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SEP – portfolio studenti

NEVE – Mauro Reghellin

Introduzione

Nevica, e tutto diventa bianco.

Solo alcune forme tratteggiate in grigio di varia tonalità emergono da questa candida distesa. Una situazione non così inusuale, in inverno, e che sempre porta a foto affascinanti e intense.

Mauro non si sottrae al dejà-vu insito nelle foto “minimaliste” con la neve (di cui Michael Kenna è forse l’esponente più conosciuto), ma ne trae un racconto intimo e personale, una vera e propria riflessione: nel senso che ciò che è fuori diventa un riverbero di ciò che l’autore ha dentro.

Un senso di serenità mista ad ammirazione per la forza della natura, e che traspare in ogni scatto. Gli alberi scheletrici, gli uccelli, i caprioli infreddoliti diventano così come fantasmi, come presenze accennate eppure percepibili, mentre tutt’intorno è silenzio.

Statement

Una passeggiata di qualche ora attraverso paesaggi conosciuti,ma oggi visti con occhi diversi. Dal paesello attraverso la campagna fino ad arrivare dove l’acqua del mare si insinua dentro la pianura.

Assaporando lentamente la piacevolissima sensazione di essere isolato dal mondo esterno ma allo stesso tempo di farne parte. Quella parte di mondo legata alla terra,alla bellezza della natura agli animali.Serenità,pace interiore sentirsi in simbiosi con tutto ciò che hai attorno.

Accompagnato dal silenzio, ho riscoperto emozioni che da tempo non provavo.  Attraverso i miei scatti vorrei se possibile condividerle con voi.

Commento

Con la sua serie di fotografie Mauro rivela una notevole sensibilità e affinità nei confronti di quella che potremmo genericamente definire “fotografia naturalistica”, sebbene qui il soggetto vero non sia tanto la natura in quanto tale, quanto il silenzio.

Quel silenzio divenuto merce rarissima nella nostra civiltà rumorosa che del silenzio ha paura e lo riempie di suoni, di fragori, di rimbombi. Le inquadrature sono essenziali, e d’altra parte la neve – come la nebbia – ha un potente effetto semplificatorio, eliminando i dettagli ed evidenziando l’essenziale che – come sosteneva il Piccolo Principe di Saint Exupery – è invisibile agli occhi.

Le foto di Mauro però ce lo mostrano, e ce lo fanno apprezzare, anzi amare. Perché viene normale provare empatia per le povere anatre del laghetto esposte al vento gelido da nord, o per i caprioli come allibiti in quel turbinare di fiocchi. Sono foto che molti definirebbero poetiche, ma in realtà sono – e in questo sta il loro grande pregio – il racconto di una passeggiata, incontro alle proprie emozioni.