E io pago!

Come fotografo ho sempre amato realizzare progetti e, ovviamente, pubblicarli. Non a caso di libri fotografici ne ho già pubblicati parecchi. Tuttavia mai, proprio mai, dopo aver fatto uscire la mia sudata pubblicazione ho avuto un risultato come quello che “Culturale Lab” sembra promettere ai fotografi. La piazza piena di gente e addirittura il sindaco che applaudono la fotografa che tiene alto il libro – si presume appena uscito – come se fosse la Coppa dei Campioni. In verità sia io che gli altri colleghi e amici che praticano la stessa attività (pubblicare libri) è gia tanto se riusciamo a fare delle presentazioni e a parlare del nostro progetto, magari ci fosse il sindaco ad applaudirci!

Va be’, si dirà, è solo promozione, anche se un po’ tende a ingannare, o almeno a illudere, il potenziale acquirente dei servizi promessi. Ma nel campo della fotografia, e presumo anche in quello della letteratura e della poesia e più in generale dell’arte, è tutto un proliferare di agenzie e siti che promettono meraviglie. Sarà che postando molto sul tema sono preso di mira dai “contenuti sponsorizzati”, però in questi ultimi mesi la faccenda si è fatta fastidiosa, per certi versi anche preoccupante.

 

Di siti che promettono vendite ce ne sono sempre stati e molti sono anche seri, basti pensare a Flickr, 500px o lo stesso Etsy. In passato, con alcuni siti britannici, sono riuscito a vendere delle stampe a prezzi niente male e debbo dire che è una bella sensazione sapere che le mie foto in questo momento sono appese in qualche casa in Gran Bretagna. Ma si è trattato comunque di episodi, direi irripetibili, a meno di non dedicare davvero molto tempo alla promozione. Da quel che ho visto a suo tempo ci sono fotografi (ma anche pittori e illustratori) che si dedicano quasi a tempo pieno alla vendita online attraverso queste piattaforme, anche se non so bene se riescano tutti a viverci. Alla fine quel che comunque occorre fare è crearsi un’ampia base di “follower”, inserire spesso nuove opere e così via: insomma il grosso del lavoro deve farlo l’autore, la piattaforma è di supporto.

Invece quel che mi colpisce di queste nuove proposte è come proclamino con una certa sicumera di poter garantire vendite di decine di opere o di poter esporre in prestigiose gallerie. Su SingulArt una pittrice dichiara di aver venduto 600 quadri. Sei-cen-to quadri!?

Verrebbe voglia di iscriversi subito, non è vero? La piattaforma francese richiede dal 30 al 50% di commissioni, in pratica metà del guadagno va a loro e le spese di spedizione (onerose se si devono spedire opere piuttosto grandi all’estero) sono a carico dell’artista. Già questo fa scendere un po’ l’entusiasmo, in compenso il sito prevede un processo di selezione e curatela, il che non è cosa comune. Va bene, dài, entriamo nella galleria dedicata alla Fotografia sul sito, ci saranno foto fantastiche e originali, sicuro.

Ecco, no. Il problema con piattaforme come SingulArt è che c’è un po’ di tutto, mischiato: foto fatte o ritoccate con l’AI, foto di paesaggio, nudo e ritratto, o still lifes, in bianco e nero e a colori, quadrate, orizzontali, verticali, panoramiche. Gira un po’ la testa. Eppoi foto molto creative accanto a foto ben fatte, professionali, ma di certo non particolarmente originali. Che confusione. Ma venderanno? Diamine, quanta gente ci sarà che visita dei siti per acquistare opere d’arte di autori sconosciuti, e fotografie poi? Oltretutto i prezzi sono alti: ad esempio 870 € per una stampa 35×50 cm, un 70×100 cm supera i 2000 €. Ho fatto una ricerca su vari fotografi presenti nella piattaforma e risulta in effetti che alcuni abbiano venduto… qualcosa. Va meglio per i pittori, però.

Le stesse considerazioni valgono per siti come Printumo (che funziona più come servizio stampa delle opere caricate sulla piattaforma) o ArtHelper (che serve soprattutto ad avere un sito dove mostrare e vendere i propri capolavori, ma con un aspetto complessivo che ricorda Instagram).

Ma il sito più insistente (come promozione) è ArtsStoreFronts, che garantisce molteplici vendite e un’assistenza di tipo Premium. Lo credo, considerando che per iscriversi possono volerci anche 3000 €! La cifra esatta dipende dal tipo di servizio richiesto e dalle nostre necessità, ma resta un investimento importante. Certo, intanto puoi crearti un sito gratis per fare la prova, ma poi la “botta” arriva e decidere se passare di livello o meno può essere complicato. Promettono meraviglie, ma chissà?

Intanto, con questa breve rassegna, a volo d’uccello e affatto esaustiva, spero di aver reso l’idea di come si muova questo strano mondo, che nasce e cresce online e si alimenta di due pulsioni contrapposte ma interconnesse: da un lato i fotografi (e gli artisti in generale) che vorrebbero solo vivere del proprio lavoro vendendo stampe a tutto spiano, dall’altra società che avendo annusato l’aria si sono gettate nel business. Chi ci guadagna?

Non lo so, è parecchio che non mi cimento nel “perdere tempo” a gestire la vendita online di stampe: in passato l’ho fatto, come detto anche con qualche vendita, ma di fatto senza che questo aiutasse la mia carriera (infatti poi ho lasciato perdere) e anzi con l’impressione che alla fine fossero appunto i siti a guadagnarci, grazie ai servizi offerti (molti, ad esempio, offrono il servizio di print on demand) e al fatto che potendo contare su grandi numeri (le migliaia di amatori che inseriscono le proprie immagini) alla fine le entrate (per loro) sono garantite.

Dunque trai pure le tue conclusioni. E se decidi di provarci – magari con uno dei siti gratuiti – fammi sapere com’è andata, che in futuro potrei scrivere un post di aggiornamento. E poi non è escluso che anche io decida di riprovarci, chissà…

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