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 “Quartiere Castello” Cagliari – Giorgio Marras

Introduzione

Ho effettuato 180 scatti ispirandomi  ad un percorso ideale di ingresso e successiva uscita dal quartiere valutando gli angoli meno consueti“, scrive Giorgio nel testo che accompagna la sua selezione di immagini.

La sua è davvero una visita a uno dei luoghi cardine della storia di cagliari, e non è una classica visita turistica, ma una sorta di piccolo pellegrinaggio laico, di esplorazione, di scoperta personale. Il passo è lento  e lo sguardo accorto, la narrazione asciutta.

Dalla massa di foto iniziali, Giorgio ha tratto una selezione che rappresenta un atto d’amore per questo quartiere, con tutti i suoi pregi, e tutti i difetti che diventano, nelle immagini dell’autore, appigli per cercare un senso alla Storia, al passato.

Statement 

Sento una forte emozione nel salire le scale, ho la sensazione che la sorpresa sia pari alla fatica, e quando i gradini svaniscono si apre ai miei occhi uno spettacolo imponente, ho quasi  la sensazione di una città dentro una città. Il Quartiere rappresenta una delle zone più antiche della collina sulla quale sorge.

Castello è stata un’ombra buia  e silenziosa,  testimone della vita della città , addirittura quasi temuta, a causa di numerose leggende narrate dagli antichi sulla presenza di forze oscure del male.

Quando mi appresto ad entrare da una della porte che cingono la città, oggi aperte al mondo,  provo subito la sensazione di un posto diverso, le strade , i palazzi le abitazioni, gli uffici, le chiese sono intrise di tenta storia, e mi sento rapito da un senso appartenenza , identità. Tutto è armonico, persino le automobili invadenti e chiassose in altri contesti, si fanno da parte e richiamano tutti ad un maggior contegno.

Mentre  cammino e mi addentro ho, quasi, la sensazione di essere preso per mano per camminare nella storia,  strattonato a rallentare ed invitato ad ascoltare  ed osservare, dall’alto ha tutto un’ altra sensazione.

Oggi , dinanzi ad una crescita demografica e strutturale “Castello”  sembri torni ad assumere un ruolo quasi marginale, tenendosi stretti tanti racconti, ma anche tanto quiete, silenzio, tempi e ritmi, quasi inusuali, per la frenesia cittadina, spettatore dei tempi che cambiano.

Commento 

L’autore sceglie un bianco e nero pacato, con poco contrasto, per narrare una sorta di passeggiata in uno dei quartieri più importanti di Cagliari, e lo fa con passo lento e occhio attento, ma senza impostazioni preconcette.

Realizza una serie di foto senza ricercare pulizia e precisione assolute, ma anzi “sporcando” le foto lasciando quegli elementi di disturbo che ogni visitatore del quartiere troverebbe davanti al proprio sguardo. Non nasconde nulla, Giorgio, e sceglie un tono diretto, immediato, senza fronzoli. Diventa un testimone, non soltanto uno spettatore, e sfrutta la fotocamera per acuire lo sguardo, non per cercare vanamente un’estetica “politicamente corretta”.

Ci sono foto che nella loro apparente banalità diventano invece esempi di una ricerca incisiva, tutta personale, mentre a sorreggere la struttura vediamo diverse foto giocate su un rigore teso a sottolineare la vitalità di questo luogo. Insieme, le foto restituiscono un racconto semplice, ma non per questo meno profondo.