo di dolore  è mutato in  speranza.

Commento

Giuseppe sceglie una chiave contrastata e forte per la sua narrazione, anche dura, come duro è stato l’impatto della tempesta, e si sofferma sui dettagli, trovando nelle statue ricavate dal legno degli alberi abbattuti dal vento l’occasione per mostrarci gli uomini e gli animali di fronte alla catastrofe, quasi che il legno stesso si sia incarnato, lanciando il suo urlo di dolore, come sembra suggerire la coppia di foto collocata subito dopo la foto di apertura.

Il continuo mutare delle forme e delle atmosfere, la metamorfosi dei segni, la malinconia che diventa speranza, son tutti strumenti che l’autore utilizza sapientemente per immergerci in questa vicenda così significativa dei tempi che ci attendono, sempre più esasperati e sempre meno sicuri. Un lavoro che dimostra grande maturità e partecipazione.

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