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La giostra – Daniela Pinna

Introduzione

La Giostra è un luogo che ha sempre affascinato i bambini” scrive Daniela: “quando ero piccola e nella mia città arrivava la Giostra, ero impaziente di andarvi, non vedevo l’ora che i miei genitori mi portassero. Era un luogo bello, affascinante ma anche misterioso“.

Non a caso nei Luna Park e nei parchi divertimenti sono spesso ambientati film Horror. E “horror” è anche il titolo di alcune delle fotografie che Daniela ha scattato per questo progetto ampio e articolato, da cui abbiamo selezionato una decina delle fotografie migliori, cercando di mantenerne la struttura e rispettarne l’intima essenza. Perché con le giostre non si scherza, anche se ci si diverte.

I colori, le forme, i pupazzi, i volti in cartapesta diventano illustrazioni di un libro per bambini virato all’oscurità, in cui l’immobilità delle scene e la solitudine che attanaglia lo sguardo, non raccontano più fiabe della buonanotte, ma piccoli incubi. Daniela gioca con questi elementi, con il kitsch, con la doppiezza dei personaggi, conla loro ambiguità, e oramai guarda alla giostra con gli occhi di una donna.

Caduto il velo di ingenuità della bimba, l’autrice adulta non riesce più a vedere la giostra senza provare inquietudine. E tutti noi con lei.

Statement

La Giostra, all’inizio, invita ad entrare, da il benvenuto creando un luogo allegro ed accogliente, ma in realtà nasconde tanti personaggi ambigui, equivoci, oscuri, che intimoriscono, inquietano ma che incuriosiscono nello stesso tempo il bambino. Alla sua età non si conoscono le mezze misure: o è bianco o è nero.

Per il bambino la persona o è buona o è cattiva, o sta dalla parte dei buoni o sta dalla parte dei cattivi, non conosce la mezza via. Quindi il trovarsi improvvisamente davanti a personaggi che ai suoi occhi sono poco chiari, dove non è esplicita la loro posizione, il loro intento,  crea ansia, disagio, curiosità e mistero.

Con questi presupposti è nata l’idea di fotografare i vari personaggi della Giostra che animano i giochi attraverso i loro atteggiamenti ed i loro sorrisi poco chiari. Inoltre, se osservando le varie installazioni da diversi punti di vista, si può facilmente immaginare impiccagioni di personaggi, luoghi oscuri ed inquietanti, strutture kitsch pensate per un adulto e non certamente per un bambino.

A completare il tutto, oltre al degrado delle strutture, è la sporcizia che domina ed è ben evidente sulle strutture, a testimonianza del passaggio e del contatto dei tanti giovani visitatori ma anche della trascuratezza del personale. Ho deciso quindi di fotografare la Giostra attraverso gli occhi di un bambino ma con la maturità di un adulto.

 

Commento

Colorate ma non fosforescenti, le foto di Daniela esprimono immobilità, a contrasto di una realtà che si immagina invece sempre dinamica. E come se il movimento ne nascondesse il segreto, le foto di questa serie ne smascherano dunque il mistero grazie alla mancanza di bambini e genitori, di moto e dinamismo.

La fotocamera dell’autrice indaga queste profondità ruggenti, e ne trae immagini semplici eppure cariche di suspence, quasi immaginando lo sguardo di uno Stephen King in cerca di ispirazione per un nuovo bestseller. I dettagli diventano così segnali visivi, “equivalenti” di altre emozioni, di altre realtà, di altre paure.

In questo modo Daniela dimostra una buona padronanza del linguaggio fotografico, e delle sue possibilità espressive.