SEP – portfolio studenti

LA CULTURA DELL’OLIVO – Giorgia Zaffarano

Introduzione

Per definire la cultura mediterranea – quella che coinvolge almeno in Europa  Italia, Spagna, Francia e Grecia – la si indica come la cultura “della vite e dell’olivo”. D’altra parte è da millenni che entrambe queste specie vegetali sono coltivate dall’uomo, con tecniche che nel corso del tempo sono cambiate molto, ma non in modo radicale. Nel racconto di Giorgia vediamo come pur ricorrendo a strumenti che rendono più semplice passare dalle olive all’olio, di fondo il senso comunitario, sociale e culturale del rito del raccolto non è poi cambiato granché. Ed è proprio a questo senso culturale, di appartenenza, di piacere collettivo – pur nella fatica – che fa riferimento il progetto, con una narrazione semplice e lineare, ma affatto banale.

Artist Statement

Una delle più antiche culture del nostro meraviglioso Gargano, nonché della Puglia in generale, è l’ulivo. Migliaia di alberi verdeggianti che infittiscono la flora garganica e allo stesso tempo producono quello che è il grasso vegetale per eccellenza: l’olio d’oliva. Una tradizione millenaria quella della raccolta, che ancora oggi unisce grandi e piccini nell’intento di portare alla  molitura il piccolo e luccicante frutto. Il verde sfavillante dell’estratto spicca su tutto, sintomo e garanzia di aver prodotto un buonissimo olio extravergine. Buono da gustare immediatamente con del pane rigorosamente abbrustolito al fuoco. Con questi scatti ho voluto rappresentare la coltura e la  tradizione centenaria sulla quale è stata fondata la mia famiglia, e tramanda di generazione in generazione l’arte dell’olivicoltura.

Commento

Un racconto che nella sua struttura richiama tante opere del periodo neorealista della fotografia italiana, quello degli anni ’50 in particolare, quando gli autori esploravano le campagne – specialmente del sud – per documentare un mondo che stava rapidamente cambiando. Nel portfolio di Giorgia i cambiamenti sono già avvenuti, però resta la testimonianza di una certa atmosfera, di un approccio che invece non è affatto cambiato ma anzi resta transgenerazionale, passa dai membri anziani a quelli più giovani (o giovanissimi!) della famiglia. La modalità è diretta, senza estremizzazioni estetizzanti, la forma è quella del diario, che nella sola illustrazione di quanto accade basa la propria indubbia efficacia. Un lavoro pieno di rimandi e perfettamente riuscito.

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